Non importa di che sport siate appassionati: da sempre, in Italia, si parla di impianti sportivi solo quanto ci sono delle elezioni o delle necessità impossibili da continuare a ignorare. In tutto il resto del tempo, i cantieri o addirittura i progetti restano fermi, con pochissime eccezioni che purtroppo non cambiano la realtà dei fatti. Ma come mai?
Gli stadi più grandi sono molto vecchi
Guardando ai 10 stadi più grandi d’Italia, listati nella tabella sotto, emerge subito un dato: 8 su 10 hanno più di 30 anni, 6 su 10 hanno più di 50 anni, e ben 4 su 10 hanno circa cent’anni (Meazza, Artemio Franchi, Luigi Ferraris, Dall’Ara). Certo hanno avuto adeguamenti nel corso degli anni e non sono più stadi di inizio novecento, ma si tratta di impianti vecchi con strutture che sono sempre più difficili da adeguare ai tempi e alle normative. Un po’ come quando si decide di mettere il wi-fi a casa della nonna e si scopre che le pareti non permettono al segnale di passare, non esiste una presa vicina, non arriva la fibra ottica, e per fare tutto questo bisognerebbe rifare metà dei muri. Si finisce a chiedersi se valga la pena, o se si possa tirare avanti un altro anno senza.
| Stadio | Città | Capienza | Anno Costruzione | Ultimo Aggiornamento |
|---|---|---|---|---|
| Giuseppe Meazza (San Siro) | Milano | 75.817 | 1926 | 2015–2020 (adeguamenti UEFA) |
| Stadio Olimpico | Roma | 70.634 | 1953 | 2021 (adeguamenti Euro 2020) |
| Stadio San Nicola | Bari | 58.270 | 1990 | 2022–2023 (sostituzione coperture) |
| Diego Armando Maradona | Napoli | 54.726 | 1959 | 2019 (restyling Universiadi) |
| Artemio Franchi | Firenze | 43.147 | 1931 | 2024 (avvio nuovo restyling) |
| Allianz Stadium | Torino | 41.507 | 2011 | 2023 (aggiornamenti tecnologici) |
| Franco Scoglio (San Filippo) | Messina | 38.722 | 2004 | 2021 (manutenzione straordinaria) |
| Stadio Arechi | Salerno | 37.180 | 1990 | 2019 (adeguamento Universiadi) |
| Luigi Ferraris (Marassi) | Genova | 36.599 | 1911 | 2019–2020 (ammodernamento tribune) |
| Renato Dall’Ara | Bologna | 36.462 | 1927 | 2018 (riqualificazione settori) |
* Nota: La capienza omologata per gli eventi sportivi può subire lievi variazioni in base ai criteri di sicurezza e ai settori aperti.
Italia 90: l’ultimo grande “update” di sistema
Per i Mondiali di Italia ’90 vennero impiegati 12 impianti: dieci furono ampiamente ristrutturati, tra cui Milano (con il terzo anello del Giuseppe Meazza), Roma (l’Olimpico quasi totalmente ricostruito), Napoli, Genova, Firenze, Verona, Udine, Cagliari, Palermo e Bologna. Due furono realizzati da zero, ossia lo Stadio San Nicola di Bari e lo Stadio Delle Alpi di Torino. La gran parte di queste strutture è ancora in funzione, seppur visibilmente invecchiata e bisognosa di continui restyling, mentre il Sant’Elia di Cagliari è stato dismesso nel 2017 in attesa di demolizione, e il Delle Alpi di Torino è l’unico stadio del lotto ad essere stato completamente demolito (2009-2012) per fare spazio al moderno Allianz Stadium della Juventus. L’intera operazione scatenò un’ondata imponente di polemiche legate alla lievitazione dei costi (con la spesa complessiva per gli impianti passata da un preventivo di circa 250 miliardi di lire ad oltre 1.200 miliardi), ai ritardi nei cantieri, alle deroghe sugli appalti senza gara e alla realizzazione di grandi opere accessorie come la nuova sede della società, il centro commerciale Area 12 e il J-hotel.
A differenza di altri club, la cui posizione politica ed economica verrà analizzata in seguito, la Juventus ha potuto sfruttare una leva strategica unica: il profondo radicamento industriale e sociale garantito dal legame con la FIAT, con Stellantis, con la Stampa e così via. Grazie a questo peso specifico all’interno del tessuto socio-economico del Paese e della città di Torino, il club bianconero riuscì a strappare un accordo particolarmente vantaggioso, unendolo a una riqualificazione urbana di un’area periferica.
Rimane il fatto che dopo Italia ’90 non abbiamo avuto altri update sistematici della nostra impiantistica per sport su prato come calcio e rugby. Un caso emblematico è quello che riguarda il nuovo stadio di Firenze. Il defunto presidente Rocco Commisso aveva proposto di ricostruire l’Artemio Franchi o di costruire uno nuovo impianto a proprie spese, ma si è sempre dovuto scontrare con il parere negativo della Soprintendenza che tutela l’opera di Pier Luigi Nervi come monumento storico. Per evitare i vincoli cittadini, Commisso aveva scelto di guardare a Campi Bisenzio in provincia di Firenze per edificare un impianto senza interferenze, ma l’intervento della politica ha bloccato definitivamente anche questa possibilità.
Nel frattempo, la Roma e la Lazio continuano a non trovare un modo di rifarsi la casa. Inter e Milan si sono accordate su un progetto per rifare il Meazza ma sarà pronto per Euro 2032 (se tutto va bene). Gli unici ad esserci riusciti sono stati la Juventus con l’Allianz Stadium e l’Udinese con la Dacia Arena. Lo Stadio Delle Alpi, tra l’altro, opera imponente per Italia ’90, è già stato demolito per far posto proprio al nuovo stadio della Juventus.

Quanto costa rifare uno stadio internazionale?
Vediamo il caso del Meazza a San Siro, per il quale si son fatte moltissime proposte negli anni, tra cui restyling, abbattimento e nuovi impianti in altri quartieri, ma che ancora non sembra voler cedere il passo a un impianto nuovo. Io, tra l’altro, sono parte del partito che considera San Siro il più bello stadio in cui abbia mai visto delle partite, e che vorrebbe vederlo durare 100 anni ancora. Ma questo è un altro discorso. Il remake del Meazza è senza dubbio l’operazione più cara fra quelle che potremmo listare come esempio. Vuoi perché è grande, vuoi perché è Milano, difficile immaginare un’operazione di ristrutturazione / rigenerazione dell’impianto sportivo più cara di questa. Ci dà, dunque, un tetto massimo su cui proiettare le nostre idee.
L’acquisizione dei 280,000 metri quadrati dell’area urbana da sola costerebbe fra i 150 e i 200 miloni di euro. La demolizione dello stadio esistente si aggirerebbe invece intorno ai 100-150 milioni. Per costruire un impianto da 70,000 posti capace di ospitare le principali partite di Inter, Milan, Nazionale di calcio e di rugby, e in generale per essere un polo di riferimento sportivo per il paese, si parla di almeno 700 milioni di euro. Ci sarebbe poi da tener da conto anche il rapporto con l’area circostante. Uno stadio di epoca moderna non solo deve essere costruito e pensato perché sia un esempio in termini di consumi e tecnologia, ma deve sapersi calare nella realtà che lo circonda 365 giorni all’anno divenendo sostanzialmente indipendente dagli eventi sportivi. Il rapporto con il quartiere, poi, non si limiterebbe ad un nuovo stadio in un vecchio quartiere. Il comune e la provincia dovrebbero accollarsi insieme ad eventuali investitori privati la riqualificazione di tutta l’area circostante, la costruzione di nuove arterie autostradali e nuovi parcheggi, l’allungamento delle linee della metropolitana e maggiore sicurezza per assicurarsi di massimizzare profitti e benefici di uno stadio nuovo a Milano. Nella proposta del Nuovo San Siro accettata da Milan e Inter, si parla di circa 1,3 miliardi di euro di progetto.
E siamo ancora alla fase di approvazione. È stato votato (24 sì, 20 no) e dovrebbe essere pronto per il 2031, in tempo per Euro 2032, ma non c’è certezza di cosa sarà della Scala del Calcio fra il 2026 e il 2030. La sensazione è che i costi saranno maggiori, i tempi strettissimi, e qualche compromesso andrà fatto.

Quali sono i parametri di World Rugby?
Ho fatto lo sforzo di riassumere i parametri di World Rugby in una tabella da consultare qui sotto, per renderli più chiari. Mi permetto di fare però un appunto: non sono sicuro che siano tutti. Si tratta di tantissimi criteri ma molto permissivi dato che definiscono intervalli ampi in cui muoversi. Per esempio, l’area di meta può variare in profondità da 6 a 22 metri, una differenza abbastanza marcata. Chiunque abbia visto una partita di Northampton e una partita dell’Italia all’Olimpico si sarà sicuramente accorto della differenza della dimensione delle aree di meta di questi due stadi. Entrambi sono regolamentari. Per questo motivo, i limiti imposti dal campo e le sue dimensioni non sono il reale problema dei nostri impianti. I reali problemi entrano quando si parla di televisione, illuminazione, e rispetto di determinate norme a livello di spogliatoi e infrastruttura.
| Categoria | Parametro | Specifica / Valore Richiesto | Note & Regole |
|---|---|---|---|
| Dimensioni Campo | Campo da gioco (Field of Play) | Lunghezza: 94 – 100 m Larghezza: 68 – 70 m | Misurato da linea di meta a linea di meta (escluse aree di meta). |
| Area di Meta (In-Goal) | Profondità: 6 – 22 m | Spazio fondamentale dietro i pali dove si schiaccia la palla. | |
| Lunghezza Totale Impianto | 106 – 144 m | Comprensivo di campo da gioco + entrambe le aree di meta. | |
| Sicurezza & Margini | Fascia di Sicurezza (Run-offs) | Minimo 3,5 m (consigliato 5 m) | Spazio privo di ostacoli rigidi (muretti, fossati) attorno alle linee esterne. |
| Protezione Pali | Altezza minima 1,5 m | Imbottitura morbida di sicurezza avvolta sui pali di meta. | |
| Superficie | Tipo di Manto | Erba naturale o Sintetico Omologato | I campi sintetici devono rispettare la norma World Rugby Regulation 22. |
| Attrezzature | Pali di Meta | Larghezza: 5,6 m Traversa: 3,0 m da terra Altezza: 3,4 m+ (cons. 13-17 m) | Dimensioni standard per porte da rugby internazionali. |
| Capienza & Eventi | Test Match Standard | 15.000 – 20.000+ posti | Per gare internazionali amichevoli o Autumn/Summer Series. |
| Sei Nazioni / Tier 1 | 30.000 – 50.000+ posti | Requisito organizzativo per biglietteria, hospitality VIP e media. | |
| Infrastrutture TV | Broadcast & Illuminazione | Standard HD/4K + alta intensità Lux | Fondamentale per l’uso della tecnologia TMO e la copertura TV globale. |
* Fonte dati: Regolamento Ufficiale World Rugby (Law 1 – The Ground) e linee guida per le competizioni d’élite.

Perché non si riesce a rifare il Flaminio?
Lo Stadio Flaminio di Roma, costruito per le Olimpiadi del 1960, e dotato di una piscina coperta al suo interno, è stato la vera “casa” del rugby italiano a partire dagli anni Sessanta e specialmente dal 2000, anno dell’ingresso dell’Italia nel Torneo del Sei Nazioni. Anche questo stadio, come l’Artemio Franchi di Firenze, è opera di Pier Luigi Nervi ed è considerato un’opera architettonica dal valore storico (e dunque, difficile da ritoccare). La sua limitata capienza (circa 24.000 posti) e l’assenza di adeguate coperture, settori hospitality e spazi commerciali hanno spinto la Federazione Italiana Rugby (FIR) a lasciarlo nel 2011 per trasferirsi al vicino e più grande Stadio Olimpico. Da allora, mentre il Sei Nazioni all’Olimpico è diventato tappa fissa di molti appassionati internazionali, lo stadio Flaminio è scivolato in uno stato di grave degrado e abbandono, diventando oggetto di numerosi progetti e proposte di riqualificazione, a tema rugby ma non solo. Finora, però, questi progetti sono sempre rimasti allo stadio di proposta e sono stati più funzionali a vincere votazioni ed elezioni, che effettivamente a cambiare lo stato delle cose.

Inizialmente la FIR ci provò, attorno al 2010, proponendo di ampliare il Flaminio a 40,000 posti con un progetto di ristrutturazione che venne bloccato per vincoli imposti dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Roma e dalla famiglia Nervi, la quale detiene i diritti d’autore sull’opera e che non ne desidera l’alterazione architettonica. Ci riprovò qualche anno dopo (2014) proponendo di renderlo un po’ la “Coverciano” del rugby italiano. Per i non appassionati di calcio, Coverciano è dove si allena la Nazionale, si preparano i tecnici, si fanno i corsi. Il polo di formazione dei calciatori. I costi elevati però furono un bloccante anche in quella circostanza.

Fra il 2020 e il 2025 varie proposte e studi sono stati fatti, tutti incentrati sul mantenere la dimensione attuale o ampliarla solo leggermente, per mantenere l’integrità dell’opera architettonica (che ha un valore elevato, in questo caso), ma al contempo metterlo a uso della comunità. Lo stadio Flaminio, infatti, si trova al centro del quartiere omonimo e occupa molto spazio senza servire una funzione. Lo stato di abbandono in cui versa è triste, e purtroppo per molti come noi che vanno a Roma per il Sei Nazioni, capita di passarci davanti andando a piedi all’Olimpico da Piazza del Popolo. Quasi come un promemoria. A mostrare il maggiore interesse per la struttura negli ultimi anni è stato Claudio Lotito, il presidente della società calcistica SS Lazio che vorrebbe lasciare lo Stadio Olimpico. Infatti è notizia di questi giorni che la Soprintendenza ai beni culturali di Roma, pur con prescrizioni, ha espresso un primo parere positivo alla riqualificazione dell’impianto progettato da Pier Luigi Nervi.
Riesce però difficile immaginare che lo stadio, qualora ottenesse una nuova vita sotto l’egida della Lazio, torni ad essere un patrimonio del rugby nostrano. I fattori bloccanti, in tutti questi anni, sono sempre stati stati il denaro e la politica. Rifare uno stadio costa tantissimo, e la certezza dei ricavi non è così ovvia. Un Flaminio rifatto come casa della FIR, della U20 e della femminile sarebbe fantastico sulla carta ma i ritorni economici si vedrebbero in tempi lontani. Un Flaminio ampliato non godrebbe del benestare di chi detiene i diritti d’autore dell’opera, e costerebbe il doppio. Un Flaminio in disuso non serve a nessuno, ma costa poco. Rifare uno stadio come il Flaminio è complicato, e servirà sicuramente l’intervento di qualcuno che oltre al lato economico veda anche qualche altro guadagno per la città e il quartiere circostante.

Il Sud ha gli stadi a norma, o vanno rifatti?
A quanto ci ha raccontato Marzio Innocenti in un’intervista passata durante la campagna elettorale, la richiesta di separare spogliatoi maschili e femminili, cosa che la maggior parte degli impianti in Italia non fa ancora, fu la ragione per cui non fu scelto nessuno stadio al Sud come terzo stadio per i test match autunnali. “È necessario avere spogliatoi divisi uomini/donne, oppure la sala stampa deve essere fatta in un determinato modo”. Sembra un problema risolvibile in uno stadio da più di 50,000 posti, soprattutto se c’è la collaborazione delle squadre di calcio che ce l’hanno in gestione o del comune. Vedendo gli impianti, sembra difficile pensare che servano grandi opere per metterli a norma, ma non avendo elementi pubblici per giudicare, mi limito a riportare quanto si è osservato durante gli anni.
L’ultimo test match al Sud che mi viene in mente è Italia-Fiji nel 2017 al Massimino di Catania, ma cercare altri test match al sud è talmente complicato che ci ho rinunciato. Io, perlomeno, non me ne ricordo e ho 36 anni. Qui sotto ho radunato gli stadi più grandi del Sud e delle isole, per provare a fare una stima di quali luoghi sarebbero i più indicati. Sebbene ci sia stato detto che nessuno abbia il 100% delle carte in regola per ospitare un test match, vien da chiedersi se uno stadio da 20,000 posti come quello che stanno costruendo a Venezia, e che ospiterà in futuro dei test match, non si potesse trovare anche al Sud.
| Stadio | Città | Regione | Capienza | Note e Utilizzo |
|---|---|---|---|---|
| Stadio San Nicola | Bari | Puglia | 58.270 | Progettato da Renzo Piano per Italia ’90. 3° stadio più grande d’Italia. |
| Diego Armando Maradona | Napoli | Campania | 54.726 | 4° stadio più grande d’Italia. Ha ospitato in passato Test Match di rugby. |
| Franco Scoglio (San Filippo) | Messina | Sicilia | 38.722 | Impianto più capiente della Sicilia e dell’area insulare. |
| Stadio Arechi | Salerno | Campania | 37.180 | Inaugurato nel 1990, è la casa della Salernitana. |
| Renzo Barbera (Favorita) | Palermo | Sicilia | 36.365 | Storico impianto palermitano, ristrutturato per Italia ’90. |
| Via del Mare | Lecce | Puglia | 31.550 | Sede delle partite casalinghe dell’U.S. Lecce. |
| Stadio Erasmo Iacovone | Taranto | Puglia | 27.584 | Tra i più grandi della regione, oggetto di piani di restyling. |
| Stadio Angelo Massimino | Catania | Sicilia | 20.200 | Storico impianto del Catania nel quartiere Cibali. |
| Stadio Ciro Vigorito | Benevento | Campania | 16.867 | Adeguato agli standard moderni per le stagioni in Serie A. |
| Unipol Domus | Cagliari | Sardegna | 16.416 | Struttura modulare provvisoria in attesa del nuovo stadio. |
* Classifica calcolata escludendo Roma e la regione Lazio.
Il caso a parte del Veneto: alcuni impianti si ammodernano
La regione del Leone è sicuramente la casa del rugby italiano in termini di interesse della gente, numero di iscritti e club, e partecipazione degli stessi ai livelli più alti del nostro sport. Negli ultimi due anni, in Veneto abbiamo visto un deciso sprint volto al miglioramento dell’impiantistica. Nel rugby URC, sono stati avviati i lavori di ristrutturazione dello stadio comunale di Monigo dove gioca il Benetton Rugby. I lavori includono una nuova tribuna fissa a sud del campo, che aggiunge circa 1500 posti ai 5000 esistenti, ricostruendo l’area biglietteria. Nel frattempo, a Mestre si sta costruendo lo stadio polivalente di calcio e rugby a fianco al palasport del basket nella zona denominata Bosco Dello Sport. La zona è ben connessa con aeroporto e autostrada, in futuro lo sarà con la linea ferroviaria, e lo stadio arriverà a ospitare 18500 persone a partire dall’autunno 2027. A Rovigo sono iniziati i lavori di ristrutturazione del Battaglini, che si rinominerà Arena Battaglini, e il cui obbiettivo a lungo termine sono i 7000 posti circa (attualmente 4200). A Vicenza, realtà che si sta consolidando in Serie A Élite, si stanno effettuando i lavori per aggiungere la copertura alla tribuna. Il rugby, insomma, si sta espandendo compatibilmente con le possibilità economiche, territoriali, e le proiezioni di crescita che i club si aspettano.

In conclusione: una questione di soldi o di volontà?
Partiamo dall’assunto più ovvio: rifare uno stadio costa molto. Chi ci mette quelle centinaia di milioni di euro deve vedere un ritorno economico in qualche modo, altrimenti difficilmente lo farà. Nessuno investe 500 milioni a fondo perduto. L’Italia, inoltre, non è un paese ricco come ci piace immaginarcelo. I dati OCSE dicono che mentre nel resto d’Europa i salari reali medio-annui crescono in modo corrispondente all’inflazione, in Italia no. Non sarà la classe media italiana che rifarà il Flaminio, ma è un indice del fatto che circola meno denaro del previsto. Questo si riflette anche fra i grandi investitori: se negli anni ’90 i Berlusconi e i Moratti potevano fare il bello e il cattivo tempo comprando il meglio del calcio mondiale, oggi non è piu così, quindi i soldi sono sicuramente il primo dei fattori limitanti.
Non sono, però, l’unico fattore. Molto spesso in Italia capita di trovarsi di fronte a bei progetti che avrebbero anche dei finanziatori, ma che vengono bloccati per divergenze d’opinione nei comitati che li gestiscono. Molto spesso sono divergenze d’opinione legittime, perché alcune necessità o diritti sono stati ignorati in fase di definizione. Come quando per rifare un’opera pubblica non si tiene conto del fatto che si dovrà espropriare del terreno a dei privati, o si dovrà abbattere qualcosa che ha un valore per la comunità (edifici, parchi, alberi, vie). Viaggiando in Europa spesso si corre il rischio – da italiani – di rimanere attoniti di fronte alla quantità di cambi urbani che si vedono, per esempio quando si torna in una città dopo qualche anno. Si scoprono grandi opere pubbliche, grandi cambiamenti, grandi ammodernamenti di impianti. Recentemente sono rimasto colpito positivamente da quanto Roma sia cambiata, probabilmente grazie alla lauta iniezione di fondi derivanti dal Giubileo e del PNRR. Se però è vero che sono arrivati tanti soldi, sono anche stati spesi abbastanza bene. Ad oggi Fiumicino è uno dei migliori aeroporti d’Europa, i mezzi pubblici sono migliorati, la città è diventata più “facile” da girare, pur avendo ampi margini di miglioramento. Gli impianti sportivi, per il momento, rimangono in attesa.