A metà settembre ci saranno le elezioni FIR per determinare chi sarà il nuovo presidente federale. I candidati sono il presidente uscente Marzio Innocenti, e gli sfidanti Massimo Giovanelli e Andrea Duodo. Abbiamo realizzato delle interviste con loro per permettere a tutti di capire meglio le loro idee per cambiare il rugby in Italia. Ecco quella con Marzio Innocenti.
Chi è Marzio Innocenti
Innocenti è il presidente FIR in carica. Nella vita è un medico specializzato in otorinolaringoiatria. Originario di Livorno, ha svolto la sua carriera nel rugby all’interno del Veneto giocando con il Petrarca e la nazionale negli anni ’80, culminando come capitano della nazionale nel mondiale 1987. Nel 2013 è stato eletto presidente del comitato regionale Veneto, e nel 2021 presidente della FIR. Al tempo della sua elezione proponeva un programma di cambiamento rispetto alla linea del presidente precedente (Alfredo Gavazzi), con l’obbiettivo di riportare i club al centro del discorso rugbistico. A queste elezioni, si presenta per dare continuità al suo programma.

Serie A Élite
Come pensi di rilanciare la serie A Élite?
Il discorso è molto complesso, tutto nasce dal fatto che questo consiglio federale aveva molta voglia di rilanciare il campionato, tanto è vero che lo avevamo inserito nell’alto livello ed è stata una cosa sbagliata perché l’alto livello è tutta un’altra cosa e le nostre squadre non ci sono neanche vicine all’alto livello. La voglia di portarceli c’era, abbiamo lavorato duramente e fatto più di 40 riunioni con i club per rilanciarlo e dargli più visibilità. Faccio presente che quando sono diventato presidente le partite si vedevano in streaming ognuna sul proprio canale, oggi si vede una partita a settimana sulla Rai e le finali in diretta in prima serata in date importanti come il 2 Giugno.
Abbiamo portato una persona stimata nel mondo dello sport come Marco Aloi per aiutarci nella parte commerciale e di marketing, ma è stato tutto inutile perché le società sono quelle che chiedono di rilanciare il campionato e poi sono loro le prime a non volerlo rilanciare, non c’è voglia di mettersi in discussione. È una cosa che si può superare, alcune di loro hanno cominciato a cambiare atteggiamento e sono certo che nei prossimi quattro anni troveremo la quadra.
In questo momento la richiesta di fare una lega trova la federazione aperta, io sono felice se viene fatta la lega, ma deve essere fatta nel modo corretto, si deve occupare della gestione del campionato, del reperimento delle risorse e della gestione di queste risorse oltre alla visibilità. Noi possiamo anche lasciargli il contratto che abbiamo fatto con la Rai, ma poi se lo devono gestire loro.
Io non vedo in questo momento l’organizzazione e la volontà di fare questo quindi aspetto, non è sicuramente una sciocchezza come quella di dire metto il logo sulle maglie “Serie A Élite” che cambia la situazione. Io sono certo e ho verificato che ci sono persone che hanno le idee molto chaire tra i presidente delle società della Serie A Élite e sono sicuro che prevarranno le loro visioni rispetto ad altre che sono un pò miopi e che non ci portano a niente.
Del resto non è vero che il campionato va rilanciato, il campionato va semplicemente riportato al suo livello che è quel livello del rugby italiano per fare la sua parte nel rugby italiano. I problemi sono cominciati nel momento in cui gli è stato chiesto di indirizzare i contributi che la federazione investe sul campionato, quindi quando gli è stato chiesto di fare le palestre in un certo modo, di rispettare l’accordo che era stato preso nel 2018 con il presidente Gavazzi sull’impiantistica e che non è mai stato rispettato. Abbiamo chiesto di dotare le squadre di GPS, abbiamo portato il TMO… tutte cose che erano secondo me corrette a fronte dell’investimento che la federazione e quindi il rugby italiano faceva sul campionato.
Penso sia un problema di non volere fare un passo avanti, io credo che questa riluttanza stia per cadere, anzi ne sono abbastanza certo, anche se non da parte di tutti. La federazione ha tutto l’interesse a far crescere questo campionato e tutto l’interesse a dare alle squadre del campionato la gestione e l’organizzazione, l’unica cosa che chiede indietro è che le squadre di Serie A Élite facciano la loro parte nel percorso di formazione dei giocatori italiani, cosa che non hanno fatto negli primi due anni e che hanno fatto parzialmente nell’ultimo anno.
In questa visione è prevista una serie cadetta a girone unico nazionale se le squadre hanno la disponibilità economica per farla?
Quest’anno c’è la serie A a girone unico su base meritocratica che è nazionale, ovviamente quando abbiamo parlato di criteri c’è stata esitazione da parte dei club, quindi la federazione ha dato criteri facili e fattibili e poi si vedrà nei prossimi anni. L’idea fra qualche anno di aver allargato la base dei club che possono ambire al massimo livello nazionale è il nostro obbiettivo. Aumentando la competitività, aumentava la performance dei giocatori e questo è stato dimostrato con la nazionale maggiore. Oggi abbiamo ad estremo Capuozzo, Pani, Trulla, Gallagher… in terza linea non ne parliamo abbiamo un’infinità di giocatori anche giovani. A mediano di mischia tutti dicono che siamo corti ma abbiamo Varney che sta crescendo, Page-Relo che fa quello che fa, Garbisi che ogni volta che entra segna, abbiamo Fusco e i ragazzi della u20. Questo aumento dei giocatori di qualità porta la nazionale a vincere.

La FIR con Aloi ha quindi cercato di dare degli standard minimi ai club per il rilancio del campionato, ma questo non ha funzionato. Se invece le direttive della FIR venissero rispettate, come vedresti il campionato da qui ai prossimi 4 anni?
Lo vedo con un numero di giocatori italiani sempre maggiore e un numero di stranieri minore, le società spero capiscano che devono concentrare gli investimenti su giocatori di qualità, quelli che ci possiamo permettere ovviamente perché il mercato di giocatori internazionale non ci permette di avere giocatori di prima fascia come avevamo un tempo, però si possono avere dei buoni giocatori che possono aiutare gli italiani a giocare meglio e crescere.
Vedo un aumento della qualità, faccio notare a tutti che il tanto bistrattato campionato di Serie A Élite a 9 che è stato criticato in tutti i modi per il semplice fatto che aveva 2 retrocessioni, ha fatto in modo che ogni partita della Serie A Élite della stagione passata è stata una partita interessante e combattuta, questo ha migliorato la qualità e me lo dicono tutti che le partite della scorsa stagione sono state molto più divertenti rispetto a quelle del passato. Certamente insieme all’auspicata lega delle società, quando ci sarà, spingeremo per questo, di aumentare la competitività del campionato con lo stimolo delle retrocessioni e la spinta dei premi per la vittoria.
Questo determina che nel marketing del campionato devono aumentare le entrate. Faccio presente che un’altra delle critiche che viene fatta alla federazione è che la federazione non fa fare le coppe alla Serie A Élite, ora io sorrido per non dire diversamente, a una cosa del genere. Intanto non è la federazione che fa fare le coppe europee, è un ente che si chiama EPCR e quando era ancora ERC ha cacciato le squadre italiane perché i risultati sportivi erano così modesti da non permettergli di partecipare a quel campionato. Inoltre in questo momento partecipare a quelle coppe è molto complicato, ad esempio Treviso che ha fatto il suo percorso in Challenge e ora partecipa alla Champions è molto preoccupata di questo, quindi con i budget della Serie A Élite mi sembra una follia dire che si vuole partecipare a quel tipo di coppe.
Però questo non è che non deve essere un obbiettivo delle squadre della serie A italiana, deve essere un obbiettivo con la strutturazione sempre maggiore del club verso l’alto livello, con dei criteri che non sono rispettati da nessuno in questo momento, ma sono criteri che si possono raggiungere e per farlo ci vuole un grosso impegno sia economico che di risorse umane. Quando i club della Serie A Élite decideranno che vogliono percorrere questa strada e credo che potrebbero farlo attirando investitori importanti come quelli che ha il basket, si potrà strutturare un percorso che ci porti verso quel tipo di livello. Se in un domani ci sarà una Serie A Élite a 10,12 o 14 squadre come il campionato francese che possono competere con le squadre francesi, inglesi e dell’URC, noi non avremo neanche più bisogno dell’URC. L’URC è il modo per continuare a sopravvivere ad altissimo livello con le nazionali, che l’Italia si è dato non potendo avere un campionato all’altezza.
Il TOP14 è il TOP14 anche perché il rugby è diventato uno degli sport più popolari in Francia, mentre in Italia sappiamo che non siamo uno degli sport più popolari al momento, basta vedere la Serie A Élite che è seguita da poche persone con gli stadi spesso vuoti. Come pensate di dare più visibilità al campionato oltre alla partita sulla Rai? Ci sono delle azioni concrete che volete attuare per quanto riguarda le campagne di marketing?
Penso che come tutti gli italiani, avete sentito quello che ha detto Julio Velasco quando ha vinto le olimpiadi, cioè noi guardiamo quello che non c’è invece di quello che c’è. La tua domanda comincia proprio in quel modo, è vero che non siamo popolari quanto il rugby in Francia, ma il fatto di dire che il rugby non sia uno sport che abbia una penetrazione nella nosta cultura sociale è sbagliato. Io ovunque vado, anche all’estero, mi sento dire che il rugby sta crescendo tantissimo e a livello di istituzioni sportive e non solo. In questo momento è considerato una delle prime federazioni sportive in Italia, per cui non sono totalmente d’accordo.
Poi se si pensa che la vera popolarità di uno sport in un paese sia la serie A di calcio, scordiamocela, il campionato italiano di rugby non è che sia seguito meno di quanto è seguito quello scozzese. Io credo che l’unica maniera che abbiamo di portare il campionato italiano ad essere popolare e importante sia seguire quello che fa la Francia che ha gente come Altrad e Lorenzetti che investono 30,40,50, 60 milioni di euro e portano al campionato francese tutti i giocatori migliori, la popolarità cresce rapidissimamente in quel modo. Possiamo farlo? Non credo. L’altro modo in cui la federazione può aiutare il campionato è quello che stiamo facendo, quando l’Italia batte il Galles e la Scozia al 6 Nazioni, per un piccolo periodo il rugby diventa lo sport più popolare.
Questo aiuta anche i club, quando vado in giro e sento i presidenti dei club mi dicono che è più facile parlare di rugby e più facile far venire i bambini a giocare ed è vero, è lo sport, guardate il tennis con Sinner, Berettini, con le due ragazze che hanno vinto le olimpiadi e tutti vogliono giocare a tennis. Io torno all’inizio e non sono così negativo, poi per carità voi mi direte tu sei il presidente federale per forza devi esserlo, in realtà cerco di essere sempre obbiettivo nelle cose che faccio, direi che non è messo così male il rugby. Cosa dovrebbe dire la pallavolo? Ora hanno vinto le ragazze e vediamo che succede, ma una volta che finiscono i mondiali, una volta che finiscono le olimpiadi, sparisce come tutti gli altri sport perché in Italia vige il calcio. Se tutte le società di Serie A Élite si mettono d’accordo per remare nella stessa direzione, aumentando la qualità e aumentando anche i ritorni per poter riportare in Italia qualche giocatore che richiami l’attenzione dei media, allora si può migliorare. Ora pensare che il campionato italiano così come è strutturato adesso possa competere con la Francia, non è facile.

La domanda era relativa a quali sono i prossimi passi per dare più visibilità al campionato, perché spesso vediamo stadi praticamente vuoti, cosa avete in mente per i prossimi anni?
Noi francamente come federazione abbiamo dotato la Serie A Élite di una struttura che si occupa di marketing per aumentare le risorse, aver messo a disposizione la nostra struttura di comunicazione per far capire ai club che la partita non può essere solo la partita, ma deve necessariamente essere una sorta di evento se vuole richiamare le persone. Non va più nessuno a vedere “la partita”, va a vedere la partita perché c’è un prima e dopo. Quello che continuiamo a dire, ma che nessuno vuole prendere in considerazione, è che portare i giocatori della propria giovanile porta pubblico. Quelle che sono le cose concrete che dovrebbero fare i club, anche io sono d’accordo di fare una lega, ma che per poi discutere ragionevolmente di queste cose insieme. Poi chi va in stadi in cui si sta malissimo, dove non c’è nulla e se vuoi prendere un caffè te lo sogni, dove ci sono i gradoni scomodissimi e si vede pure male. Ora non voglio fare esempi, altrimenti poi sembra che ce l’ho con loro, però in questo momento state sicuramente pensando a quei 4-5 campi della Serie A Élite che non sono proprio quelli che attirano pubblico…
Vicenza ultima arrivata ha fatto i passi più grandi rispetto alle altre. Ora che viene fatta la copertura diventa un campo che rispetta quei criteri che erano stati firmati nel 2018, alcuni di coloro che avevano firmato quegli accordi fatti con il mio predecessore non hanno mosso un dito e continuano a chiedere le deroghe. La cosa divertente è che poi quando le deroghe, per carità di patria, vengono concesse, c’è sempre il fenomeno tra di loro che critica perché noi diamo le deroghe.
Quali sono quindi i criteri dell’accordo firmato dai club nel 2018?
L’accordo sull’impiantistica prevedeva che ci fossero 1500 posti di cui la metà coperti, la sala medica, la sala stampa, linea wifi, la vicinanza con un aeroporto e il parcheggio in un certo modo. Quelli che noi abbiamo messo e che hanno creato tutta la protesta, sono stati di chiedere che le palestre del TOP10 fossero fatte con i criteri dell’alto livello dettati da Franco Smith, che tutte le squadre fossero dotate di GPS, che ci fosse una struttura medica fissa. Quando sono diventato presidente, c’erano ancora squadre che facevano la partita con il medico a prestazione e durante la settimana i giocatori erano seguiti dal loro medico di base. Altri criteri erano il TMO e il direttore tecnico. Quello dell’impiantistica, ad oggi, non è stato rispettato tanto è vero che anche quest’anno abbiamo dato la deroga a richiesta, questo gruppo di squadre che una volta si chiama lega e una volta associazione ha mandato una richiesta in cui chiedeva di giocare il sabato, di avere le deroghe per i campi e altre cose, però gli è stato detto che in due anni questa cosa andava risolta, vediamo cosa succede, ma credo se in 2 anni non verrà rispettata questa cosa, si farà quello che correttamente si fa quando non vengono rispettate le regole, qualcuno farà un passo indietro e andrà in un altro campionato.
C’è un qualche meccanismo o incentivo che aiuti le società ad occuparsi delle migliorie richieste?
La Federazione ha dato per anni 160k € e anche di più all’anno per le società di alto livello e credo che abbia fatto la sua parte, non deve essere continuata ad essere considerata una sorta di bancomat per le società, sono quasi 800 le società in Italia, se la federazione dovesse dare qualcosa a tutti quanti dovrebbe avere un budget di 400 milioni di euro, questa è la situazione. I club vogliono giustamente valorizzare il campionato, se tu vuoi migliorare la tua società cosa fai? Fai dei corsi, investi. Vogliono crescere? Sono contento, vogliono investire? no. È una contraddizione in termini, quando parlo con alcune delle squadre della Serie A Élite trasecolo, mi vengono dette delle cose e un attimo dopo l’esatto contrario. Molto complicato fare il presidente federale italiano almeno per quanta riguarda questa parte. Io l’ho sempre detto, il presidente federale deve avere l’alzheimer selettivo, deve dimenticarsi immediatemente quello che gli viene detto per andare avanti. A volte faccio finta di dimenticarmi, ma poi quando sono per conto mio e ci penso dico… mah va be dai, andiamo in un campo pericolissimo questo, per cui lasciamo perdere.

Sud italia
Parliamo di Sud Italia, vorremmo capire quanto è stato fatto rispetto al programma da voi presentato alle scorse elezioni e cosa è in programma per il progetto sud?
Innanzittutto vorrei far presente a tutti quelli che dicono che non è stato fatto niente che la federazione che io ho presieduto ha messo dei soldi veri nel progetto sud, 600,000 € per 2 anni di seguito. Prima di me non ci aveva messo un soldo vero, nessuno. Per cui anche questo va chiarito, perché poi nella massa infita di bugie che girano nel rugby italiano, questa è una. Come sono stati utilizzati? in tanti modi, è stata fatta una collaborazione con il gruppo della polizia di stato per portare la conoscenza del rugby nelle scuole ovunque ci siano reparti mobili. Quello che è stato realmente fatto, oltre a rimettere in moto le società e la loro organizzazione, è stata una continua ricerca di dove poter fare avere impianti ai club, ed aiutare a rendere le strutture ed i rapporti con le amministrazioni locali migliori e più solidi.
Io ho incontrato tantissimi amminastrori del Sud, se vuoi i risultati sono per esempio il campo di Librino dove abbiamo completato l’opera che era ferma da 3 anni in comune, o il Paolone che è stato ristruttato completamente e ripartirà con le due squadre Amatori di Catania. A Palermo abbiamo il campo Onorato in attesa che il Malvagno venga ristrutturato. A Caltanissetta abbiamo trovato il modo di rendere il campo agibile sia per il calcio che per il rugby, ora in mano al Nissa di Caltanissetta, che è una società in crescita. Anche a Bisceglie abbiamo aiutato i Messapi, e tanti altri.
In questa prima fase volevamo trovare campi e strutture, ed ora ne abbiamo trovati. A Napoli il Collana è disponibile per il rugby e ci chiedono di portarci il rugby. La seconda fase prevede di portare i ragazzi al campo, anche quelli raggiunti dal progetto Fiamme Oro dalla scuola. Questo è quello che faremo con la commissione sud che verrà finanziata nei prossimi anni, lo ripeto, può disturbare quelli che mettono in giro bugie, ma noi i soldi li abbiamo messi sul serio, uno può dire sono pochi, ok d’accordo erano quelli che avevamo, però soldi veri, non come quelli del monopoli che sono girati a lungo nel rugby italiano.
Cosa pensi di fare per portare le partite della nazionale o delle varie nazionali al Sud?
Innanzitutto bisogna trovare degli stadi che siano adeguati agli standard di World Rugby. Per fare i Test Match ci sono infatti dei criteri strettissimi – un esempio: è necessario avere spogliatoi divisi uomini/donne, oppure la sala stampa deve essere fatta in un determinato modo e le dimensioni dei campi non sono più derogabili. Quindi gli impianti con le caratteristiche giuste sono pochi in tutta Italia, poi è difficile che vengano concessi dalle amministrazioni, come per esempio il Maradona di Napoli, non te lo danno assolutamente. Già il San Nicola di Bari forse sarebbe già più fattibile, sarebbe da lavorarci molto. In questo momento stiamo già lavorando con Genova per risolvere tutti i problemi; Milano per esempio ci è stato negato per gli All Blacks per due volte per volere delle due squadre di calcio. Sulle squadre giovanili i criteri sono meno stringenti, abbiamo giocato a Napoli con l’u19 l’anno scorso, torneremo a Napoli ora che c’è anche il Collana. Un altro discorso è quello della capienza, ci sono state infatti lamentele per il match con gli All Blacks, certo, perché lo stadio di Torino ha 40k spettatori. In Italia non abbiamo molti stadi con più di 60k spettatori; ci sono San Siro, Maradona e l’Olimpico di Roma. La volontà di portare la nazionale al sud c’è, ma è davvero difficile trovare un impianto, ed il San Nicola di Bari potrebbe essere un buon candidato, così come forse il Sant’Elia di Cagliari. Il Massimino a Catania è fuori dai criteri di World Rugby.

Accademie e territorio
Sei favorevole all’aggregazione di realtà all’interno di una stessa città, come potrebbe essere a Catania con Amatori e CUS o pensi sia meglio avere più società sparse?
La mia FIR è favorevole all’aggregazione, abbiamo sempre cercato di unirli nel lavoro. Ad esempio i poli, nessuno ha capito benissimo cosa sono i poli. I poli sono stati creati per fare sì che i club lavorino insieme. Nel bresciano c’è stata molta voglia di creare il polo e lavorare insieme, più che a livello societario, a livello di cooperazione. Questo succede nel TOP14, in campo c’è rivalità ma poi quando c’è da discutere cose che interessano a tutti, si rema verso lo stesso obbiettivo. Con i poli continueremo a lavorare grazie anche a Vittoria Assicurazioni che ha subito sposato la mia idea di spingere sulla formazione con i poli Vittoria, il prossimo anno aumenteranno per dare spinta all’aggregazione. In una città d’Italia i due club più importanti non volevano assolutamente lavorare insieme, tutti e due hanno fatto la stessa domanda: “a chi va il polo”? A nessuno dei due. Ad oggi non c’è un polo e questa è una cosa che mi dispiace molto. Sì nel lavorare assieme, sì nel ridurre le frizioni tra le società, ma no alle aggregazioni perché poi c’è il rischio che avvenga l’allontanamento di uno dei nuclei. Più società ci sono, meglio è per farsi conoscere sul territorio.
Al momento quali poli sono in attività?
I poli finanziati anche da Vittoria Assicurazioni sono Treviso, Firenze, Padova; poi il prossimo anno aumenteranno, soprattutto al centro-sud, visto che comunque al nord alcuni club hanno delle buone strutture di formazione con cui collaboriamo. L’obbiettivo finale dei poli è quello di avere un centro di formazione in ogni club, che segui la linea d’azione della struttura tecnica federale.
Qual’è il percorso di formazione dell’atleta?
Un’atleta entra a far parte dei poli dai 15/16 anni, su indicazione dei tecnici dei club afferenti allo specifico polo, anche se inizialmente viene portata quasi tutta la rosa negli allenamenti congiunti. All’interno dei poli viene data prime nozioni di alimentazione, pesistica e tecnica. Tutte nozioni propedeutiche ad un eventuale percorso all’interno di un’accademia.
Quindi uscito da un polo la speranza di un giocatore è quello di entrare in una squadra di Serie A Élite o in una delle accademie delle franchigie?
Esatto, l’idea futura all’interno del gruppo capitanato da Fernandez, Daniele Pacini, Di Giandomenico e Zaffiri, è quella di creare di nuovo un’unica accademia nazionale facendo invece restare giocatori con interesse e livello già URC nelle franchigie che partecipano appunto all’URC. L’idea per i giocatori accademici è quello di farli giocare ad alto livello, o Serie A Élite, anche se questo creerà problemi enormi con le altre squadre di Serie A Élite, o ad una competizione europea di medio livello come quella che facevano i Black Lion, oppure un’eventuale campionato di franchigie U23. Prima di fare un’accademia simile è quindi necessario identificare la competizione a cui parteciperà poi la squadra.
Quando parliamo di accademia nazionale unica parliamo di u20 o u23?
Considera che gli u20 partecipano al campionato del mondo quindi hanno meno disponibilità durante la stagione, quindi aspetto di avere l’indicazione da parte della struttura tecnica.
A cosa ha portato la collaborazione con la Federazione Italiana Giuoco Calcio che era stata avviata?
Il rapporto con la FIGC è ottimo a livello dirigenziale, ci si aiuta quando è possibile all’interno del CONI e Sport e Salute. La collaborazione tra club di rugby e club di calcio invece non è stata positiva, la diffidenza che c’è tra i club dei due sport a livello di periferia ha frenato molto lo sviluppo di questa idea. In Italia è evidente che questi due popoli non vogliano integrarsi tra di loro, forse anche per vecchi modi di raccontare il rugby. In alcuni casi è stato possibile come a Campo San Piero, i due presidenti erano a scuola insieme e forse questo ha aiutato.
Ripercorriamo dunque insieme il percorso formativo completo di un atleta
Noi abbiamo i centri di formazione permanente, ce n’è uno a Treviso, uno a Milano e uno a Roma. Qui i ragazzi selezionati passano al percorso successivo che è quello delle accademie, gli altri vengono rilasciati ai club. Quelle delle accademie, finito il terzo ciclo, alcuni restano perché prendono un contratto da professionista, altri vengono lasciati alle società di Serie A Élite ma noi continuiamo a seguirli. Però vorrei dire una cosa, perché ci sono le bugie elettorali e poi ci sono le bugie nelle strutture, ne tolgo una: a volte viene utilizzato per invogliare un giocatore ad andare da una parte all’altra dire “guarda che se non giochi con certe squadre non verrai preso in considerazione per le nazionali, se non sei nel centro di formazione non verrai preso in considerazione per la nazionale”, ecco non è così. Il campionato u18 Élite, che è un campionato importante, forse il migliore che abbiamo in giro per l’Italia, presenta ogni domenica giocatori di qualità. Alcuni sono al centro di formazione permanente, altri in club più o meno importanti, ma noi con i tecnici e con gli scout teniamo sott’occhio tutti, quindi i ragazzi devono stare tranquilli. Se uno è forte può andare in nazionale u18 o u20 anche se viene da club meno blasonati. Un tempo questo veniva utilizzato per togliere giocatori a squadre importanti e oggi sono diventati ai vertici loro per cui è difficile dirlo, faccio un nome per tutti, la rugby experience de l’Aquila.
Ora è più chiaro, è che ci sono talmente tante versioni di questo percorso che è difficile da capire dall’esterno
Io ho una grossa difficoltà, sono il presidente federale però sono uno a cui piace tantissimo il rugby, per cui su tutto quello che riguarda il rugby italiano io francamente so tutto, nel senso che conosco tutto quello che è stato fatto, i presidenti, i club, i campi, Ogni volta che qualcuno dice una balla, potrei dire “eh no, ti spiego perché no”, ma può farlo il presidente federale? No. Può il presidente federale andare a discutere ai livelli in cui stiamo discutendo questi giorni? No. Non stiamo dando una bellissima immagine di noi, credo che si noti che io non rispondo mai a niente, io sto zitto perché se mi ci metto pure io diventa una cosa terribile.
Le balle ci sono, ad oggi ho sentito delle cose anche da giocatori che sono stati importanti della nostra storia che ci metterei un secondo a dire “perché stai dicendo questo?” ma evitiamo. Sulla formazione, quando sento dire che l’abbiamo smantellata, noi non solo non l’abbiamo smantellata, l’abbiamo migliorata. Primo perché abbiamo riportato i club con i poli dentro la formazione, secondo perché abbiamo fatto la transizione. Ma quante volte abbiamo detto che i nostri giocatori erano bravi fino ai 18 o 20 anni e poi sparivano? Ci credo li mandavi a giocare in serie A, con tutto il rispetto per la serie A ma non è quello il percorso. Oggi si allenano con le squadre dell’URC e fanno il campionato del mondo, gli abbiamo fatto fare le partite contro l’Irlanda. Giulio Marini è stato visto lì, io per primo finito la partita ho chiesto “ma quello chi è che non l’ho mai visto?” la stessa cosa me l’ha chiesta German Fernandez. Giulio Marini sarà il giocatore che quest’anno ci farà vedere cosa vuol dire aver fatto la transizione. Quando vengo accusato di aver smantellato il sistema delle accademie… lì si che mi piacerebbe urlare “quanto siete bugiardi”, sto zitto, però non è così.
Io riconosco il merito dei miei predecessori, certo sono stati bravi, anche Dondi che l’ha fatto per primo il discorso delle accademie, solo che poi si sono fatti convincere da consigliere sbagliati di dover chiudere, chiudere, chiudere, questa era la fissazione di Aboud, eh no, il movimento poi si secca, se mi chiedi di reclutare giocatori e poi me li togli e non vuoi sapere più nulla di loro, il sistema si secca e io questo non lo volevo. Però è stato fatto bene e i giocatori che abbiamo oggi sono stati formati anche da quel sistema, poi quello che è stato fatto in questi 3 anni per non perdere questi giocatori… vi faccio immaginare quello che sarebbe successo i giorno dopo Georgia – Italia se facevamo come si fa sempre in Italia quando le cose vanno male, “ma quello non vale nulla” ecc. Questo lo rivendico.

Sviluppo del femminile e del Sevens
Parliamo di nazionale femminile, come pensate di valorizzare il rugby femminile in Italia?
Come abbiamo fatto fino ad adesso, noi siamo una union di riferimento e ci ha aiutato tantissimo quando le cose andavano male con la maschile, è una cosa a cui teniamo e per quanto riguarda la valorizzazione torno al discorso di Velasco: tutti guardano a quello che manca e nessuno guarda quello che c’è. Faccio presente che fino a qualche anno fa non esistevano squadre [nazionali, ndr] femminili, ora abbiamo u16 e u18 di qualità, la u20 ha giocato benissimo e sono ragazze che sono state seguite nei loro percorsi federali.
Faccio presente che con gli investimenti veri e non con i soldi del monopoli, abbiamo investito il triplo di quello che si investiva prima e abbiamo portato a 25 le borse di studio. Faccio presente che a fronte di questo investimento, dal rugby femminile arriva zero. L’unico sponsor era TikTok con una sponsorizzazione di 400k euro che facendo le ripartizioni, all’Italia arrivava poco o nulla. Poi sempre per le bugie che vengono messe in giro che dicono che investiamo troppo sul maschile, purtroppo la nazionale maschile senior è l’unico motivo per cui arriva il contributo economico a livello internazionale, il 65% arriva dalla nazionale maschile e non arriva nulla da quella femminile. Arrivano critiche che non sono ingenerose, sono stupide perché non si sa quello che c’è dietro.
Cosa pensate di fare per il 7s?
Tutti in Italia dicono che il 7s è importante, dobbiamo farlo perché ci sono le olimpiadi, un mese dopo le olimpiadi del 7s non interessa più niente a nessuno. Quando chiediamo ai club di fare un’attività 7s estiva con i ragazzi dai 14 anni in su, tutti chiudono gli impianti e non ci pensano neanche, quindi prima o poi bisognerà deciderla di imporla. Il 7s è utilissimo per alcune skills come attaccare in parità numerica, pensiamo alla nostra u20 che quando si trova la difesa schierata si trova in difficoltà.
Per il 7s di alto livello, dobbiamo togliere quella contraddizione che gira nel rugby italiano che rugby a 15 e rugby a 7s sono sport complementari, sono due sport totalmente diversi. il giocatore a 15 adattato al 7s non serve più di tanto. Dobbiamo strutturare una selezione rugby a 7 per arrivare alle olimpiadi con giocatori che con il rugby a 15 magari non hanno mai avuto a che fare, con gente dall’atletica. Fare questo costa tantissimo a livello di tecnici, basta vedere quello che ha fatto l’Irlanda.
Ora, considerando che l’unico motivo di critica nei miei confronti sono i bilanci, ditemi voi se è intelligente continuare a dire che è giusto investire nel 7s. Noi facciamo quello che è possibile fare. Con la polizia penitenziaria abbiamo un accordo per portare un numero di ragazze al 7s e vedremo se verrà costruita questa struttura se troveremo le risorse per il rugby a 7s per le olimpiadi. Il bilancio è quello, sono poco più di 40 milioni di euro. Questa è la mia risposta ed è la stessa che ho dato al presidente del CONI, se vorrà investire sul rugby a 7, la prima cosa che farò è trovare uno staff di livello.
Infatti dicono che il rugby a 7 sia un’occasione per gli atleti di altri sport per arrivare all’alto livello
Io quando vedo Stefano Mei scherzo sempre ma fino ad un certo punto, gli chiedo “perché non mi dai il quinto, sesto, settimo, ottavo dei campionati italiani sui 100m? Alle olimpiadi non ci andranno mai, in staffetta non ci andranno mai, probabilmente con noi potrebbero arrivarci”. Quando ci saranno le risorse metterò la federazione a fare volantinaggio nei campi di atletica leggera.

Franchigie
Passiamo al capitolo Zebre, secondo te ha senso tenerle come franchigia federale?
Le Zebre hanno una strana storia che le ha portate oggi ad essere quello che dovevano essere già da subito, ovvero una franchigia per la crescita dei tecnici e giocatori italiani con la possibilità di fare un campionato di alto livello. Questo non è stato fatto poi quando siamo arrivati abbiamo cominciato piano piano a ridurre il numero di giocatori stranieri, poi ci sono i contratti che vanno rispettati. Quest’anno dovrebbero essere 4 se non sbaglio e abbiamo una squadra di giovani e veterani con un tecnico italiano che ha fatto benissimo, in cui vedo una persona di grande qualità a cui tantissimi non danno credito per il semplice fatto che sia una persona educata e perché italiano, in realtà è una persona estremamente preparata e con un carattere importante che sa trasmettere tantissimo ai giocatori.
Intorno a loro abbiamo creato un CDA che sa perfettamente che gli errori del passato anche recente non devono essere ripetuti, non possiamo più continuare a dichiarare perdite alla fine dell’anno. Stanno lavorando in questo senso e devono dire no all’allenatore che chiede cose che potrebbero essere utili, ma è giusto così. Sono certo che la stagione sarà migliore di quelle precedenti. Ha senso che continui ad essere una franchigia federale? Si e no, sarebbe bene che ci fosse un partner commerciale come succede con Benetton, quindi in futuro l’obbiettivo deve essere questo. Il mio progetto futuro delle Zebre è questo, il territorio parmense non è così fertile per sostenere il rugby internazionale, se ci riusciamo sarà una cosa che andrà bene per la federazione, abbiamo il centro federale e spero che presto tutta la struttura sia a disposizone delle Zebre. Se non sarà possibile valuteremo eventuali alternative, non c’è la coda per le Zebre. Al momento per me stanno facendo bene, una struttura federale con tanti ragazzi italiani, un’accademia allargata con giocatori di interesse nazionale e questo mi riempie di soddisfazione.
Quindi in ottica di rielezione, vede le Zebre come una franchigia di sviluppo?
Al momento il progetto è la struttura delle nazionali maggiori e u20, le due franchigie che sono le strutture su cui si basa l’80% dei giocatori della nazionale, al di sotto c’è la Serie A Élite come passaggio da campionato domestico a URC e poi serie A e serie B. Abbiamo anche il progetto exiles che porta ragazzi di origine italiana di 16 e 18 anni a giocare nei nostri campionati. Il progetto è questo, sempre disposti a modificarlo se il campionato di Serie A Élite vuole fare il passaggio successivo che ripeto, richiede invesitmenti generalizzati e non di una squadra. All’interno dell’URC, la Benetton che ha raggiunto budget importanti dovrà essere aiutata e spinta ad ottonere i risultati migliori sportivi, le Zebre sono una franchigia di sviuluppo che deve puntare anche ai risultati sportivi perché i ragazzi non crescono se perdono sempre, ma sono sicuro che quest’anno le Zebre vinceranno qualche partita in più.
Cosa è successo con l’alternativa della franchigia a Padova e perché non è stata considerata?
Non è vero che non è stata considerata, quando sono diventato presidente ho trovato una lettera di Banzato di due anni prima e a quella lettera non era mai stato risposto. Io gli ho risposto dicendo che era una prospettiva interessante e ne avremmo tenuto conto, abbiamo fatto qualche incontro per valutare la franchigia, nel mentre alcune componenti della società di Banzato hanno pensato di spingere per far fallire la trattativa o magari pensavano di accellerarla, ognuno dia l’interpretazione che vuole. È evidente che quando si trattano cose di questo tipo è talmente delicato… quando ci si trova di fronte a determinati comportamenti, l’idea di condividere qualcosa di delicato non era la cosa migliore. Però devo dire che i rapporti con il presidente Banzato sono sempre stati ottimi, è una persona che ha investito tanto nel rugby, una persona di qualità quindi il futuro è ancora tutto da scrivere e ricordo a tutti che i gallesi credo che vogliano rinunciare a una franchigia, quindi vedremo se il presidente è interessato e valuteremo cosa fare. Chiaro che la federazione in questo momento non ha le risorse per 3 squadre in URC, però se qualcuno come Banzato vuole impegnarsi in questa cosa potremmo discuterne, però fra di noi, non sui giornali.

Comunicazione e social media
Io ho molto più chiaro adesso molte delle cose che sono state fatte, molte informazioni sul sistema formativo e altre realtà di cui abbiamo discusso. Ho la sensazione che da fuori molte persone non abbiano ricevuto il messaggio di cosa sia stato fatto, che non abbiano mai visto da nessuna parte cosa la FIR ha fatto, come e dove. In questo senso credo che sia una carenza dal punto di vista social media da parte della federazione. È una cosa sulla quale state lavorando o è una critica che cade un pò dal cielo?
In questo momento la critica dovrei girarla al mio direttore della comunicazione, che tra l’altro è una persona che lavora talmente tanto che non saprei chiedergli dove lavorare di più. I presidenti dei club lo sanno, sono loro insieme ai rappresentanti dei lavoratori e rappresentanti dei tecnici voteranno, ma loro lo sanno. Tanti dei discorsi che sono stati fatti sul bilancio, hanno in mano la lettera con tutti i dettagli quindi anche quelle bugie sono state smantellate in pochissimo tempo senza grosse difficoltà. I documenti sono lì basta leggerli.
A livello generale, tutta questa platea di persone che leggono i social… questo è il nostro mondo di oggi per cui è facile e difficile allo stesso tempo, ma se uno si vuole informare lo fa. Sulla comunicazione FIR ai nostri affiliati comunichiamo tantissimo, per cui io penso che coloro che hanno la responsabilità dei club siano a conoscenza. Poi io francamente da quando sono presidente ho girato talmente tanto l’Italia che queste conversazioni che sto facendo con voi le ho fatte in un sacco di club house con dirigenti e tecnici quindi il messaggio penso sia passato. A livello di tutti lì è un bel problema, però insomma se uno si vuole informare i modi ci sono, continueremo a potenziare il sito, ma ad esempio mandare le comunicazioni ai club abbiamo notato che l’apertura delle mail che manda la federazione è tra il 15% e il 30%.
Mi capita nei miei giri tra i club che mi venga chiesto “quando è che avete comunicato che avete firmato un accordo con la pubblica amministrazione?” gli abbiamo fatto vedere tutta la sfilza di email e ci dicono “io non l’ho vista”. A me dispiace moltissimo, però gli esperti in comunicazione dovrebbero rispondermi su come fare, io oltre a farle e comunicarle a quelli che vengono in contatto con me io comunico. Ripeto, sul rugby posso rispondere su qualsiasi cosa, anche se le mie risposte non piacciono, ma non può succedere che mi venga chiesta una cosa di cui io non sia a conoscenza.
Tante di queste iniziative e progetti non arrivano al pubblico perché non vengono trasmesse nei canali giusti, quindi potrebbe essere un’idea quello di far vedere di più rispetto a quello che viene fatto.
Hai ragione, su questo hai perfettamente ragione, però non è facile. A breve metteremo fuori il bilancio di mandato, ovviamente lo abbiamo fatto insieme con gli uffici di comunicazione però hanno fatto più loro che io. Quando me l’hanno fatto vedere, oggettivamente mi sono chiesto “Tutte queste cose abbiamo fatto?”, alcune non me le ricordo neanche più io, per cui capisco che può essere complicato, però da qui a sentirmi dire da certi personaggi che ora sono tutti insieme, che hanno fatto in passato e che ora vorrebbero fare anche in futuro, che non è cambiato nulla fa veramente ridere.
Una cosa che mi sono riproposto è quella di fare del bene per il rugby italiano e credo di aver portato la maglia decisamente in un posto migliore di dove l’ho presa nel 2021. Questo vuol dire essere anche paziente e come dicevo con l’alzheimer selettivo. Lascio tranquillamente a coloro che fanno gli odiatori da social che diffondono bugie, che dicono cose false non documentate, che non studiano, non leggono e votano su cose che non conoscono… lascio a loro questo palcoscenico in questo maniera. Quando mi viene chiesto qualcosa come avete fatto voi oggi, io rispondo con serenità e in questo momento non c’è serenità nel rugby, da dove viene questo odio? Sembra che io abbia distrutto il rugby Italiano, io pensavo che nel momento in cui l’arbitro ha fischiato la fine di Italia – Scozia e che abbiamo battuto una squadra che poteva vincere il 6 Nazioni, pensavo che tutta la rabbia e tutto l’odio nei confronti miei della federazione cadesse, invece no è peggiorata.
Che poi non sono solo i risultati della nazionale, vi posso assicurare che se andate a parlare con i presidenti dei piccoli club della serie C, B e tanti della serie A, quelli stanno bene, sono felici e gli sono sempre stato vicino. Non c’è mai stato un presidente che si è sentito dire di no o che non gli ho risposto, io ci tengo alla nostra gente, ai nostri piccoli club, alle storie di tutti questi tecnici, presidenti, giocatori che sognano di crescere e combattono per il loro piccolo campo in difficoltà o per la club house che vorrebbero migliore. Io li faccio tutti miei, sono felice di questo, mi dispiace che ci siano persone che non vivano serenamente il loro rugby e portano negatività a tutti gli altri.
Il rugby italiano sta bene, abbiamo appena candidato a presidente di world rugby un italiano con anche la possibilità di diventarlo e non me lo sono inventato io, mi è stato chiesto da una union molto importante che tutti sapranno qual’è quando verrà presentata la candidatura. Tutti hanno detto che gli italiani sono affidabili e hanno detto che questa persona, Andrea Rinaldo, è una persona valida e noi siamo una union su cui si può contare. Perché un presidente di un piccolo club di serie C non dovrebbe essere felice? È anche grazie a lui che abbiamo battuto la Scozia. Io in questo mondo vivo, non possiamo fare il paradigma sociale dell’Italia del rugby sui social, perché se è così fermate il mondo voglio scendere.
Giusto per chiarire, non mi riferivo alla comunicazione verso i presidenti dei club, ma al pubblico giovane che potrebbe scoprire le iniziative della FIR grazie ai social
Ora io non sono un grande esperto di social e ogni volta che Cimbrico mi manda le sue relazioni le leggo, però non è che riesca a memorizzare tutto. Ho visto una crescita importante, all’interno del 6 Nazioni con il resoconto di Sara Betti sappiamo che per quanto riguarda i social media e i contatti raggiunti, l’Italia è quella che cresce più di tutti. Quindi quel lavoro viene fatto, forse dovrebbe essere fatto ancora di più, si può fare semore meglio, si può anche vincerlo il 6 Nazioni, tu non mi hai chiesto il progetto per i prossimi quattro anni, io lo sto dicendo ai ragazzi e allo staff che il nostro primo progetto era quello di tornare a vincere nel 6 Nazioni, il secondo era quello di essere solidi per poter vincere tutte le partite, questi due sono stati raggiunti, il prossimo è programmare la vitttoria.
I ragazzi sanno che possono ambire a questo risultato, ci vuole tanto lavoro non ultimo un “fattore C”, che non ti manda il pallone sul palo ma te lo manda dentro. Pensa che io sono rimasto 10 minuti senza parlare, non riuscivo ad uscire da questa cosa. Mi ha detto il mio vice presidente che il presidente della Francia voleva congratularsi, ma io non muovevo nulla, allora lui gli ha detto “ora è morto, vedrai che ora si riprende”, è stato un momento difficile. Tra l’altro la palla è andata sul palo e c’è stato quel momento in cui ho visto il loro tallonatore che è partito e mi sono rivisto la meta di Van Der Merwe della Scozia. Se non c’è Nacho Brex che lo prende perdiamo la partita malissimo, però dai la settimana dopo la vittoria con la Scozia è il punto più alto della nazionale italiana nella sua storia, perché lo hai fatto dentro il 6 Nazioni e contro una Scozia che poteva vincere e ha giocato una partita fenomenale. Siamo andati in spogliatoio dopo la Francia con tutti come se avessimo perso male, menomale che Gonzalo ha trovato le parole giuste da dire a tutti quanti e proiettare poi sulla settimana successiva quello che era successo lì.
2 pensieri riguardo “Elezioni FIR: Marzio Innocenti ci presenta il suo programma”