Si è conclusa la Autumn Nation Series degli azzurri e si è avverata la profezia del presidente della federazione Marzio Innocenti che in un’intervista aveva dichiarato di aspettarsi almeno 2 vittorie da questa serie. La nazionale ha vinto 49 a 17 contro Samoa a Padova, vinto 28 a 27 contro l’Australia a Firenze e perso 63 a 21 contro il Sudafrica a Genova. Questa nuova Italia piena di giovani, con una sua identità, veloce, con un attacco penetrante e una difesa abrasiva ha acceso non poche speranze per il prossimo 6 Nazioni. In questo articolo andremo ad analizzare le 3 partite da un punto di vista analitico, spiegando tramite i dati quello che abbiamo visto in campo.

“Dirige l’orchestra il maestro Stephen Lorenzo Varney”

Uno dei fattori fondamentali delle vittorie contro Samoa e Australia è stata la velocità di fuoriuscita dei palloni dalle ruck. I punti d’incontro sono stati puliti rapidamente permettendo a Varney di aprire velocemente la palla e battere sul tempo il rientro e l’organizzazione della difesa avversaria. La statistica sottostante rappresenta la percentuale di palloni riciclati entro i 3 secondi dall’Italia contro le nostre avversarie:

Ruck speed 0 – 3 secondi – fonte @AutumnNationSeries

Il dato che balza all’occhio tra queste tre percentuali è quel 53.1% contro il Sudafrica, una squadra abilissima nello “sporcare” le ruck e rallentare il gioco avversario. Questo lavoro degli avanti sudafricani ha dato il tempo alla squadra di organizzarsi in difesa e coprire il campo per prepararsi alle incurisoni italiane.
Nelle prime due partite invece siamo riusciti a dare ritmo e mettere in difficoltà Samoa e Australia, costringendo la difesa a spostarsi in giro per il campo, creando così buchi da poter esplorare.
In particolare contro Samoa è da sottolineare il gran lavoro di Varney nello scoprire gli spazi scoperti del campo con i suoi box kick 50:22 che ci hanno permesso di avere il possesso da touche in avanzamento, mentre contro l’Australia abbiamo dato un’accelerata incredibile alle azioni d’attacco permettendo a Capuozzo di segnare quelle 2 splendide mete. Gli australiani non sono riusciti a contenerci nella velocità di attacco e al nostro 85.1% di ruck speed nei primi 3 secondi, hanno risposto con un 71.6%. C’è da dire che l’Australia non ha praticamente mai attaccato i punti d’incontro, schierando più giocatori possibile sulla lina difensiva.
Varney si presentava a questa serie dopo delle prestazioni non proprio convincenti durante il 6 Nazioni 2022, per questo motivo si erano aperte le porte alla concorrenza interna formata da Alessandro Garbisi, Manfredi Albanese e Alessandro Fusco. Con queste partite possiamo finalmente dire di aver trovato un mediano di mischia da affiancare a Paolo Garbisi, la domanda non è più chi si prende la maglia numero 9, ma chi tra i mediani sopracitati sarà il backup di Varney.

Stephen Varney in azione con la nazionale – fonte @Planetrugby

Ioane, Capuozzo, Bruno: un matrimonio perfetto

Ange Capuozzo, Pierre Bruno e Monty Ioane sono stati delle vere minacce per le nostre avversarie durante questa serie. Il “back three” schierato da Crowley ha prodotto numeri davvero impressionanti con un totale di 8 mete sulle 11 totali realizzate dall’Italia. 8 mete sono 40 punti pesantissimi sul tabellino, con una media di 13,3 punti a partita. Ioane si è dimostrato ancora una volta affidabile in difesa e in grado di far avanzare la squadra, come nella partita contro Samoa nella quale ha percorso 119 metri palla in mano battendo 7 avversari.
Capuozzo è stato una sicurezza sulle palle alte, in particolar modo contro il Sud Africa che tende a mettere pressione sul gioco aereo con i calci dalla ruck. Il suo impatto nelle partite giocate con l’Italia è stato finora devastante: Ange ha segnato 5 mete in 7 presenze in nazionale, senza contare l’assist a Padovani per la vittoria di Cardiff. Le sue prestazioni gli hanno fatto vincere il premio come “World Rugby breakthrough player of the year”e sembra davvero che l’Italia abbia aggiunto un’altra stella internazionale alla sua squadra da affiancare al vincitore del top14 Paolo Garbisi.
Visti i numeri viene da chiedersi se sia questo il triangolo allargato più forte che gli azzurri possono schierare al giorno d’oggi. La vera differenza rispetto agli anni passati è che questa nazionale può permettersi di cambiare i giocatori in base al tipo di partita che deve affrontare. Padovani può essere inserito per garantire maggiore sicurezza sulle palle alte e profondità nel gioco al piede, Allan si è dimostrato un’ottima alternativa a estremo offrendo la possibilità di avere un doppio playmaker in campo. In cantiere abbiamo altri giocatori come Simone Gesi, ala delle Zebre che è appena entrato nel rugby internazionale e sta dimostrano un grande fiuto per la meta con 4 marcature in 11 presenze. Abbiamo quindi costruito un triangolo allargato polivalente, in grado di adattarsi alle partite e di alternare i giocatori in base all’avversario.

Monty Ioane e Ange Capuozzo festeggiano la vittoria a Cardiff – fonte @Rugbymeet

Un nuovo stile di attacco

Le mete dell’Italia in questo Autumn Nation Series sono state in totale 11 e le più belle sono arrivate da un nuovo stile di attacco dell’Italia che era già stato sperimentato durante i test estivi.
L’obbiettivo dell’azione italiana è quello di “chiudere” la difesa impegnano i primi difensori vicino alla ruck, per poi allargare il gioco sull’esterno per creare una situazione di superiorità numerica. È uno schema in cui tutti i giocatori coinvolti devono fare la loro parte per impegnare l’avversario. Dopo l‘ottimo articolo di Lorenzo Calamai su OnRugby, nella video analisi di Ottavio Arenella (RugbyCoach8 su Youtube) uno degli aspetti fondamentali da seguire è proprio la capacità di Lucchesi e Allan di fermare gli avversari facendogli credere che saranno loro ad attacare, con conseguenti placcaggi subiti quando la palla era giá stata passata al largo. Tommaso Allan in particolare è stato davvero abile in queste fasi di gioco e ha subito una serie di placcaggi “pesanti” (in questa azione a placcarlo senza palla è un certo Will Skelton, 203cm per 140kg), dai quali si è però sempre rialzato.

Questo tipo di gioco è davvero diverso rispetto a quello degli anni passati, dove l’Italia si è dimostrata lenta nel costruire le azioni, prediligendo il multifase con la mischia piuttosto di provare il gioco con i trequarti. L’Italia ha quindi trovato una sua identità in attacco e sarà importante trovare delle varianti in vista del prossimo 6 Nazioni, torneo nel quale ci aspettiamo di vedere in campo anche il pilone Marco Riccioni e la terza linea Jake Polledri, entrambi rientrati dai rispettivi infortuni e già impegnati in Premiership.

Lorenzo Cannone: un nuovo numero 8 per l’Italia

Di Lorenzo Cannone ne avevamo già parlato in un articolo precedente come uno dei migliori prospetti italiani u23. Lorenzo milita nella franchigia della Benetton dalla stagione 21 – 22 e da allora ha giocato 17 partite segnando 5 mete, l’ultima nella vittoria contro Edimburgo del 27.12). Con questa serie autunnale ha esordito ufficialmente con la nazionale maggiore dopo essere stato uno dei protagonisti con quella u20. Cannone ha giocato tutte e 3 le partite della serie realizzando 2 mete (contro Samoa e contro il Sudafrica), ma non solo, è stato uno dei ball carrier più incisivi della nostra nazionale (83 metri palla in mano e 13 carries contro Samoa) e un’ottima risorsa in difesa grazie alla sua abilità nel breakdown nel costringere l’avversario al tenuto a terra (2 volte contro l’Australia e 3 contro il Sudafrica). Lorenzo ha solo 21 anni e con Varney, Capuozzo, Zuliani, Lucchesi, Garbisi e Menoncello, fa parte di un gruppo di giocatori u23 nel giro della nazionale con un potenziale enorme da seguire nei prossimi anni.

Lorenzo Cannone – fonte @Benettonrugby

Spettarori e conclusioni da questa Autumn Series

Allo stadio Plebisicito di Padova per Italia – Samoa gli spettatori sono stati 8457 (capienza massima 9500), mentre per la sfida di Firenze contro l’Australia, all’Artemio Franchi erano presenti 20.321 spettatori (capienza massima 43.147). Allo stadio ‘Ferraris’ di Genova erano presenti 26.457 spettatori (capienza massima 36.599).
Per quanto riguarda il pubblico da casa, Italia – Samoa é stata seguita da 263.000 spettatori, Italia – Australia da 441.000 spettatori e Italia – Sudafrica da 501.000 spettatori. L’autunno ovale degli azzurri ci lascia con tante sensazioni positive per il futuro di questa nazionale, il ricambio generazionale degli scorsi anni ci ha permesso di schierare nuovi interessanti talenti che adesso stanno maturando. Il gap tra titolari e giocatori dalla panchina è decisamente minore rispetto agli anni scorsi, basti pensare che contro Samoa il sostituto di Lorenzo Cannone era Toa Halafihi e quello per Luca Morisi era Tommaso Menoncello. Dobbiamo continuare su questa strada, definire il nostro stile di gioco e renderlo ancora più vario.
Un altro fattore da considerare è la provenienza dei nostri giocatori che varia tra top14 (Capuozzo), ProD2 (Campagnaro, Fuser), Premiership (Fischetti, Morisi) e Super Rugby (Ioane). Il richiamo dei nostri talenti all’estero, oltre a essere un arricchimento dal punto di vista tecnico per i giocatori stessi, permette alle 2 franchigie italiane di essere meno impattate durante le finestre internazionali, con nuovi spot a disposizione per far emergere talenti, come ad esempio Luca Rizzoli, pilone delle Zebre che grazie alle sue prestazioni con la nazionale u20 e con la franchigia di Parma, è stato convocato al raduno con la nazionale maggiore. Questo movimento di giocatori è fondamentale per lo sviluppo del nostro rugby e per dare la possibilità ai migliori prospetti del Top10 e delle nazionali giovanili di trovare spazio nel rugby internazionale. In questo modo si crea la profondità di cui abbiamo bisogno per competere contro le altre squadre e i risultati cominciano a vedersi.

Un pensiero riguardo “2 su 3: analisi dell’autunno ovale italiano

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