La Serie A Èlite 2026 ha visto Gianmarco Pietramala aggiudicarsi il premio di Rookie of the Year – con poca sorpresa da parte degli appassionati – mettendo a frutto tutto il suo talento, ma anche sfruttando la struttura di una squadra e di una società come il Petrarca per mettersi in luce a suon di convincenti prestazioni. Ma se dovessimo istituire un premio per la Rivelazione del campionato per chi ha superato maggiormente le aspettative, non c’è dubbio che Biella e Giacomo Foglio-Bonda lo avrebbero già affisso in bacheca. Il trequarti biellese è arrivato infatti secondo guadagnandosi ben 726 voti grazie alle sue prestazioni stabilmente di alto livello, rivelandosi solido in difesa e pericoloso e prolifico in attacco, raggiungendo un bottino di ben 9 mete stagionali che lo ha posto ai vertici della classifica metaman della Serie A Èlite 2025/26.

100% Made in Biella
La storia di Giacomo Foglio-Bonda è una di quelle che ti fa tornare ad avere fiducia nella formazione dei club. Giacomo è infatti cresciuto al 100% all’interno del club, sin da quando si è approcciato al rugby in under 14 e da allora non ha più smesso, rendendosi protagonista in tutte le categorie fino all’esordio in prima squadra. L’impatto che ha avuto sul campionato all’esordio nella categoria, in una squadra anch’essa all’esordio ed un po’ Cenerentola del campionato, è stato davvero notevole. Tanto da chiedersi com’è possibile che non avessimo mai sentito parlare di lui nemmeno in selezioni giovanili.
“Ho fatto un po’ di selezione regionale e poi sono arrivato quasi a entrare nell’accademia, ma poi mi hanno scartato all’ultimo. Ho fatto un raduno con l’Under 20, ma ti parlo di una o due settimane […] a Remedello, ma avevo fatto veramente poco. Perché loro avevano fatto ritiro pre-mondiale, mi pare, o pre-Sei Nazioni e quindi avevo fatto un raduno con loro, ma poi basta”
Certamente le sue misure non sono quelle che solitamente vengono attenzionate in certe fasi di selezione, ma non è su quello che Foglio-Bonda basa il proprio gioco. 173cm per 78kg di peso gli rendono possibili cose che altri giocatori non riescono nemmeno a pensare: side-step, accelerazioni fulminee, placcaggi bassi e trancianti e work-rate elevato sono alcuni degli assi nella manica che gli permettono di fornire sempre prestazioni di alto livello e di marcare punti frequentemente. Non un gioco di potenza, bensì di anticipazione, lettura e rapidità. Capacità che gli permettono di essere anche molto presente in difesa, nonostante non sia un colosso. Un gioco fatto d’intelligenza, velocità e qualità. Insomma un modo di giocare moderno ed efficace, che dimostra come queste qualità continuino a fare la differenza anche in un rugby sempre più composto da super atleti e che una formazione portata avanti con competenza riesca a produrre giocatori di livello a prescindere dalla struttura fisica, ma con bene in mente la componente di conoscenza, interpretazione e competenza nel gioco.
La vita di un giocatore di Serie A Èlite
Una vita divisa tra il dover essere un atleta di alto livello e la normale routine di un giovane lavoratore. Insomma una vita che avrebbe bisogno di giornate di 30 ore e che comunque sarebbero efficacemente riempite. Una vita che sempre meno giocatori si trovano a dover fare, visto che “sono tutti ormai ragazzi che, come tutte le altre squadre di Serie A Elite, fanno questo ormai quasi di lavoro. La maggior parte sono ragazzi che o studiano o comunque non lavorano e fanno questo ormai a tempo pieno, magari danno una mano con le Under o nelle scuole, nei vari progetti della società. Ma quelli che lavorano sono rimasti in pochi”.
Quindi come si svolge la giornata di Giacomo Foglio-Bonda tra impegni lavorativi ed uno sport giocato ad un livello semi-professionistico? “Lavoro al mattino dalle 8:00 fino a mezzogiorno più o meno, poi vengo al campo e ci alleniamo in pausa pranzo facendo palestra e skills da mezzogiorno e mezza alle due e mezza. Poi torno a casa, mangio, torno a lavorare per un’oretta e poi torno di nuovo al campo perché alleno i bambini dell’Under 14 al pomeriggio dalle cinque e mezza alle sette e mezza, e poi dopo l’allenamento dell’Under 14 mi alleno io fino alle nove e mezza-dieci. Sono fortunato però che lavoro e campo sono abbastanza vicini, a 2 minuti in macchina, quindi è facile spostarsi”. Per Giacomo questa routine – 5-6 ore di lavoro, più 2 ore da allenatore, più 4 ore di allenamenti – si ripete per 4 giorni a settimana, il mercoledì è l’unico giorno di riposo ed il sabato è solitamente giorno di partita. Fortunatamente per Giacomo, “lavoro in piscina, quindi dopo la partita o l’allenamento ne approfitto subito per fare recupero in acqua”. Quello che fa però non è un semplice lavoro di istruttore: “Io lavoro in una cooperativa che fa attività per l’inclusione tramite lo sport con bambini e ragazzi con disabilità. Qua a Biella abbiamo una squadra di Special Olympics di rugby dove fanno rugby flag, rugby unificato. Io avevo iniziato ad allenarmi con loro, andavo a fare il partner tecnico con loro, e sono andati poi a fare i nazionali a Torino. E lì ho conosciuto questi altri ragazzi che lavoravano a Biella in questa cooperativa. Da lì hanno visto come lavoravo, penso, e mi hanno provato a chiamare per un’estate. Poi da lì mi hanno fatto un contratto con loro”. È quindi un lavoro mentalmente impegnativo ma molto gratificante dal punto di vista umano, ed inoltre gli permette di continuare ad allenarsi e mantenersi nella forma migliore e continuare a mostrare le proprie – eccellenti – qualità in campo.
Tra Biella e Parma
È stato bello essere la Cenerentola dello scorso campionato, ma a Biella non è evidentemente bastato. E così questa estate la dirigenza si è impegnata con una campagna acquisti importante e mirata a rinforzare i punti deboli della squadra, senza però stravolgere l’ossatura del gruppo che ha così ben figurato nella stagione d’esordio. “Devo dire che c’è un bellissimo gruppo. Non me l’aspettavo perché sono arrivati in tanti nuovi ed è sempre un po’ difficile fare gruppo con tanta gente nuova che arriva, ma devo dirti che in realtà ci si trova molto bene, e i ragazzi arrivati sono di un livello molto buono. L’obiettivo di quest’anno sì è fare sicuramente meglio dell’anno scorso, quindi salvarsi con più tranquillità, diciamo, e cercare di essere un po’ più competitivi con tutte le squadre. L’anno scorso c’erano alcune squadre che veramente erano per noi di un altro livello. Penso a Valorugby, Petrarca, Rovigo, Viadana anche, soprattutto fuori casa”. Foglio-Bonda ci ha infatti raccontato come la principale differenza tra il campionato di Serie A e la Serie A Elite non siano tanto gli impatti e la prestanza degli atleti, quanto la velocità nel riposizionarsi durante il gioco e la capacità di prendere le decisioni corrette sotto pressione e con meno tempo a disposizione. Il tempo di ball in play è infatti molto più alto, e questo rende il tutto più faticoso e di conseguenza la quantità di ossigeno disponibile al cervello per prendere decisioni è sempre scarsa, rendendo quindi difficile mantenere un livello alto e stabile per tutta la partita. Questo aspetto è un qualcosa su cui l’esperienza ha un peso davvero importante: “soprattutto a livello di ritmo. È proprio un altro ritmo di gioco in tutto. Nelle prime partite abbiamo faticato proprio ad abituarci a quello, alla rapidità dei punti d’incontro, delle giocate, di come si sposta il pallone. Ovviamente più la palla si sposta velocemente, più è difficile per la difesa organizzarsi, ed è la cosa che forse ci ha messo un po’ più in difficoltà. C’era un po’ la preoccupazione per l’aspetto fisico di contatto, di impatto, ma penso che, abbiamo un preparatore che è il top secondo me. Ormai nel rugby moderno la parte fisica è fondamentale e il nostro preparatore ci ha sempre messo nelle condizioni migliori per competere. Quindi più che l’aspetto fisico di contatto e impatto, è proprio la rapidità del gioco in sé, di come si sposta la palla e di come ci si muove negli 80 minuti. Perché magari 20 minuti riesci a tenerli, mezz’ora o un tempo riesci a tenerli, ma tenere tutta la partita a quel ritmo è la parte più complicata”.
In tutte queste difficoltà Giacomo Foglio-Bonda è comunque riuscito a farsi notare, ed a suon di grandi prestazioni si è guadagnato la convocazione al ritiro pre-stagione delle Zebre Parma. Un’occasione importante, oltre che per farsi notare dal massimo livello del rugby italiano, anche per confrontarsi un ambiente e giocatori professionisti di alto livello: ciò che ha più stupito Giacomo è “la cura dei dettagli di qualsiasi cosa da parte dello staff e dei giocatori. È proprio quasi maniacale in tutto, anche solo andare a bere facendolo di corsa. Gli orari: se l’allenamento in palestra era scritto alle 8:30 spaccate, a quell’ora finiva e non si finiva un minuto dopo né un minuto prima. Anche tra di loro i ragazzi si aiutavano molto negli esercizi, se c’era un errore ce lo si diceva a vicenda. Era un ambiente molto sano secondo me, c’era competitività per il ruolo ma una competitività sana, ci si aiutava tanto a vicenda. Cura del dettaglio, e sicuramente un livello più alto della Serie A Elite, soprattutto a livello tecnico forse più che fisico”. Purtroppo in quelle settimane stava ancora recuperando da un infortunio alla spalla dalla stagione precedente, quindi non ha fatto le sessioni full-contact, ma comunque ha avuto a che fare a sufficienza con tutti per farci un paio di nomi di giocatori che lo hanno impressionato: “Luca Pelliccioli sicuramente, lui è un pilone che corre davvero tantissimo ed è bravo tecnicamente, poi in mischia è fortissimo. E Trulla sicuramente, anche lui. Loro due sono quelli che mi hanno stupito di più”.
Soddisfazioni passate e ambizioni future
Biella è un piccolo centro cittadino del Piemonte, capoluogo di una provincia ai piedi delle Prealpi, famoso più per la birra e i tessuti che per lo sport. Ma il Rugby Biella ed i suoi tifosi non la pensano così. E Giacomo conferma questa sensazione. Parlando infatti della passata stagione non abbiamo potuto evitare di ricordare la finale di promozione in cui Biella ha superato un più quotato Parabiago negli ultimi minuti di un match fatto di botta e risposta e continui ribaltamenti di fronte. Un match che alla vigilia sembrava già scritto si è trasformato in una grande festa: “Un calcio all’ala al 76º minuto, poi loro hanno calciato, abbiamo fatto due o tre punti d’incontro, palla fuori e abbiamo vinto! Eravamo sotto a 2-3 minuti dalla fine contro Parabiago che era la squadra più forte del campionato. Avevamo perso due volte contro di loro in stagione, sia all’andata che al ritorno, quindi andavamo lì senza nulla da perdere, mentre loro erano i favoriti. […] è stato veramente qualcosa di incredibile. Eravamo a Piacenza, siamo tornati e io ero in un gruppo con i tifosi che avevano organizzato la tifoseria. Tutti dicevano “Ah no, non possiamo venire al campo”, quindi pensavamo di tornare al campo e fare festa solo tra di noi della squadra. Invece siamo arrivati al campo, abbiamo fatto la curva e c’era tutta la strada bloccata: una marea di gente, fumogeni, bandiere…mi viene la pelle d’oca solo a pensarci adesso. È stata veramente una giornata incredibile e inaspettata”.

E ancora, parlando della stagione appena passata, Giacomo ci ha raccontato come la soddisfazione personale più bella fosse stata quella di “giocare la prima partita da capitano in casa. Non era campionato, era Coppa Italia, ma comunque una partita ufficiale in casa da capitano della prima squadra, che era sempre stato un mio sogno”, mentre come traguardo di squadra la vittoria contro i Lyons, ancora una volta vinta in rimonta all’ultimo: “È stato incredibile perché era veramente tempo scaduto. Segnata la meta al 78º-79º, abbiamo calciato velocissimo altrimenti finiva la partita, e dal calcio d’inizio abbiamo risalito il campo e siamo andati a segnare. È stato crazy!”. Insomma, Giacomo Foglio-Bonda e Biella hanno tanto in comune, tanti anni passati a giocare, a scalare le gerarchie del rugby italiano e chi lo sa, magari a scoprire una nuova piazza appassionata e numerosa per il campionato domestico, che ha tanto bisogno di Club così e di giocatori così. Giocatori e squadre in grado di far appassionare, di attrarre tifosi dal territorio al di fuori delle storiche piazze del rugby italiano. Noi non possiamo fare altro che augurare a Giacomo ed al Biella Rugby il meglio, sperando che riescano a “fare un po’ più di vittorie, un po’ più di punti e vedere dove si arriva, però sì, magari salvezza un po’ più tranquilla e magari vediamo…”