Per qualche anno la Scozia è stata l’avversario “battibile” dell’Italia, o almeno questo è quello che ci siamo ripetuti prima di ogni partita, per accendere le nostre speranze. La realtà è che le franchigie scozzesi in URC e di conseguenza la nazionale maggiore hanno cominciato un percorso di crescita incessante che li ha portati a ottenere vittorie contro squadre più blasonate, con un particolare gusto nel battere l’Inghilterra. Nell’ultima edizione del torneo la Scozia è arrivata quarta vincendo proprio contro l’Inghilterra (20 – 17) e l’Italia (22 – 33), mentre nei test autunnali ha battuto Fiji (28 – 12) e Argentina (52 – 29), perdendo solo di un punto contro l’Australia.

Franco e franchigie

Dal 2022 Glasgow è allenata da una grande conoscenza del rugby Italiano, Franco Smith, ex giocatore e allenatore di Treviso, passato per la panchina azzurra dal 2019 al 2021. Con la sua guida, Glasgow ha rivoluzionato il proprio stile di gioco, soprattutto per quanto riguarda la fase di attacco, con i giocatori che sembrano andare a memoria sfruttando tutta la larghezza del campo per lanciare talenti del calibro di Domingo Miotti, Sebastian Cancelliere, Huw Jones e “l’apri scatole” Sione Tuipulotu. Ne sanno qualcosa Bulls e Stormers, corazzate sudafricane che non sono riuscite a centrare la vittoria in terra scozzese. Stando alla classifica attuale, Glasgow si trova al quarto posto, con 10 vittorie su 15 partite.

Franco Smith alla guida della nazionale Italiana – fonte @Planetrugby

Edimburgo ha molto probabilmente uno dei triangoli allargati più devastanti di tutta la URC con Duhan Van Der Merwe, Darcy Graham ed Emiliano Boffelli. Al momento tuttavia si trovano al dodicesimo posto della classifica con 5 partite vinte su 15.

O’ Flower of Scotland

I buoni risultati delle franchigie sono state la base per le sorti della nazionale che negli ultimi anni si è dimostrata essere un’avversario davvero insidioso e in continua crescita. Il derby del 6 Nazioni per la Scozia è sicuramente la partita contro l’Inghilterra, storico rivale dai tempi di William Wallace. L’atmosfera allo stadio di Murrayfield quando si gioca Scozia – Inghilterra è sempre particolare, una partita dentro alla partita a cominciare dagli inni. Il testo dell’inno della Scozia è “Flower of Scotland” , una canzone che ” ricorda la Battaglia di Bannockburn, avvenuta nel 1314, quando l’esercito di Robert Bruce sbaragliò l’armata inglese guidata da Edoardo II d’Inghilterra: anche se in evidente inferiorità numerica, fu una vittoria gloriosa che garantì alla Scozia l’indipendenza dall’Inghilterra e a Bruce il titolo di Re“. L’inno è introdotto dalla “lone piper”, un suonatrice di cornamusa piazzata in cima allo stadio, mentre per la seconda parte, l’inno è lasciato senza strumenti, solo le voci del pubblico e dei giocatori in un clima che sa di orgoglio e di voglia di battere, ancora una volta, le armate inglesi.

Flower of Scotland:

O Flower of Scotland,
When will we see
Your likes again,
That fought and died for,
And be a nation again,
That stood against them,
Proud Edward’s Army,
And sent them homeward,
Tae think again.

Those days are past now,
And in the past they must remain,
But we can still rise now,
And be a nation again,
That stood against them,
Proud Edward’s Army,
And sent them homeward,
Tae think again.

La Lone Piper introduce l’inno scozzese a Murrayfield durante Scozia – Inghilterra – fonte @youtube

Una Scozia equiparata

La nazionale scozzese viene spesso criticata per l’elevato numero di giocatori equiparati, soprattutto provenienti dal Sudafrica. Effettivamente, stando ai numeri, la Scozia è quella che fa maggior uso di giocatori cresciuti rugbysticamente all’estero tra le nazioni partecipanti al torneo. Nella lista dei convocati per questa edizione del 6 Nazioni, ne troviamo ben 22:

Lista di giocatori equiparati dalla Scozia per questa edizione del 6 Nazioni – fonte @Americasrugbynews

Le vittorie italiane

Italia e Scozia si sono scontrate 34 volte nel corso della loro storia, con 26 vittorie scozzesi e 8 italiane. Una di queste fu proprio la prima partita dell’Italia nel torneo nel 2000. In questo paragone è doveroso ricordare che l’unione del rugby scozzese (SRU) è stata fondata nel 1873 (150 anni fa) partecipando al “Home Nations tournament” dal 1883, mentre la federazione italiana è nata nel 1928, 55 anni dopo, entrando nel “Six Nations” solo nel 2000. Tra le vittorie più recenti dell’Italia, troviamo quella a Murrayfield nel 2007 con le famose 3 mete d’intercetto nei primi minuti e quella a Roma del 2008 con il drop di Andrea Marcato.

Il drop di Andrea Marcato per la vittoria dell’Italia nel 2008 – fonte @youtube

Leggende, equiparati e un futuro incerto

Una delle differenze nei percorsi di crescita delle due nazionali, è stata sicuramente la capacità del sistema scozzese di produrre talenti di livello assoluto, che hanno alzato notevolmente il prestigio della nazionale dando continuità e profondità alla squadra. Uno degli esempi più chiari è quello della leggenda Chris Paterson (119 caps, 809 punti), che ha trovato un degno successore in Stuart Hogg, garantendo così una continuità di livello nel ruolo di estremo. Ad apertura troviamo Finn Russell che ha debuttato con la nazionale nel 2014 collezionando 69 presenze e prendendosi ben presto la maglia titolare, avendo come riserve negli anni Duncan Weir, Adam Hastings e di recente Blair Kinghorn. L’Italia invece dal 2014 per lo spot di apertura ha visto girare come titolari Orquera, Allan, Haimona, Canna, McKinley e Garbisi. Siamo tutti in attesa del “nuovo Dominguez”, provando e riprovando diverse aperture da tempo. Paolo Garbisi già vincitore della Rainbow Cup e del Top14, ha tutte le carte in regola per diventare un giocatore importante per la maglia numero 10 e questo ragionamento può essere replicato per Lorenzo Cannone a 8, Menoncello a 12, Capuozzo a 15, Zuliani a 6 e la lista è ancora lunga. Se l’Italia sta costruendo una nazionale di giovani promettenti, spinta anche dai risultati incoraggianti della nostra u20, la Scozia sembra invece scontrarsi con la necessità di equiparare giocatori dall’estero unita agli scarsi risultati della propria u20 (che nell’ultimo turno ha perso 7 – 82 contro l’Irlanda).

Finn Russell – fonte @LeMonde

La notizia che ha rivoluzionato la rosa per la partita contro l’Italia è che Stuart Hogg e Finn Rusell saranno assenti per gli infortuni subiti durante l’ultimo turno del torneo. Alla posizione di estremo il ruolo sarà affidato a Ollie Smith, classe 2000 in forza a Glasgow; mentre ad apertura troveremo Blair Kinghorn che è abituato a giocare sia estremo che 10 in forza a Edimburgo.

Cinque top players

Huw Jones

centro, glasgow
29 anni
link dati

Huw Jones è uno dei centri più interessanti di questo 6 Nazioni, sta facendo parlare di sé sia con il suo club in URC, sia in nazionale, per aver segnato 4 mete in 5 partite. Jones è un secondo centro molto pericoloso, devastante in attacco e sarà compito della coppia Menoncello – Brex riuscire a fermare le sue incursioni.

Huw Jones segna contro l’Irlanda – fonte @youtube

Sione Tuipulotu

centro, glasgow
26 anni
link dati

Tuipulotu è un primo centro di origine australiana arrivato a Glasgow nel 2021. Viene spesso usato come crash ball per “aprire” le difese avversarie, ma ha dimostrato di avere anche doti di distribuzione del pallone, attirando a sé i difensori per poi passare la palla all’ultimo liberando lo spazio per i suoi compagni.

Sione Tuipulotu – fonte @Theringer

Duhan van der Merwe

ala, edimburgo
27 anni
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Van der Merwe è un giocatore sudafricano arrivato in Scozia nel 2017 dopo aver giocato con Montpellier, Worcester e i Blue Bulls. È un’ala con un fisico imponente (194cm per 106kg) dotato di una grande mobilità, questo gli permette di segnare mete come quella del video a seguire:

La meta di Van der Merwe contro l’Inghilterra – fonte @youtube

Pierre Schoeman

pilone, edimburgo
27 anni
link dati

Schoeman è un pilone sudafricano cresciuto rugbysticamente nei Blue Bulls di Pretoria dal 2010 al 2018, anno in cui Pierre ha scelto di tentare l’avventura europea alla corte di Edimburgo. Schoeman è uno dei piloni più promettenti della URC e del 6 Nazioni, forte in mischia chiusa e molto attivo in mezzo al campo.

Pierre Schoeman – fonte @TheTimes

Hamish Watson

flanker, edimburgo
31 anni
link dati

Hamish Watson è stato il primo flanker a segnare il record di 100% di placcaggi riusciti nell’ultima edizione del 6 Nazioni con un traguardo di 70/70. Stando ai dati di quella edizione, Watson ha il miglior dato di efficacia sui placcaggi della storia del 6 Nazioni, con 219 placcaggi consecutivi dal 2019 al 2022, senza mai mancarne uno. Senza mai mancarne uno (ripetizione voluta). Un cecchino in difesa, ha anche ottime doti di ball carrier che lo rendono un giocatore difficile da fermare. Uno dei pochi “eletti” ad essere riuscito a scappare ad un placcaggio di Hamish Watson è il nostro Simone Gesi, ala delle Zebre Parma che esordirà proprio nella sfida di Murrayfield.

La meta di Simone Gesi al minuto 2:16, con un frontino a Hamish Watson – fonte @Youtube

Cosa aspettarci da Scozia vs Italia?

Sarà una partita davvero interessante: la Scozia è una squadra in grado di produrre un ottimo rugby con dei trequarti devastanti che giocano tutti tra Edimburgo e Glasgow e che ormai si conoscono a memoria, anche se le assenze di Hogg e Russell si faranno sentire. Non sarà un week end facile per le nostre ali Bruno e l’esordiente Gesi, che ha dimostrato di essere un finisher incredibile con le Zebre, ma è al suo primo test con la nazionale maggiore e dovrà farsi valere. L’Italia ha fatto un percorso di crescita interessante in questo 6 Nazioni, con delle ottime prestazioni contro Francia e Irlanda in casa e un buon secondo tempo contro l’Inghilterra a Twickenham. La partita contro il Galles era la nostra prova del nove e la sconfitta ha lasciato l’amaro in bocca a tutti. I nostri dovranno incanalare questa rabbia e dare il massimo per riuscire a fornire la migliore prestazione a Murrayfield.

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