Così come per l’esame di maturità che coinvolge centinaia di migliaia di studenti in questo periodo, anche l’Italia si prepara ad affrontare le tre prove necessarie per potersi dire finalmente grande. Gli Azzurri, infatti, si troveranno davanti tre avversarie molto difficili che quasi fanno impallidire le famigerate versioni di latino e greco che tanto spaventano gli studenti dei licei classici. Per le prime due prove, l’Italia affronterà Giappone e Nuova Zelanda, seguite per la terza prova in terra australe contro i Wallabies.

La nazionale guidata da Gonzalo Quesada è ormai in grado di regalare ai propri tifosi risultati che, almeno fino a pochi anni, fa sembravano irraggiungibili. Tra queste la più rappresentativa e recente rimane la storica vittoria Azzurra contro l’Inghilterra a Roma durante il Sei Nazioni 2026 per cui ancora adesso, mentre scrivo, mi vengono i brividi.

Il viaggio degli Azzurri inizierà il 4 luglio a Tokyo contro i Brave Blossoms. Una settimana più tardi, l’11 luglio, arriverà la sfida più affascinante di tutte contro gli All Blacks, unica grande nazionale che l’Italia non è ancora mai riuscita a battere. Infine, il tour si chiuderà contro l’Australia in fase di rilancio il 18 luglio.

Le partite dell’Italia
Giappone4 luglio 2026Tokyo
Nuova Zelanda11 luglio 2026Wellinghton
Australia18 luglio 2026Perth

In questo breve approfondimento prenderemo in esame le partite della finestra estiva con un’unica domanda di fondo: che tipo di squadre incontrerà l’Italia?

Come funziona il Nations Championship 2026

Prima di entrare nello specifico dei singoli incontri, è necessario capire perché l’Italia affronterà una serie di partite di così alto profilo nell’emisfero australe. Il formato del nuovo torneo biennale Nations Championship si svilupperà in due finestre internazionali distinte. La prima andrà in scena questo mese, e vedrà le nazionali dell’emisfero nord impegnate nell’emisfero sud. A partire da sabato 4 luglio ci saranno tre consecutivi “Super Saturday” in cui le nazionali di Tier 1 si sfideranno direttamente. La competizione riprenderà poi a novembre con la cosiddetta “Northern Series” invernale, che vedrà l’Italia impegnata in casa contro Sud Africa, Argentina e Fiji. In questa seconda parte si completerà la fase a gironi attraverso tre turni distribuiti nell’arco di altrettanti weekend.

Tutto questo viaggiare (l’accento è volutamente polemico) avrà il suo culmine in un Finals Weekend che avrà luogo per tre giorni consecutivi a Londra tra il 27 e il 29 novembre 2026.

Giappone-Italia: il primo esame degli Azzurri a Tokyo

Il primo avversario dell’Italrugby nel Nations Championship 2026 sarà dunque il Giappone. La sfida è in programma sabato 4 luglio al Chichibunomiya Rugby Stadium di Tokyo e rappresenta un test tutt’altro che scontato nell’afosa capitale nipponica.

Yoshitaka Yazaki in azione contro l’Italia nel 2024. Fonte: Rugbypass

Alla guida della nazionale è tornato Eddie Jones, protagonista della storica cavalcata mondiale del 2015 culminata con la clamorosa vittoria contro il Sudafrica a Brighton. Dopo la difficile esperienza alla guida dell’Australia durante la Coppa del Mondo 2023, il tecnico australiano ha scelto di tornare nel Paese materno, dove aveva già allenato anche i Tokyo Sungoliath. Se il primo ciclo di Jones viene ancora oggi ricordato come uno dei periodi più importanti nella storia del rugby nipponico, il suo secondo mandato ha finora prodotto risultati altalenanti. Recentemente, Jones ha persino ricevuto una squalifica da parte dalla propria federazione per comportamenti scorretti durante un tour dell’under 23 giapponese in Australia: per questo motivo non sarà in panchina contro l’Italia.

Sul piano dei risultati, nel 2024 il Giappone ha pareggiato la serie casalinga contro il Galles e perso proprio contro l’Italia. Nel corso del 2025 sono arrivate vittorie contro nazionali di Tier 2 come Canada e Stati Uniti, ma anche pesanti sconfitte contro nazionali di Tier 1 come Irlanda (10-41) e Sudafrica (7-61), che hanno evidenziato quanto il gap con le grandi potenze sia ancora importante.

Perché il Giappone può mettere in difficoltà l’Italia

Consapevoli di non poter contare sulla stessa stazza e la fisicità di squadre come Nuova Zelanda e Sudafrica, i Brave Blossoms hanno sviluppato un’identità basata sulla velocità, sulla continuità del gioco e sull’intensità. L’obiettivo è trasformarsi nella «squadra più veloce del mondo», sfruttando ritmo, dinamismo e precisione nell’esecuzione per compensare il divario fisico. Anche all’interno di partite disastrose come quelle citate, il Giappone ha mostrato scorci interessanti di questa filosofia che rende la squadra di Eddie Jones insidiosa per l’Italia. Sarà importante per gli azzurri rimanere attenti e concentrati fino a fine partita, specialmente per coloro che dovranno tenere il campo per tutti gli ottanta minuti. Il Giappone infatti cercherà di prolungare la pressione attraverso un rugby rapido, organizzato e giocato ad alta intensità fino al fischio finale.

Grazie all’emergere di talenti di grande prospettiva come Yoshitaka Yazaki, esordiente in nazionale a soli 19 anni contro l’Inghilterra e già stella della Waseda University, e di Warner Deans, Jones può contare su una rosa che unisce esperienza e gioventù. Un mix intrigante, capace di rendere il Giappone un avversario da non sottovalutare.

Nuova Zelanda-Italia: l’Everest degli Azzurri

La Nuova Zelanda che l’Italia affronterà l’11 luglio sarà molto diversa da quella vista a Torino nel 2024 visto che nel frattempo il capo allenatore, Scott Robertson, è stato sostituito da Dave Rennie. Le vittorie italiane contro Australia e Inghilterra dell’ultimo biennio hanno messo davanti agli occhi del mondo la netta crescita dell’Italrugby, ma la sfida contro gli All Blacks resta un Everest ancora tutto da scalare. Negli ultimi dieci anni i neozelandesi hanno mantenuto un dominio assoluto contro l’Italia, vincendo tutti i quattro confronti disputati nel nostro paese più l’incrocio nella fase a gironi dell’ultimo mondiale (vedi tabella sotto).

Fonte: Eurosport

La sconfitta terribile patita dagli Azzurri nella fase a gironi del mondiale 2023, fu probabilmente dovuta più a motivazioni extra-campo che alla prestazione certamente insufficiente dei giocatori. Pesarono senza dubbio la troppa pressione messa sul gruppo sia dalla stampa italiana che dallo stesso Kieran Crowley, sia dalla situazione in cui i neozelandesi arrivarono a quella partita. Dopo aver perso con la Francia, e prima di giocare la fase finale, gli All Blacks avevano bisogno di mettere in mostra il meglio di sé stessi, giocando al massimo delle proprie possibilità. E l’Italia, squadra a metà tra le selezioni di Tier 1 e Tier 2, o più semplicemente prossima squadra in calendario, fu l’agnello sacrificale perfetto.

Al netto di quella sconfitta, che ancora ci tormenta la notte, se analizziamo i risultati delle sfide degli ultimi dieci anni notiamo che un velo di speranza da parte nostra non è del tutto fuori luogo. Il gap in termini di risultato è andato piano piano diminuendo. Dopo le pesantissime sconfitte del 2016 (10-68) e del 2018 (3-66), si è giunti al più recente 11-29 maturato a Torino nel novembre 2024, dopo un -38 a Roma nel 2021 alla prima partita della gestione Crowley.

La prova offerta a Torino ha dato segnali incoraggianti: pur senza riuscire a contenere completamente gli avversari, gli Azzurri sono riusciti a limitare a tratti l’efficacia dell’attacco neozelandese, colpendo con Menoncello e confermando la crescita della squadra sotto la gestione di Gonzalo Quesada.

AnnoSedeRisultatoDifferenza
2024TorinoItalia 11-29 Nuova Zelanda-18
2023Lione (RWC ’23)Italia 17-96 Nuova Zelanda-79
2021RomaItalia 9-47 Nuova Zelanda-38
2018RomaItalia 3-66 Nuova Zelanda-63
2016RomaItalia 10-68 Nuova Zelanda-58

Nelle mani di Dave Rennie

Scott Robertson è stato esonerato dal suo ruolo nonostante potesse vantare una percentuale di vittorie del 74%. Nominato con un contratto quadriennale, il tecnico neozelandese è stato sollevato dall’incarico dopo due stagioni e delle sconfitte particolarmente pesanti che hanno definitivamente fatto sgretolare la sua leadership nello spogliatoio.

Decisiva per il destino è stata una revisione interna commissionata dalla federazione neozelandese, dalla quale sarebbero emerse criticità profonde legate alla cultura della squadra, all’eccessiva dipendenza dal supporto degli assistenti che ha portato a una scarsa chiarezza dei processi decisionali. Sul piano dei risultati, come accennato, a preoccupare la federazione sono state soprattutto le sconfitte contro Sudafrica e Argentina.

La ricostruzione è stata affidata a Dave Rennie, tecnico dal curriculum di assoluto livello internazionale, fresco vincitore della Japan League One alla guida dei Kobe Steelers. Nonostante le difficoltà del rugby neozelandese, con la conseguente partenza di alcuni giocatori importanti verso altre destinazioni più remunerative, la qualità del bacino neozelandese continua a essere senza paragoni. Proprio per questo prospetti come Josh Moorby, Fehi Fineanganafo, Anton Segner e Xavier Numia sono alcuni dei profili che potrebbero esordire proprio contro l’Italrugby.

AustraliaItalia: la rivincita dei Wallabies dopo Udine

Dopo più di dieci anni dall’ultima partita giocata in Australia, l’Italia incontrerà i Wallabies a Perth. Gli australiani saranno certamente vogliosi di vendicare le ultime due sconfitte patite contro l’Italia a Firenze nel 2022 e Udine nel 2026. Con quelle due vittorie, l’Italia ha messo fine alle lunga serie di 18 sconfitte consecutive iniziate in occasione del primo incrocio tra le due squadre avvenuto nel 1983 a Rovigo. Se davvero gli Azzurri riuscissero a battere per la terza volta consecutiva l’Australia, addirittura in casa loro, allora saremmo davanti ad una squadra pronta per la competizione più importante di tutte. Del resto Sherlock Holmes diceva che tre indizi fanno una prova e una vittoria di questo calibro sarebbe senza dubbio il certificato finale della credibilità azzurra.

Fonte: Il Post

Il passaggio del testimone australiano

Intanto le tre sfide estive contro Irlanda, Francia e Italia saranno anche le ultime tre partite di Joe Schmidt sulla panchina australiana. Al suo posto subentrerà Les Kiss, attuale head coach dei Queensland Reds ed ex collaboratore dello stesso Schmidt ai tempi della sua esperienza alla guida dell’Irlanda dal 2013 al 2019, con due Sei Nazioni consecutivi vinti.

Da quando Schmidt ha raccolto il posto di Eddie Jones alla guida dei Wallabies nel gennaio 2024, ha messo insieme un bilancio di 11 vittorie e 17 sconfitte, pari a una percentuale di successi del 43% in 28 incontri. Se è vero che sul piano dei risultati l’Australia è in crisi nera, come ci confermano l’ultimo posto nel Rugby Championship 2024 e 2025, e il primo tour europeo senza vittorie da 68 anni a questa parte, sotto la gestione Schmidt l’Australia è anche tornata a centrare successi di grande prestigio lasciando così un barlume di speranza per il suo successore. Su tutti spiccano la vittoria per 42-37 sull’Inghilterra a Twickenham nel novembre 2024 e il clamoroso 38-22 inflitto in rimonta al Sudafrica a Ellis Park nel 2025, stadio in cui l’Australia non vinceva da 63 anni. Due risultati accomunati da un elemento significativo: in entrambe le occasioni i Wallabies si sono trovati pesantemente sotto nel punteggio prima di ribaltare il risultato. Una doppia dimostrazione della forza e della ritrovata capacità della squadra di reagire nei momenti di difficoltà. Per questo motivo, l’Italia dovrà fare tesoro delle parole di Sun Tzu il quale, parafrasando un po’, ricorda saggiamente che sottovalutare un nemico con le spalle al muro può trasformarsi in un bagno di sangue per chi attacca.

Tornando al gioco dell’Australia, e prendendo in analisi le statistiche di Opta, il gioco australiano ha acquisito maggiore velocità ed efficienza sotto la mano di Schmidt: tra il 2024 e il 2025 il 64% delle ruck è stato completato in meno di tre secondi mentre la riduzione degli offload, a favore di un gioco più conservativo, ha contribuito a rendere l’attacco più ordinato e disciplinato. Non a caso la gestione del pallone è migliorata sensibilmente, come dimostra il dato sui passaggi nel 2025: un errore ogni 142 passaggi completati, quasi il doppio dell’efficienza registrata nell’annata precedente, quando la media era di un errore ogni 67 passaggi.

Uno dei lasciti più importanti del tecnico neozelandese riguarda però il ricambio generazionale. Nel solo 2024 Schmidt ha fatto esordire 19 nuovi giocatori, ampliando sensibilmente la base a disposizione della nazionale. Les Kiss erediterà così un gruppo giovane, profondo e con ampi margini di crescita, composto da giocatori del calibro di Joseph-Aukuso Suaalii, Tom Wright e Tate McDermott, a cui si potrebbe aggiungere tra gli altri Declan Meredith in mediana, complice l’infortunio di Tom Lynagh.

La strada verso la Rugby World Cup 2027 passa da qui

Mai come in questa finestra estiva i risultati contano. Il Nations Championship 2026 rappresenterà un passaggio fondamentale nel percorso di crescita dell’Italrugby in avvicinamento al mondiale. Il Giappone metterà alla prova la capacità degli Azzurri di reggere ritmi elevati e adattarsi a uno stile di gioco molto diverso da quello europeo. La Nuova Zelanda offrirà invece la misura più attendibile del divario che separa ancora l’Italia dalle prime squadre della ranking di World Rugby. L’ultima sfida contro l’Australia, invece, sarà un banco di prova a metà strada tra le prime due partite e ideale per capire veramente se gli Azzurri sono maturati abbastanza da saper reggere una pressione mediatica e sportiva come quella che subiranno a Perth. Tre sfide diverse, tre esami complementari e un unico obiettivo: capire quanto sia davvero pronta l’Italia per presentarsi in Australia con l’ambizione di scrivere una nuova pagina della propria storia ovale.

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