È il 1 Marzo 2024 e sto scrivendo questo articolo per leggerlo il 1 Marzo 2026. Cosa pensavamo del nostro futuro azzurro due anni fa?

Mirco Spagnolo in maglia Benetton Rugby (Benetton Rugby)

Il contesto

Due anni esatti, una vera e propria lettera ai futuri noi che scrivo il giorno dopo aver intervistato Marcos Gallorini a Leoni Fuori, il podcast. In questa stagione 2023/2024 Mirco Spagnolo è diventato un asset importante per il Benetton Rugby già dal precampionato, mostrando doti fuori dal normale. Nel frattempo, il 19-enne Marcos Gallorini ha incantato il pubblico di tutto il mondo al mondiale U20 del 2023 nella vittoria contro il Sud Africa a Paarl e continua a farlo sia in Serie A Élite a Mogliano che in allenamento col Benetton Rugby.

Nel Sei Nazioni U20 del 2024, che si sta giocando in questo momento, è stato partecipe di una vittoria clamorosa contro la Francia a Béziers per 20-23, la prima storica vittoria U20 in terra francese. Lo stesso fine settimana, la domenica, l’Italia ha pareggiato 13-13 a Lille contro la Francia nel Sei Nazioni con un calcio di Paolo Garbisi finito sul palo dopo che la palla era caduta dal supporto. L’arbitro non ha fatto ricalciare nonostante la carica illegale dei francesi sul calcio di punizione, e forse la fretta forse l’emozione hanno tradito il 10 azzurro nel calcio che avrebbe valso la vittoria. Nelle tre settimane successive gli azzurri hanno poi battuto sia la Scozia che il Galles facendo chiudendo il miglior 6 Nazioni di sempre.

Tommaso Menoncello festeggia con la Calcutta Cup in mano (Six Nations Rugby)

Molti giovani interessanti ogni anno

La nazionale azzurra e le due franchigie negli ultimi 2 anni si sono riempite di giovani interessantissimi prodotti da un contesto accademico che ha iniziato ad ingranare dal 2016 in poi, anno in cui Stephen Aboud è arrivato dall’Irlanda per cambiare le cose. Le accademie zonali del decennio 2006-2016 non rendevano e c’era bisogno di una mano esperta da un sistema funzionale come quello irlandese per aggiustare le cose. Fra mille polemiche sportive e politiche, le accademie hanno però iniziato ad avere un gettito costante di talento senza precedenti.

Nel 2018/19 fra i giovani invitati all’accademia Francescato c’erano Paolo Garbisi, Alessandro Fusco, Gianmarco Lucchesi, Filippo Alongi, Manuel Zuliani, Andrea Zambonin, Jacopo Trulla e Federico Mori. Tutti atleti che negli ultimi anni hanno vestito l’azzurro, molti dei quali sono titolari adesso e hanno pareggiato con la Francia questo weekend. L’anno successivo (’19/’20) i nomi nuovi sono quelli di Lorenzo Cannone, Mirco Spagnolo, Nicola Piantella, Matteo Meggiato, Muhamed Hasa e Filippo Drago. Nel 2020/21 si parla di Menoncello, Pani, Rizzoli, Genovese, Ferrari, Marin, fra i vari. Insomma, ogni anno l’accademia ha prodotto almeno 4-5 talenti finiti a giocare nel giro del professionismo e rimpolpare la rosa azzurra che ogni anno vediamo al Sei Nazioni.

Manuel Zuliani festeggia la vittoria contro la Scozia a Roma (Six Nations Rugby)

La nouvelle vague italiana

Non ce ne vogliano gli azzurri del quinquennio 2015-2020, che si sono sbattuti forse più di chiunque altro per la maglia senza grossi risultati, ma c’è la sensazione che i nuovi giovani in arrivo in nazionale siano sempre più forti e competitivi. Capitan Lamaro è difficile da spostare dal 7, e ci sono delle ragioni ovvie a riguardo. Tuttavia, dietro di lui scalpita un arrembante Manuel Zuliani che nonostante l’età giovane ha già scalato le gerarchie di qualsiasi appassionato di statistiche rugbistiche. È il flanker più efficace del torneo e coach Quesada sta cercando in tutti i modi di farlo funzionare assieme ai titolari.

È impossibile parlare di nuove generazioni senza parlare di Menoncello. Il giovane trevigiano è già il giocatore più forte di questa nazionale nonostante sia nato nel 2002. Devastante in ogni fase del gioco, fisico ormai statuario ma corsa da centometrista, palla passaggio e visione, tutto in un unico pacchetto che si muove agilmente a 25 km/h. Ce lo invidiano un po’ tutti, e non è difficile capire perché. Dietro di lui nel triangolo allargato si sta affermando Lorenzo Pani, giovane ma dotato di una bombarda nel suo piede sinistro che domina le statistiche per metri guadagnati la piede in URC. Infine, l’indistruttibile Leo Marin. Gioca a Cardiff nel Marzo 2022 con l’influenza e batte il Galles da primo centro, ruolo non suo. Sta fuori un anno e mezzo per infortuni vari, torna nel Dicembre 2023 come non fosse successo nulla e gioca un Francia-Italia fino all’ultimo respiro, da fuoriclasse.

Gonzalo Quesada sulla panchina della nazionale italiana (Rugbypass)

Cambio di rotta

Ci sono almeno altri 5 nomi da fare, ma lo spazio è quello che è. Il succo del discorso è che stiamo rimpolpando la nazionale di giocatori forti veri, che arrivano da un contesto di formazione finalmente efficiente che ci sta dando il sostrato tecnico, tattico e fisico per poter competere al massimo livello. Il Benetton Rugby si sta giocando lo URC a viso aperto, arrivando fino al secondo posto (Gennaio 2024) e le Zebre stanno iniziando a impensierire gli avversari almeno in qualche occasione. C’è la sensazione di essere vicini a un punto di svolta ed è importante non perdere la rotta adesso che sembriamo averla trovata.

Questi ultimi tre anni (2021-24) però le cose sono cambiate parecchio in termini di organizzazione. L’accademia Francescato è stata spartita fra le due franchigie per accorpare i giovani già a un club. Le due franchigie, poi, li mandano a fare esperienza in Serie A Élite / Serie A mantenendo però un rigido controllo su come si formano e come giocano. Inoltre, è stato permesso agli atleti di espatriare in caso di interessamento di espoirs francesi o academy inglesi. Fra i prodotti migliori delle ultime tre annate ci sono Ross Vintcent (ora a Exeter), François Mey (ora a Clermont), David Odiase (ora a Oyonnax), ma anche Giovanni Sante (Montpellier) e Nicholas Gasperini (Stade Français).

Ross Vintcent con la maglia di Exeter (The Rugby Paper)

Tre nomi in ascesa

Il prospetto di cui tutti stanno parlando, però, è quello di un pilone: Marcos Gallorini. Lo abbiamo intervistato già nel 2023 nell’anno che lo ha visto protagonista al mondiale, e la sensazione è quella di aver davvero pescato un jolly. Al momento ha 19 anni, pesa circa 130 kg, si allena al Benetton Rugby e gioca nel Mogliano. Il futuro, però, è roseo e ci si aspetta di vederlo nel giro professionistico al più presto.

Un secondo giocatore sulla bocca di tutti è David Odiase (qui la nostra intervista del 2023), eccentrica terza linea cremasca nota a tutto il mondo ovale per un suo discorso in spogliatoio, un uomo capace di suonare la carica e guidare una battaglia che tutti vogliono vedere al più presto nel giro azzurro. David ha preso la strada della Francia e sta pian piano trovando spazio a Oyonnax in Top14, ma si spera possa prendersi presto la scena.

Di Mey e Vintcent si parla già più in termini maturi, dato che sono stati convocati da coach Quesada per il Sei Nazioni 2024 anche se Mey non ha poi fatto parte del gruppo finale. Mentre Ross Vintcent è già nel giro delle terze linee titolari forse anche a causa di un infortunio occorso a Lorenzo Cannone, François Mey sta ancora cercando di ritagliarsi il suo spazio (qui la nostra intervista del 2023). Tutti giocatori tecnici, tattici, abili in vari aspetti del gioco, e concentrati su un unico obbiettivo: l’azzurro.

Marcos Gallorini festeggia la meta contro l’U20 scozzese al Sei Nazioni di categoria (Allrugby)

Ribaltoni e dietrofront

Nel 2021 Marzio Innocenti ha vinto le elezioni federali col sostegno dei club dell’allora Top10 (ora Serie A Élite) promettendo riforme radicali. Alcune di queste riforme sono state effettuate abbastanza presto, come quella del sistema accademico; ne ho scritto esattamente due anni fa, nel Marzo 2022. Altre si sono fatte attendere, come quella del campionato domestico, che non ha convinto molte persone passando da 10 a 9 squadre e cambiando identità.

Nel corso dei suoi primi due anni di presidenza abbiamo visto alcuni cambi di opinione importanti, come ad esempio la decisione di non chiudere totalmente le accademie ma lasciare aperti due CDFP e accorpare le accademie alle franchigie (che non era il piano iniziale). L’altro elemento su cui si era basata la sua vittoria elettorale era la soluzione della questione Zebre. Con Padova sempre più pressante per avere quella licenza, pareva fatta per spostare la franchigia lì. E invece anche in quel caso si è deciso di continuare con le cose come stavano.

Cosa ci aspetta?

Si dietro queste decisioni federali c’è probabilmente una presa di coscienza del problema una volta avuto accesso alla cosiddetta “stanza dei bottoni”, il timore è che il suo successore possa non essere altrettanto capace di cambiare idea. La “pancia” del rugby italiano è arrabbiata col mondo federale per i tanti soldi dati alle franchigie, per i tanti talenti scippati dalle suddette ai club di Serie A Élite, per le promesse non mantenute, per i pochi soldi che girano in generale.

Chiunque rileverà l’incarico di Innocenti, perché sembra chiaro che il sostegno della base non sia più quello di prima, dovrà essere una persona in grado di avere uno sguardo di insieme. Le decisioni andranno prese perché si continui a produrre talento come lo stiamo producendo, perché si continui a crescere come stiamo facendo, perché ci sia continuità e non l’ennesimo “destr-riga” militaresco dove sale al potere chi promette di tirar giù tutto con la forca in mano. Siamo finalmente riusciti a creare un percorso d’elite veramente funzionale, teniamolo in piedi.

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