Birmingham, Bologna, Londra, Parigi e Treviso. Apparentemente delle città senza alcun nesso logico tra loro, che ai più potrebbero non dire nulla. Ma non è così per Paolo Odogwu, giocatore della Benetton Treviso e della nazionale italiana che al ritorno dall’infortunio al bicipite ha sfoderato delle prestazioni di primissimo livello. In questa chiacchierata abbiamo affrontato assieme diversi aspetti della vita di Paolo, dalle sue origini, passando per la sua permanenza a Treviso ed i suoi trascorsi con Wasps ed il rugby inglese. L’obiettivo di questa intervista era quello di farvi conoscere meglio il giocatore, ma ancor di più la persona che è Paolo Odogwu. Buona lettura!

Tempo di lettura: 7 minuti

  1. Più forte ad ogni ritorno
  2. Dove tutto è nato
  3. Galeotta fu la chiamata
  4. Non solo origini
  5. Non solo rugby: Composure Club e Benetton After the Game
  6. Chit Chat e Conclusioni
Odogwu in procinto di segnare una meta contro gli Sharks – OaSport

Più forte ad ogni ritorno

Odogwu, non appena arrivato a Treviso ha sempre offerto ottime prestazioni, migliorando di partita in partita e candidandosi fortemente ad un 6 Nazioni 2024 da protagonista. Purtroppo però il destino aveva altro in programma, e nel primo derby di URC contro le Zebre, giocato il 23 Dicembre 2023, il suo tendine d’achille ha ceduto proprio mentre si accingeva a segnare la sua prima meta in URC. Da lì seguitò uno stop forzato di 9 mesi prima di poter tornare in campo con la maglia di Treviso proprio in URC. Il suo ritorno dal primo infortunio è stato ottimale, con 2 mete segnate in 6 partite e delle prestazioni di ottimo livello. Purtroppo però la fortuna non si dimostrò essere dalla sua parte, infatti nel match contro Edimburgo subì un infortunio al tendine del bicipite brachiale.

Quest’ultimo infortunio lo ha tenuto lontano dal campo di gioco per circa 4 mesi, ma non lo ha fermato dal continuare a migliorarsi, e le sue ultime prestazioni lo stanno dimostrando. Ma come ha fatto Paolo a migliorare anche durante gli infortuni, qual è il segreto che gli ha permesso di tornare sempre meglio di prima? “Mah, l’importante è cercare di mantenere la tua mente nel posto giusto. Soprattutto con il tendine d’Achille è stato molto difficile, perché sono stato fuori per 7 mesi, nel mio primo anno, subito prima del 6 Nazioni ed inoltre mi ero appena trasferito, e l’infortunio ha fermato tutto bruscamente. Ciò che mi ha aiutato è stato tenere alta la motivazione ed il mindset sapendo che quando tornerai in campo sarai ugualmente forte, se non migliore di prima perché avrai una mentalità ed un entusiasmo rinnovati per essere tornato a giocare. Questo è quello che ha funzionato per me, soprattutto in questo momento ogni volta che sono sul campo me la sto godendo più che posso.”

Al ritorno dall’infortunio subito una prestazione da Man of the Match per Odogwu, autore di una meta e di un assist – United Rugby Championship

Questi periodi di stop sono molto spesso utilizzati dagli atleti per lavorare su aspetti del proprio gioco da migliorare o da affinare, ed in questo Odogwu è stato aiutato anche dall’intervento di Calum Mc Rae, allenatore della difesa di Treviso, che lo ha incluso nel gruppo dei Defensive Leaders della squadra, permettendogli così di migliorare ancora di più un aspetto del suo gioco in cui si sentiva già ad un buon livello. “Ha pensato avessi opinioni davvero buone ed una buona visione generale del gioco, e così ha deciso di integrarmi nel gruppo e di farmi spendere del tempo in un leading group. Ed è stato bello vedere in prima persona la quantità di preparazione e analisi preliminare delle squadre contro cui avremmo giocato, analizzare il modo in cui ci avrebbero attaccato e come avremmo fatto per contrastarli. Quindi far parte del gruppo leader di difesa è stato un qualcosa che mi ha fatto porre come obiettivo, una volta rientrato in campo, di avere un impatto positivo per la squadra, soprattutto dal punto di vista della difesa. Essendo entrato a far parte di questo gruppo mi impone di essere un leader dentro e fuori dal campo e fare in modo che tutti quelli attorno a me diano il loro meglio. Nel gruppo ci sono altri giocatori, ovviamente Brex, Fekitoa, Scrafton, Lamaro, Zuliani, Negri e qualche altro avanti, così da avere una visione d’insieme da diversi ruoli.”

Paolo ci ha confermato come avere questa visione più generale del gioco e di come anche altri ruoli analizzano il gioco dei propri avversari lo ha aiutato a migliorare il proprio attacco, a rendersi più imprevedibile e sfruttare al meglio le proprie caratteristiche in un ruolo dove forse non ci si sarebbe aspettati di vederlo giocare. Prima di Treviso infatti ha giocato molto spesso da secondo centro, e ci si sarebbe aspettati di vederlo in quel ruolo sia con la maglia biancoverde sia con quella azzurra. Invece, su sua stessa ammissione “da quando sono arrivato a Treviso ho un po’ cambiato idea, quando giocavo ai Wasps volevo essere un 13, perché pensavo di poter dare il meglio in quel ruolo, ma giocare ala alla Benetton mi dà molta più libertà di muovermi per il campo ed essere più coinvolto nel gioco. Inoltre con la quantità ed il tipo di centri che ci sono in squadra mi sento più utile e mi diverto molto di più nel ruolo di ala.”

Odogwu ha rinnovato lo scorso anno con Treviso, a testimonianza della stima reciproca tra il club ed il giocatore – Benetton Rugby

Dove tutto è nato

Ma da dove arriva Paolo Odogwu? Qual è il suo background, e come si è avvicinato al mondo del rugby? Paolo passa i primi anni della propria vita a Birmingham, una città fortemente calcistica, e sino agli 11 anni gioca soltanto a calcio. Tutto cambia quando inizia a frequentare la secondary school. E la sua scuola “non aveva una squadra di calcio, ma soltanto quella di rugby. E a quel punto mi dissi che avrei provato quello sport, nonostante io non ci avessi mai giocato e non l’avessi nemmeno mai guardato. E poi dopo averci giocato per la prima volta pensai subito di essere costruito per questo sport, perché ero sempre abbastanza fisico a calcio, probabilmente troppo fisico per il calcio, e quindi mi dissi: “oh, qui funziona bene e non commetto falli!” e quello fu il momento in cui capii che il rugby sarebbe stato il mio sport.” Da quel momento fu amore a prima vista, ed il suo talento lo portò a giocare sempre di più sia per la propria scuola sia per selezioni regionali, sino ad arrivare ad entrare a far parte di un’accademia vera e propria, quella dei Leicester Tigers.

Proprio all’interno di questa accademia incontrò inconsciamente il proprio futuro, poiché in quel periodo a Leicester giravano anche Tiziano Pasquali nella Senior Academy e Michele Rizzo che faceva parte della prima squadra. Entrambi ritrovati alla Benetton Treviso qualche anno dopo. Dopo 3 anni alla Leicester Tigers Academy passò ai Sale Sharks con cui giocò 3 stagioni. In queste prime stagioni tra “i grandi” mostrò buoni spunti, segnando 7 mete in 33 match giocati, guadagnandosi così la chiamata da parte di quella che fu la squadra più titolata d’Inghilterra: i London Wasps. In maglia giallonera si mise davvero in mostra, giocando ben 16 partite tra la travagliata stagione 19/20 e l’inizio della 20/21 mettendo a segno 6 mete, e richiamò così l’attenzione di Eddie Jones, allora Head Coach della nazionale inglese, che lo incluse nei 28 giocati chiamati per il 6 Nazioni 2021.

Un po’ di highlights di Paolo in Premiership – Rugby Jubbly

Questa avventura non si rivelò però fruttuosa, in quanto Paolo non scese mai in campo con la nazionale inglese e non ci ha nascosto che quel periodo fu abbastanza duro, in quanto tutto questo mancato minutaggio per un giocatore giovane è deleterio. Un giovane vive di entusiasmo, e se gli viene tolta la principale fonte di allora un giovane atleta finisce per dubitare di te stesso e fatica poi a ritrovare la forma anche mentale per giocare al livello richiesto. Soprattutto in Inghilterra, dove dopo essere passato per le nazionali U18 e U20 in molti, Club compresi, si aspettano e si auspicano che un proprio atleta arrivi a giocare per la nazionale maggiore Inglese.

Nonostante le difficoltà Paolo non si buttò giù, e la stagione successiva giocò ben 17 partite con gli Wasps, segnando altre 6 mete, instaurando definitivamente il proprio status di leader all’interno della squadra. In quella che doveva essere la terza stagione di Paolo Odogwu in maglia giallonera, il rugby inglese visse uno dei periodi più bui della propria esistenza. Nel giro di poche settimane Worcester Warriors e London Wasps furono esclusi dalla Premiership per grosse difficoltà finanziarie, ed al termine della stagione 2023 anche i London Irish ebbero lo stesso destino.

In una sola stagione 3 storiche compagini del rugby inglese sono state costrette ad alzare bandiera bianca di fronte ad una crisi economica impietosa. Soprattutto per quanto riguarda Worcester e Wasps la situazione fu proprio quella di un fulmine a ciel sereno, poiché “sapevamo che stava succedendo qualcosa, ma non sapevamo la grandezza di quanto stava succedendo. Sentivamo che c’era qualche problema finanziario, ma che sarebbe stato risolto; poi letteralmente arrivammo un martedì pomeriggio e ci dissero che saremmo stati licenziati, senza alcun preavviso. È stato proprio così l’inizio della riunione con l’amministratore che lavorava per il governo. È stato davvero pazzesco. E poi non c’è stato nemmeno il tempo di pensarci, perché avevi improvvisamente 50 giocatori che cercavano una nuova squadra, solo 3 settimane dopo che anche Worcester aveva chiuso e quindi altri 50 giocatori nella stessa situazione. Io sono stato fortunato visto che stavo giocando bene e quindi avevo in mano alcune offerte e quindi dopo solo due settimane avevo firmato con lo Stade Français. Alla fine nonostante le preoccupazioni iniziali sono comunque caduto con i piedi per terra.” A Parigi Paolo riuscì a continuare con il suo ottimo stato di forma e giocò comunque 12 partite, di cui 5 da titolare, segnando 1 meta.

Odogwu in azione con lo Stade Français, all’epoca allenato da Gonzalo Quesada – OnRugby

Galeotta fu la chiamata

“In realtà gli ho scritto io”. Questa è stata la risposta a come sia entrato in contatto con Crowley, molto semplice e diretta. “Ho avuto il suo numero, l’ho chiamato e gli ho detto che mi mettevo a disposizione per una chiamata alla RWC 2023, ovviamente non mi aspettavo subito un “sì”, ma credevo di poter essere un valore aggiunto per la squadra e quindi ho dato la mia disponibilità.” Inizialmente Crowley gli rispose che la sua intenzione era quella di fare affidamento sul gruppo che aveva disputato l’ultimo 6 Nazioni, e quindi le speranze di Paolo di partecipare alla Coppa del Mondo erano risicate. Però, dopo due settimane di stressante attesa, Crowley si fece risentire e comunicò a Paolo che avrebbe preso parte al gruppo di preparazione al mondiale.

“Fortunatamente sono riuscito a partecipare al mondiale, ed è stata una bellissima esperienza. È stato bello entrare a far parte del gruppo così, aver avuto questa come prima occasione per conoscere tutti, anche perché una volta arrivato a Treviso ha reso tutto molto più semplice, togliendo tutte le varie preoccupazioni sul conoscere nuove persone ed entrare in sintonia con la nuova squadra.” Di sicuro, come confermato proprio da Odogwu, le prestazioni in crescendo degli azzurri hanno attirato sempre più l’attenzione di atleti oriundi, cambiando quello che era un po’ un paradigma secondo cui gli azzurri sarebbero sempre stati un ripiego per giocatori con la doppia eleggibilità.

Paolo Odogwu con la maglia azzurra della RWC 2023 – ABTC

E proprio questo argomento fu abbastanza dibattuto quando venne fuori il nome di Paolo tra i convocati per il mondiale 2023, con parte del pubblico che vedeva questa come una scelta di ripiego. In realtà durante tutta l’intervista Paolo ci ha spiegato bene come il sistema rugby inglese ti porti a respingere le lusinghe di altre nazionali che non siano quella inglese. “Certamente ha a che fare con il miglioramento della squadra. Se si guarda agli ultimi tre 6 Nazioni le aspettative sono cambiate, le altre nazionali schierano la formazione migliore possibile perché sanno che non sarà una partita scontata. Per me è più eccitante far parte di un qualcosa che sta costruendo e crescendo, piuttosto che essere un nessuno all’interno di una macchina che continuerebbe comunque a funzionare. Con la Benetton e la nazionale si capisce che si è vicini a fare qualcosa di speciale e penso che essere parte di ciò, e se arriviamo dove so che possiamo arrivare, allora sarebbe una gran bella soddisfazione. Tutto questo sta portando tanti giocatori con discendenza mista, soprattutto quelli che giocano in Inghilterra – visti i problemi economici della Premiership – a guardarsi intorno. Al contrario di quanto succedeva quando io ero più giovane. Non avresti mai pensato di lasciare l’Inghilterra per giocare a rugby e quindi la pressione era più alta, perché sapevi che giocando per un’altra nazionale non saresti stato più di valore per il tuo team poiché avresti saltato partite e loro non sarebbero stati rimborsati. È successo a me, i London Wasps mi hanno dissuaso dal giocare per l’Italia perché non sarebbe stato nell’interesse del club che io giocassi per l’Italia avendo sul piatto anche l’opzione di giocare per l’Inghilterra.” E quindi c’è stato davvero un momento in cui hai avuto la chiamata da entrambe le nazionali? “Io in realtà ho ricevuto una chiamata dall’Italia, e quello stesso giorno, soltanto un’ora dopo, sono stato chiamato da Eddie Jones dopo che erano anni che non venivo contattato dalla RFU. In realtà poi l’ho incontrato nuovamente a Firenze, durante un camp con la Benetton – Eddie Jones e Fabio Ongaro sono amici e si frequentano spesso – e lui mi disse che era molto felice per me, che stavo giocando molto bene con l’Italia ecc… e io pensai tra me e me: è stato tutto un tuo piano quindi?”

Odogwu nel ritiro inglese per il 6 Nazioni 2021, in cui non venne mai schierato – Coventry Telegraph

Non solo origini

Troviamo quindi un Paolo Odogwu critico del sistema rugbistico inglese, visto quasi come una macchina perfetta che scarta tutto ciò che non rientra nei propri standard e che non porta vantaggio ai propri interessi, un Odogwu che con la maglia azzurra e con la Benetton Treviso ha trovato nuovi stimoli e una riconnessione con le proprie origini. Una connessione che non ha mai realmente perso; Paolo è infatti figlio di madre nigeriana e padre italo-nigeriano, e la sua infanzia è stata quella di “un bambino italo-nigeriano, non quella di bambino inglese. Ho sempre sentito questa differenza, non mi sono mai sentito inglese. Sono semplicemente nato lì. E penso che questo sia stato un qualcosa che ha pesato nella scelta di giocare per l’Italia o continuare ad inseguire la nazionale inglese. Anche perché non mi sentivo così connesso con l’Inghilterra come con le mie radici italiane, visto che comunque quando ero piccolo per circa 8 o 9 anni siamo sempre andati a trovare la famiglia italiana a Bologna per Pasqua e ho sempre sentito l’Italia come una parte di me, non come un mix di cultura con cui non mi sono mai connesso. Specialmente adesso, vivere qui, aver giocato per la nazionale, imparare la lingua e parlare in italiano con le persone mi fa sentire ancora più connesso con il posto e sin da quando sono qui non ho mai avuto voglia di tornare in Inghilterra. Cioè, ora mi vedo benissimo a vivere in Italia per il tutta la vita.”

Non è tutto, ma anche l’ambiente conta! – Instagram Paolife_

A contribuire con questo forte sentimento per l’Italia ha giocato un ruolo fondamentale anche il diverso approccio al rugby ed in generale lo stile di vita. “La prima cosa che salta all’occhio è come tutto l’ambiente sia più rilassato, è proprio un discorso culturale. Penso che in Inghilterra tutti siano molto più stressati, e si riflette nello sport su come approcci il gioco, le riunioni, gli allenamenti. Tutto è un po’ militare. Quando sono venuto in Italia mi sono subito goduto l’ambiente, che ho trovato simile a quello che c’era agli Wasps. Ho capito subito che mi sarei potuto divertire ed esprimermi al 100%, soprattutto a livello di gioco. All’inizio attaccavamo letteralmente da ovunque! Pazzesco, ma è divertente! Potevamo provare al massimo, concederci anche qualche errore perché non c’era quel mindset negativo per cui è meglio non provarci che fare un errore provando ad uscire dalla norma. Lo vedi in alcuni giocatori: guardate Ange. Quello che fa non lo puoi allenare, non gli puoi dire come farlo. Lui lo fa e basta. E in un sistema troppo strutturato potresti perderlo, potresti perdere questa libertà d’espressione e abilità di lettura della situazione rispetto a giocare quanto di più conveniente.”

Abbiamo avuto anche modo di confrontare il modo di vivere il rugby e la vita a Parigi, dove Paolo ha giocato per circa 9 mesi, e ci ha confermato il fatto che Parigi è un po’ un mondo a sé stante. “Penso che vivere a Parigi sia diverso dal resto della Francia, è una città così grande dove incontri tantissime persone diverse e fai fatica a distinguere i locals da qualsiasi altra persona, quindi è difficile farsi un’idea. Parlando però di rugby è stata un’esperienza abbastanza mista, perché come Head Coach avevamo Gonzalo Quesada, però nello staff era presente anche Paul Gustard, che ha ovviamente passato quasi tutta la sua vita in Inghilterra, quindi avevamo una struttura un po’ più inglese quando giocavo per lo Stade. Era una situazione in cui mi ritrovavo, lo stile di gioco mi era familiare. Ma il mindset e lo stile di vita erano più vicini all’Italia, in termini di approccio alla partita ed in generale.”

Nel video la meta di Paolo per chiudere il match contra la Namibia all RWC 2023 – World Rugby

Non solo rugby: Composure Club e Benetton After the Game

Prima di trasferirsi e giocare a Treviso, Paolo ha giocato in grandi città come Londra e Parigi, e ci siamo quindi chiesti come si trovasse a vivere in una città di medio/piccole dimensioni e di come fosse in generale la sua esperienza trevigiana. E la cosa che lo ha più stupito, oltre alla bellezza della città, è stata la facilità con cui “in 5 minuti di camminata sono alla stazione del treno, quindi se voglio andare a Firenze, o Milano, posso semplicemente salire sul primo treno e andarci. Se voglio andare al mare o in montagna prendo la macchina ed in un’ora sono arrivato. È bello avere accesso a così tante cose, soprattutto perché io sono cresciuto a Birmingham che è nel mezzo dell’Inghilterra, non potresti essere più lontano di così da una spiaggia. Mi piace essere in grado di poter decidere di andare in spiaggia se vedo che c’è una bella giornata. Ecco, anche il meteo che ti permette di andare al mare fa comodo!”

Ma non è soltanto una questione di comodità, anche la comunità trevigiana a quanto pare ha avuto sin da subito a cuore Paolo, e si è fatta sentire ancora di più la dimensione più paesana – in senso positivo – che di metropoli. Infatti non appena arrivato Odogwu si è trovato spaesato: “Non appena trasferito ero un po’ sorpreso, non capivo perché mi guardassero tutti. Ma in realtà non appena ho iniziato a giocare per Treviso, mi sono sentito davvero accolto. Cioè, ora trovo persone sconosciute per la strada che mi urlano: “Ciao Paolo!” così, dal nulla mentre stanno andando in bici. Capita spesso, ed è davvero figo. E visto che è una città piccola e che il rugby è lo sport principale senti davvero quel senso di comunità. Anche quando incroci i vicini di casa ti fanno i complimenti per come hai giocato e altre cose. È davvero bello sentirsi parte integrante di un posto, soprattutto quando arrivi da Parigi in cui ci sono 3 milioni, credo, di persone ma ti senti comunque solo; qui vedi sempre le stesse persone nei negozi, nei bar e ci puoi instaurare un rapporto, ed è carino poter scambiare due chiacchiere con il commesso o il barista.”

Paolo Odogwu e Jacob Umaga a lavoro per promuovere il proprio brand – Instagram Paolife_

Inoltre non dimentichiamoci che Paolo una volta approdato a Treviso ha ritrovato subito tanti giocatori con cui ha passato del tempo a Londra, sponda Wasps. A Treviso erano infatti approdati Malakai Fekitoa, Marcus Watson, Matteo Minozzi e soprattutto Jacob Umaga, con cui è amico sin dai tempi dell’accademia di Leicester. Ed assieme ai giocatori nazionale lo hanno comunque aiutato ad ambientarsi più in fretta e a sistemare un po’ tutto quanto necessario al trasloco in una nuova città all’estero. Proprio con Jacob Umaga però sono legati più che da una semplice amicizia, sono infatti anche soci di Composure Club, un brand di streetwear fondato ai tempi dei Wasps e che negli anni si è sempre rivelato un ottimo sfogo creativo per allontanare la testa dal rugby.

Il fashion è una grande passione di Paolo e, anche grazie al programma After the Game della Benetton Treviso, ha avuto la possibilità di passare del tempo nel quartier generale di WOC – World of Colors in Puglia. WOC è infatti partner di Treviso dal 2024 ed ha ospitato Odogwu, facendo fare “un’esperienza davvero interessante. Mi hanno dato completo accesso a tutto, nonostante non li avessi mai conosciuti prima. Ho fatto dei vestiti assieme a loro, e penso che essere in grado di creare un certo tipo di conoscenze mentre sto ancora giocando sia davvero importante ed è un qualcosa in cui sono davvero interessato. Il rugby non è una carriera lunga, e se riesco a costruire connessioni nel mondo del fashion e del design già ora ciò significa che non appena avrò smesso di giocare a rugby ne potrò trarre beneficio. Inoltre era il mio obiettivo riuscire a farlo contemporaneamente. Anche in Inghilterra ci sono progetti simili in realtà, la Rugby Players Association pensa ad aiutare i giocatori che vogliono prendere una laurea o intraprendere una carriera in un’industria che non sia quella sportiva.”

Ci ha parlato anche dell’utilità dal punto di vista mentale dell’avere ulteriori interessi oltre al rugby, in quanto anche un giocatore professionista ha bisogno di staccare il cervello da quello che è effettivamente il proprio lavoro, anche quando sei ancora nel pieno della carriera. “Per esempio, quando ero infortunato avevo comunque qualcosa da fare per il mio brand. Se non avessi avuto qualcosa da fare in quel periodo sarei stato sicuramente a casa a far nulla, deprimendomi. E inoltre ti aiuta a staccare un po’ la mente, perché quando sono a casa non penso al rugby, visto che ho altro da fare. Ed è un po’ quello che ho sempre voluto, perché il rugby può essere stressante, e così facendo ho l’occasione di decomprimere un po’ dopo un allenamento o una partita.”

Paolo in visita al Head Quarter di WOC, in collaborazione con Benetton After the Game – Instagram Benetton Rugby

Chit Chat e Conclusioni

Arrivati a questo punto l’intervista si è spostata su tematiche più leggere, come per esempio il giocatore che più lo ha stupito tra Treviso e Nazionale, e la risposta ha lasciato tutti a bocca aperta: “Tommy Menoncello. É un genetic freak. Considerando la sua età e ciò che ha già raggiunto, possiamo definirlo un talento generazionale. Lui fa cose, come Ange, che non puoi insegnare. Fa cose al di fuori del normale, e solo lui può farle. Se devo trovare un altro nome, allora Simone Ferrari, un grande pilone.” Abbiamo poi parlato della città di Treviso e di dove porterebbe la squadra a festeggiare e “Kimeia, è uno dei pochi posti in città che sta aperto oltre le 11, ha un bello spazio all’aperto e buona musica”.

Inoltre è saltato fuori un aneddoto interessante accaduto dopo un match casalingo contro gli Ospreys la scorsa stagione: “Dopo la partita siamo andati tutti alla Fonderia, e quando siamo arrivati abbiamo visto tutti i ragazzi di Ospreys fuori dal locale, in tuta, pantaloncini e flip-flop del club. A quel punto gli chiesi: “Ma perché non vi siente cambiati?” e loro: “Beh, pensavamo andasse bene, a Swansea non fanno storie!” “Certo, ma non siete a Swansea, non vi faranno entrare così”. E insomma poi mi chiesero di parlare alla guardia all’ingresso, ma sapevo già che non li avrebbero mai fatti entrare.”

È difficile trovare il modo di chiudere questo articolo se non scrivendo di quanto sia stata piacevole questa chiacchierata con Paolo Odogwu, che si è rivelato una persona estremamente alla mano, gentile e simpatico e con un affetto davvero profondo per Treviso, la nazionale e l’Italia. Ho personalmente percepito un grande piacere da parte sua a vivere in Italia ed a riconnettersi ancora di più con le sue radici, che ad un certo punto sono sembrate molto lontane a noi tifosi, ma che in realtà hanno sempre fatto parte della sua quotidianità e della sua vita. Non mi resta che augurare il meglio a Paolo per questo finale di stagione con Treviso, e di vederlo al più presto segnare mete anche in maglia azzurra.

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