Finito il 6 nazioni, sia maschile che femminile, mi è venuta voglia di scrivere riguardo al Rugby a 13 internazionale. Non sono un vero esperto di Rugby League, diciamo un appassionato che non si perde nessun appuntamento principale della NRL (ovvero National Rugby League, il campionato nazionale australiano, di gran lunga il più importante), State of Origin, Super League inglese e dei match internazionali. Il Rugby League internazionale è in gran crisi in questo momento, soprattutto in quello che dovrebbe essere l’evento apicale: la Rugby League World Cup. Sebbene il primo mondiale di rugby league fu addirittura nel 1954, l’evento non ha mai suscitato un gran interesse mediatico.
Negli anni tante formule son state provate, una tentativo verso l’espansione iniziò dal mondiale del 1995, si passò dal record di partecipanti precedenti, ovvero 5, a 10. Inoltre l’evento fu concentrato in 4 settimane in Galles e Inghilterra, mentre in precedenza si assegnava la corona dopo dei test match in cicli che duravano 2-3 anni.
Spinti dal grande successo dei mondiali Rugby Union, la federazione internazionale League ci ha provato, finanziando nazionali rimpinguate di giocatori col doppio passaporto provenienti dalla NRL, dalla Superleague o dalle serie minori inglesi e australiane. Ci si è trovati con la situazione di avere ad esempio l’Italia, con in campo solo giocatori australiani o inglesi (tranne l’eccezione di Simone Boscolo e Gioele Celerino) , che d’italiano avevano qualche avo, in Italia non ci eran mai stati e che non sapevano dire nulla in italiano se non “ciao bela Italeea”.
Il fatto è che ad alto livello poche sono le nazioni nel mondo a XIII. I Kangaroos ovvero Australia su tutte, che domina più di quanto fecero gli All Blacks di Carter e McCaw nell’Union. A seguire Inghilterra, i Kiwi ovvero Nuova Zelanda, Samoa e Tonga, le uniche che riescono a competere con i Kangaroos. Poi Fiji e ben distanti Francia, Kumulus ovvero Papua Nuova Guinea e Galles. Seguono poi tutte le nazionali “fake”, che hanno una manciata di praticanti in casa, piene di Australiani o Inglesi per i mondiali.
Questo sarebbe dovuto essere un anno decisivo per il movimento: ci doveva essere la Rugby League World Cup organizzata in pompa magna in Francia. Il progetto era ambizioso: portare la coppa in una nazione che negli ultimi 20 anni ha visto un vertiginoso aumento di pubblico e praticanti nel rugby union e che già ha una storia e una base importante di praticanti anche nel league. Il fatto è che in origine questa World Cup era stata affidata al comitato USA-Canada, che poi rinunciò per mancanza di copertura finanziaria; fu poi riassegnata al comitato francese, che per lo stesso motivo nel 2023 dichiarò: “ce n’est pa possible”. Un durissimo colpo, esacerbato dal fatto che la futura coppa, spostata nel 2026 in Australia e Papua Nuova Guinea, avrà solo 10 partecipanti: Australia, Papua, Fiji, Tonga, Samoa, Nuova Zelanda, Inghilterra, Libano (tutti giocatori Australiani), + 2 vincenti in un minitorneo di qualificazione che comprende Francia, Jamaica, Sud Africa e Isole Cook.

Escluse senza alcuna possibilità di qualificazione dunque tutte le altre Europee: Galles in primis che qualche club storico lo ha, Irlanda, Galles, Scozia, Italia, ma anche Grecia e Serbia. Escluse pure quelle che avrebbero dovuto in origine ospitare il mondiale: USA e Canada; ma la federazione del League del Nord America era ed rimane in profonda crisi, tanto che ora è controllata da quella Europea.
Dove sta andando il rugby league internazionale dunque? Dopo più di 20 anni di tentativi è diventato chiaro che spendere soldi in nazionali “fake” non porta allo sviluppo in loco dei movimenti, né tantomeno un ritorno dell’investimento, che era lo scopo dichiarato dal 1995 in poi. Senza una base solida, il movimento non sta in piedi. L’Italia nei vari mondiali maschili ha avuto anche grandi nomi della NRL al suo servizio: su tutti i fratelli Anthony e Mark Minichiello. Ma in madre patria, le imprese dei “nostri” ai mondiali, son passate completamente inosservate, non si è registrato nessun passaggio televisivo e il movimento vivacchia tanto quanto prima.
Ma il Rugby League in Italia allora, come sta? Qui l’attività re-iniziò nel 1995 (dopo un primo tentativo negli anni ’60), con il match Italia- Marocco, ora c’è qualche club che gioca una manciata di partite all’anno, soprattutto d’estate: spessissimo i giocatori sono di club Rugby a 15 che han voglia di sgambare quando gli impegni Union sono in pausa. Se si guarda al sito della federazione italiana non si contano più di 5 club in attività nel 2024.
La Federazione ha annunciato i due test match previsti quest’anno:
- 18 Ottobre contro l’Ucraina
- 25 Ottobre contro la temibile Grecia

Per la parte femminile siamo agli inizi: nel 2024 un solo test Match perso contro l’Olanda, il team è interamente composto da ragazze dell’Union prestate al League, non esiste un singolo club attualmente in Italia dedicato al Rugby League femminile, che io sappia. Tirando le somme, qui il movimento è allo stadio embrionale, con pochi volenterosi appassionati che fanno quel che possono.
Ma dunque, il Rugby League internazionale sta svanendo? No, siamo al picco negativo, ma di buone prospettive di crescita ce ne sono. Punto primo: in Australia il Rugby League è molto, molto più seguito dell’Union. Secondo l’agenzia Roy Morgan, NRL e State Of Origin sono al secondo posto negli ascolti televisivi sportivi dietro l’Australian Football League, non il calcio eh, ma questo football:
I Match negli ultimi due anni della NRL son stati tutti sold out o quasi, anche quelli dei New Zealand Warriors, l’unica franchigia neozelandese del torneo. Stanno gestendo molto attentamente il campionato a livello mediatico, in un modo che sarebbe da studiare molto attentamente da chi gestisce il Super Rugby: da anni ad esempio pongono molta attenzione alle culture isolane, a tutti gli immigrati del pacifico di prima o seconda generazione che giocano in NRL, curano l’evento con ottima copertura del pre e post partita.
Questo ha fatto breccia anche a livello test match: da ormai una decina di anni le partite internazionali di Samoa, Tonga e Fiji sono molto seguite e riempiono gli stadi. Una minaccia per l’Union per le nazioni del pacifico? Forse, di certo rispetto a qualche hanno fa, vedere lo stadio di Suva pieno per Fiji-Kumulus non fa notizia. A proposito di Kumulus: Papua Nuova Guinea è l’unica nazione al mondo che ha il rugby League come sport nazionale, dal 2027 avrà una franchigia basata a Port Moresby in NRL, che diventerà un campionato a 18 squadre.
Se guardiamo alla Nuova Zelanda, i Warriors son sempre molto seguiti, molto più della nazionale a 13. Ci son tanti club, il campionato domestico non è proprio seguitissimo dal pubblico, ma sempre secondo l’agenzia Roy Morgan, i Warriors attirano mediamente in Nuova Zelanda metà pubblico televisivo rispetto al Super Rugby, non male.
In Europa l’unico campionato professionale è la SuperLeague inglese, che però è in crisi finanziaria, probabilmente peggio della cugina Premiership. Il campionato è da 20 anni una storia a due tra St. Helens e Wigan, con occasionali incursioni di Leeds.
Per il resto son scomparsi club storici come Bradford, altri han rinunciato alla superleague, tentativi di espansione all’estero come con il Canada con l’inclusione dei Toronto Wolfspack, in Galles con Celtic Crusaders o in Francia con i Toulouse XIII, son durati massimo 2 stagioni. Si tentò tra il 2009 e il 2014 una formula a 14 squadre, per tornare a 12 dal 2015, mantenendo come unica squadra estera i francesi di Perpignan: i Catalan Dragons.
Nell’Europa continentale abbiamo un unico altro vero campionato nazionale semiprofessionale in Francia, con tante squadre del midi francese, come Albi, Carcassonne, Lezignan, il seguito è paragonabile alla nostra Serie A Élite in Rugby Union. Una novità arriva dalla Grecia, dove l’Union è ormai in letargo: da qualche hanno hanno un campionato amatoriale con 5/6 squadre senior maschili e 3 femminili, sono club esclusivamente League, il 12 Aprile ci sarà la finale tra due squadre ateniesi: AEK e Aris.
Nel resto d’europa o del mondo, non esistono altri campionati strutturati, solo cicli di incontri più o meno regolari tra club amatoriali. In Sud Africa la federazione rugby League NON è riconosciuta dallo stato: non può dunque ricevere fondi statali, non può essere praticato nelle scuole pubbliche, non può legalmente ricevere soldi da sponsor, sopravvive di volontariato e donazioni personali.
L’unica realtà in salute al mondo rimane quindi la National Rugby League Australiana, che sta crescendo da anni in ascolti e ricavi e sta pensando di espandersi. Ho già parlato dell’espansione in Papua Nuova Guinea, che ha iniziato ad organizzare persino dei test match internazionali; ma la novità seria e strategica potrebbe essere l’acquisto della Superleague Inglese, già forse alla fine di quest’anno. Ci sarebbe una iniezione di denaro, ma, soprattutto, una visione e una programmazione per sviluppare il potenziale di uno sport che ha già una ampia base di pubblico in nord Inghilterra, non molto distante nei numeri dal pubblico Australiano della NRL.

Lo scenario nel lungo periodo potrebbe essere il ripetersi in Inghilterra e Galles quel che successe tra fine anni ’90 e inizio anni 2000 in Australia: accumulo di risorse umane e tecniche, soldi (da investire oculatamente), fidelizzazione il pubblico, aumento del numero di squadre competitive partecipanti. Forse nessuno poteva prevedere 25 anni fa il tracollo attuale della Rugby Union australiana e un dominio così marcato del Rugby League, forse il board della NRL vede nelle attuali crisi Inglese e Gallese nell’Union una breccia per imporsi nel lungo periodo col proprio modello.
Mentre attendiamo notizie, fa specie vedere che la lista completa dei match internazionali quest’anno preveda:
- “Francia – Jamaica” e “Sud Africa – Isole Cook” ad Ottobre per la qualificazione ai mondiali 2026.
- 3 test match tra Australia e Inghilterra.
- 2 minitornei tra Nuova Zelanda, Samoa e Tonga, l’altro tra Papua Nuova Guinea, Fiji e Isole Cook, con le finali sono 8 test match in tutto.
- 9 Test Match in totale in Europa tra Italia, Grecia, Olanda, Malta, Serbia, Ucraina, Germania, Norvegia e Repubblica Ceca.
Si, avete letto bene: un totale di 24 match per quanto riguarda la scena senior maschile nel 2025. Per un paragone con il Rugby Union: nel solo Marzo 2025 se ne sono disputate 19. Nel League, finora, son solo due i test match giocati quest’anno: Francia-Marocco e USA-Grecia.
Credo di aver dato una idea dello stato attuale del Rugby League. Per chi è curioso, vi invito a seguire il meglio del meglio di questo sport: Lo state of origin. È una serie al meglio di 3 match tra una selezione di giocatori del Queensland, i Maroons e del New South Wales, i Blues. La selezione avviene col criterio dell’origin, non in base al club di appartenenza attuale, ma quello dell’esordio in una squadra senior del giocatore. I match son sempre spettacolari, durissimi, immaginate di unire la graniticità del Sud Africa e il flair francese del rugby a 15 equamente distribuito su due team e ci andrete vicini.
