Il primo incontro Italia – Inghilterra risale all’ 8 Novembre 1991, finita per 36 a 6 per i britannici. Da allora le due squadre si sono affrontate ufficialmente per 30 volte, con un desolante risultato di 30 sconfitte azzurre. Al mondo, solo Nuova Zelanda e Inghilterra non hanno mai perso una partita di rugby contro la nazionale italiana. Analizzando le partite scopriamo però che si sono susseguiti diversi cicli, e che forse oggi siamo all’inizio di un nuovo periodo che potrebbe riservarci qualche bella soddisfazione.

- Gli inizi: dal 1991 al 1999
- L’impatto: dal 2000 al 2006
- La crescita: dal 2007 al 2013
- La crisi: dal 2013 al 2022
- La rinascita?
- I problemi dell’Inghilterra
- I problemi dell’Italia
- Italia – Inghilterra: un confronto a viso aperto
Gli inizi: dal 1991 al 1999
Prima dell’ingresso dell’Italia nel 6 Nazioni le due nazionali si sono affrontate 5 volte, durante queste partite la nazionale inglese schierava formazioni sperimentali e spesso ricche di giovani o di seconde scelte. All’epoca l’Italia era a tutti gli effetti considerata una squadra di secondo livello, e le nazionali maggiori spesso ci consideravano poco più che un buon allenamento. Per questo motivo, in quel periodo ci sono risultati molto altalenanti: dal 27-20 del 1995, al 67-7 del 1999: quando l’Inghilterra schierava i giocatori titolari, l’Italia arrancava.

L’impatto: dal 2000 al 2006
L’ingresso del 6 Nazioni è stato esaltante per l’Italia, che vinse la sua prima partita disputata nel prestigioso torneo contro la Scozia, allo stadio Flaminio di Roma. Tre anni prima, nel 1997 a Grenoble, l’Italia vinceva contro una Francia di tutto rispetto in una partita entrata nell’epica rugbistica azzurra. Nel quinquennio che va dalla vittoria di Grenoble (1997) ai primi anni del Sei Nazioni (2000-2002) le altre partecipanti del 6 Nazioni iniziarono a prendere l’Italia più sul serio e a schierare formazioni più ricche di titolari quando si trovavano ad affrontare gli azzurri. In questi primi anni l’Inghilterra inflisse pesantissime sconfitte all’Italia (80-23 nel 2001, attualmente il peggior passivo di sempre contro gli inglesi), anche grazie alla generazione di giocatori incredibili che portarono la nazionale britannica a vincere la prima, e a oggi unica, Coppa del Mondo nel 2003.

La crescita: dal 2007 al 2013
L’Italia non rimase a guardare, e nei 7 anni successivi riuscì a imporre un gioco fisico ed efficace che mise in grande difficoltà le altre nazionali europee. Anche grazie a diversi giocatori oriundi ed alcuni atleti naturalizzati italiani la nazionale cominciò a ottenere delle vittorie nel 6 Nazioni, e arrivò più volte a un passo dal vincere contro l’Inghilterra, senza però mai riuscirci. Addirittura nel 2008 e nel 2012 a Roma l’Italia arrivò a soli 4 punti dal trionfo, risultati mai più ripetuti in futuro.

La crisi: dal 2013 al 2022
Nel decennio 2013-2022 la nazionale italiana ha attraversato una delle più importanti crisi della sua storia. In quegli anni la generazione di campioni che aveva portato l’Italia a essere una delle prime 10 squadre al mondo pian piano si ritirò dai campi da gioco, senza un gruppo di giocatori giovani all’altezza di raccoglierne degnamente il testimone. Dopo la vittoria per 23-18 dell’Italia sulla Francia del 2013, gli azzurri vedranno l’ultima vittoria il 28 Febbraio 2015 contro la Scozia a Edimburgo (19-22). Bisognerà poi aspettare fino al 2022 per vedere vincere di nuovo gli Azzurri nel torneo. Nel mezzo, solo sconfitte, e anche da parte dell’Inghilterra sono arrivati passivi pesanti, simili a quelli pre-2008. Per esempio, nel 6 Nazioni del 2019 Inghilterra – Italia finì 57-14, con una delle peggiori sconfitte di sempre per gli Azzurri.

La rinascita?
Nel 2022 abbiamo tutti avuto l’impressione di essere di fronte a qualcosa di nuovo. Una nazionale giovane, talentuosa, inesperta ma ambiziosa che sfida a viso aperto le avversarie, e riesce a strappare una inaspettata vittoria a Cardiff dopo sette anni di perenni sconfitte. L’edizione del 6 Nazioni 2023 ha portato Italia e Inghilterra ad affrontarsi per la trentesima volta, e sebbene l’esito sia stata un’ennesima sconfitta, i segnali sono stati incoraggianti. La partita è stata giocata a Twickenham, e nonostante questo è finita 31-14, segnando contemporaneamente sia il minor numero di punti subiti sia il minor scarto con l’Inghilterra dal 2013. Inoltre, il secondo tempo ha visto prevalere gli Azzurri, con un parziale di 12-14. Per trovare un’altra partita in cui l’Italia ha fatto più punti in un tempo contro l’Inghilterra, dobbiamo tornare al 2017 (5-10 a fine primo tempo, poi terminata 36-15), anno della leggendaria giocata “Fox” che mise in crisi le strutture inglesi e portò a un cambio del regolamento. Nel secondo tempo l’Italia fece più punti in pochissime occasioni, l’ultima delle quali nel 2013, anno in cui gli Azzurri chiusero la seconda frazione 6-8.

Fonte Sport Business
È saggio non esagerare con l’entusiasmo. La crescita delle due franchigie e l’approdo di tanti giovani talenti italiani in campionati blasonati come Top14 e Premiership porta sicuramente una ventata di ottimismo, e anche il fatto che a oggi, Gennaio 2024, la Benetton Rugby abbia una posizione nella nostra classifica ERCUR che la proietta sopra a metà delle squadre che militano in Premiership, fa ben sperare. Ma i dati che abbiamo sono piuttosto netti: l’Inghilterra negli ultimi 10 anni segna più di 40 punti di media a partita quando gioca contro l’Italia, mentre gli Azzurri si fermano a quota 11. I britannici non hanno mai segnato meno di 30 punti a partita dal 2013 a oggi, mentre noi non siamo mai riusciti a segnare 20 punti o più dal 2002.

I problemi dell’Inghilterra
Non si può nascondere che quella dell’Olimpico 2024 è un’occasione da non farsi scappare. L’Inghilterra infatti sta passando un periodo di riassestamento e di inizio di un nuovo ciclo dopo la Coppa del Mondo 2023. Steve Borthwick, head coach subentrato a Eddie Jones il 19 dicembre 2022, deve fare i conti con una nazionale che dopo il 2019 ha faticato a ritrovare la propria identità e ha latitato nei risultati, pur portando a casa un 3° posto al mondiale 2023, condizionato comunque da un girone e degli incroci nella fase a eliminazione favorevoli, non vincendo mai nessuna partita con le prime 5 squadre del ranking mondiale (Sud Africa, Nuova Zelanda, Irlanda, Francia e Scozia) e incontrando di queste solo il Sud Africa in semifinale.

Inoltre, l’Inghilterra giunge all’inizio di questo nuovo ciclo quadriennale in una forte crisi di giocatori. Per vari motivi, la nazionale britannica arriva a Roma decimata soprattutto in molti ruoli chiave dei trequarti. La maglia numero 10 sarà probabilmente affidata a George Ford dopo che Owen Farrell ha annunciato il suo ritiro dal rugby internazionale, ufficializzato dalla notizia del suo trasferimento dai Saracens al Racing 92 (per il regolamento della RFU, per giocare in nazionale inglese devi necessariamente giocare in Premiership). Marcus Smith, stella nascente dell’Inghilterra come apertura, non sarà a Roma a causa di un problema al polpaccio. Nei mediani di mischia non sembra andare meglio, con la notizia dei problemi alla gamba di Alex Mitchell (comunque schierato titolare) e l’assenza di Jack van Poortvliet, lasciando il testimone al rodato Danny Care. Queste assenze, unite alle molte altre che portano ad avere indisponibili 20 giocatori dei 33 convocati per il mondiale del 2023, mettono molti dubbi al XV della Rosa.

I problemi dell’Italia
Gli Azzurri sono quindi chiamati all’impresa, ma sarà comunque una sfida quasi impossibile. Al netto delle pesanti assenze inglesi, negli ultimi anni lo strapotere fisico dei britannici ci ha penalizzato soprattutto in mischia chiusa, reparto che nonostante qualche star mancante come Courtney Lawes riesce comunque a proporre uno schieramento temibile. Per di più, l’infermeria italiana ci lascia molto corti nel ruolo-cardine di pilone destro, che senza Marco Riccioni e Simone Ferrari si affiderà a Pietro Ceccarelli e Giosué Zilocchi, che dovranno dimostrare di reggere il confronto con un pilone del calibro di Joe Marler.
Le ultime pessime prestazioni dell’Italia con Nuova Zelanda e Francia al mondiale sono state fonte di forte delusione per i giocatori in campo prima ancora che per i tifosi. Gli Azzurri affrontano la sfida con l’Inghilterra sotto la nuova guida di Gonzalo Quesada, che ha comunque confermato la maggior parte dei convocati da Kieran Crowley al mondiale. La memoria delle ultime partite, unito al cambio di head coach, potrebbe creare nell’Italia una crisi di leadership e di sicurezze, che potrebbero essere accentuate nel caso l’Inghilterra si porti in vantaggio in modo significativo.

Italia – Inghilterra: un confronto a viso aperto
Il confronto tra Italia e Inghilterra si prospetta quindi più combattuto rispetto agli ultimi 6 nazioni, con molte interessanti sfide tra pari ruolo. In seconda linea, Federico Ruzza dovrà vedersela con Maro Itoje, uno dei più grandi interpreti del ruolo, soprattutto in touche e nel gioco aperto. In rimessa laterale sarà quindi uno scontro molto interessante, perché entrambi i giocatori hanno ottime statistiche sia in attacco che in difesa nei rispettivi campionati.
All’apertura si contrapporranno l’esperto e metodico George Ford e, probabilmente, Paolo Garbisi, uno dei giocatori italiani più chiacchierati (e valutati positivamente) degli ultimi anni. Seppure le sue ultime prestazioni con gli Azzurri non abbiano convinto appieno, sarà interessante vedere come si approccerà al nuovo gioco di Quesada.
La sfida più interessante potrebbe però essere quella ai centri, dove un Menoncello rientrato in gran forma dopo l’infortunio sarà probabilmente affiancato da Brex o Mori. Di fronte troveranno con ogni probabilità una combinazione tra Elliot Daly, Ollie Lawrence e Henry Slade che metteranno a dura prova l’esuberanza del promettente centro trevigiano.

Tirando le somme, i bookmaker danno comunque come improbabile una vittoria italiana (5.9 a 1.15), ma mai negli ultimi 10 anni abbiamo potuto sperare che, con un pizzico di fortuna e con la giornata giusta, l’Italia possa battere una delle uniche 2 squadre al mondo che non ha mai battuto.