La prima traccia che abbiamo di lui è un’immagine in cui posa con un sorriso a 32 denti assieme a Sonny Bill Williams dopo averlo incontrato al termine di un allenamento degli All Blacks, come un qualsiasi giovane fan avrebbe fatto negli anni in cui Sonny Bill Williams era uno dei giocatori più influenti del panorama rugbistico mondiale. La traccia più recente che abbiamo di lui è invece la prestazione che ha sfoderato durante i due match del The Rugby Championship contro la Nuova Zelanda. Una prestazione eccezionale, soprattutto se mettiamo in conto che si tratta di un giocatore di 22 anni solamente al suo 7° cap per gli Springboks.
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Il Sud Africa è una questione di famiglia
Non si sa con certezza cosa possa creare un campione, sono molte le strade che possono essere intraprese e troppi gli elementi che formano un fuoriclasse. Sicuramente però possiamo considerare un campione come la risultante di 3 forze che convergono: il talento, la costante voglia di migliorarsi e, come terza componente, l’ambiente in cui cresce. Sicuramente non possiamo conoscere a fondo la vita privata e familiare di Sacha Feinberg-Mngomezulu, ma sappiamo chi sono i suoi genitori, e sappiamo anche chi è stato suo nonno. Quest’ultimo fu Barry Feinberg, un importante artista, poeta e documentarista sudafricano. Un personaggio di cui si potrebbe scrivere all’infinito; un personaggio che risultò fondamentale per l’African National Congress negli anni più bui dell’Apartheid. Grazie alla sua arte riuscì infatti a dare forma ad importanti manifesti e volantini pubblicitari – ovviamente clandestini – del partito di Mandela. Insomma, ha sempre lavorato dietro le quinte – ma nemmeno troppo dietro – per far sì che il Sud Africa si liberasse dell’Apartheid. Ovviamente questa sua attività era rischiosa da condurre in patria, così si trasferì in Inghilterra, dove nacque suo figlio Nick, padre di Sacha. Anche Nick seguì le orme del proprio padre lavorando per l’International Defence and Aid Fund (IDAF) che si occupava di dare supporto ai prigionieri politici in Sud Africa e non solo.
Una volta terminato il regime di Apartheid si trasferì a Johannesburg dove ora ricopre il ruolo di conduttore radiofonico e scrittore per una rivista locale. Passando invece al lato materno l’impegno sociale rimane sempre al primo posto, Makhosazana Mngomezulu infatti è membro attivo del Cape Bar, associazione che promuove l’accesso alla giustizia e alla tutela legale per tutti, anche per i più svantaggiati. Insomma, una famiglia con la vocazione per il proprio paese in modi non banali, con un occhio di riguardo per i più deboli e svantaggiati e con una forte motivazione a raggiungere i propri obbiettivi. Sicuramente un ambiente in cui l’ispirazione non può mancare, un ambiente in cui giocare per gli Springboks non è soltanto una questione di orgoglio sportivo, significa rendere giustizia ad un percorso familiare che parte da lontano, senza il quale probabilmente un ragazzino di colore – coloured, come dicono in Sud Africa – non avrebbe mai potuto vestire la maglia verde-oro. Ma parlavamo di costante voglia di migliorarsi ed aspirare alla migliore versione di sè. Sacha è un giocatore che ha sempre messo tutto sè stesso in campo, quel tipo di giocatore che non ha rispetto per il proprio corpo e che è disposto a tutto per saziare la propria competitività. Se a queste due componenti ci aggiungiamo anche una quantità di talento smisurata – e non solo nel rugby, visto che avrebbe potuto avere un discreto futuro anche con il calcio – allora abbiamo di fronte un giocatore che può davvero lasciare un segno importante in questo sport, ed accompagnare un’intera generazioni di tifosi nel suo viaggio.
Un futuro scritto
Il rapporto con tra Sacha ed il rugby inizia sin dalla giovane età, e porta i suoi frutti molto in fretta. Sacha Feinberg-Mngomezulu muove i suoi primi passi ovali al Bishop College di Cape Town, e sin da subito viene selezionato per il primo XV di ogni livello, partecipando così alle principali manifestazioni di rugby scolastico del paese. Ha partecipato sia alla Grant Khomo che alla Craven Week – due festival di rugby a cui partecipano i 20 migliori istituti scolastici del Sud Africa a livello U16 (Grant Khomo) ed a livello U18 (Craven) – ed ha poi fatto parte sia della selezione SA Schools, che raccoglie i migliori schoolboys sudafricani, sia della nazionale Sevens U18. Insomma, sin da giovane Sacha Feinberg-Mngomezulu ha sempre attirato l’attenzione su di sè grazie ai propri mezzi tecnici ed alla grande attidutine al sacrificio anche difensivo. Insomma, sin da giovane ha sempre avuto addosso il marchio di talento generazionale, ma ciò sembra non averlo mai preoccupato più di tanto, tant’è che la sua abnegazione, partecipazione ad entrambe le fasi e voglia di migliorare lo hanno portato ad essere selezionato da Western Province nel 2021 debuttando a livello Senior nel 6° round di Currie Cup, lasciando il segno.
La stagione successiva avvenne il suo debutto anche in URC con la franchigia degli Stormers in una partita semplice semplice: il quarto di finale contro Edimburgo. Sulla scia di questa sua continua crescita viene poi nominato capitano degli Junior Springboks U20 nelle Summer Series 2022, raggiungendo così un altro traguardo importante nella sua giovanissima carriera. La stagione successiva lo vede meggiormente chiamato in causa con gli Stormers, così tanto da guadagnarsi un primo invito con gli Springboks per i Test Match autunnali del 2022. Pur non entrando in campo, essere chiamato a far parte del progetto da parte di Nienaber ed Erasmus è stato un importante attestato di stima per un giocatore che all’epoca aveva soltano 20 anni – essendo nato il 22 Febbraio 2022 – ed era da poco entrato nel mondo del rugby professionistico. La stagione 2022-2023 prosegue sull’onda dell’apprendistato, Sacha si guadagna infatti 14 presenze con gli Stormers tra URC e Champions Cup, di cui però soltanto 4 da titolare. Queste 14 presenze hanno però fruttato ben 3 mete, più 3 calci di punizione e 7 trasformazioni, per un totale di 38 punti segnati alla sua prima stagione in seno alla franchigia di Cape Town. Nella stagione appena terminata – 2023/2024 – Sacha si è invece preso la maglia da titolare degli Stormers, giocando in totale 11 partite di cui 8 con la maglia n°12 da titolare, e 3 da subentrante, segnando ben 70 punti.
The amazing competitiveness, desperation to win, ‘no respect for their own bodies’ type-player’ – which is probably why he has had the injury profile that he had. Neither him nor Damian – while they are amazing steppers and great with ball in hand, it is not what their core is. Their core is rugby games, and trying to compete and fight. The highlight reels are great, but that isn’t what Sacha is about. He wants to tackle, carry, smash.
John Dobson – Stormers Head Coach, intervista a SuperSport
La sua stagione non è però finita con il quarto di finale contro Munster a Thomond Park, visto che il suo gioco ha richiamato le attenzioni di Erasmus e del suo staff. Le sue prestazioni gli sono quindi valse la chiamata da parte di Rassie Erasmus per le Summer Nation Series, ed ha rapidamente scalato le gerarchie nel roster verdeoro guadagnandosi un posto in panchina nei primi 4 test con un minutaggio sempre crescente. Probabilmente nessuno si scorderà il suo esordio contro il Galles, in cui a pochi minuti dal suo ingresso in campo si è preso la responsabilità di un calcio piazzato da oltre metà campo, convertendolo. Che Sacha Feinberg-Mngomezulu fosse un giocatore dall’importante futuro era pressochè certo, ma che fosse anche in grado di riuscire a prendersi la maglia da titolare a discapito di Pollard, saltando a piè pari anche Manie Libbok dopo sole 4 presenze con la maglia degli Springboks se lo aspettavano davvero in pochi. Mngomezulu è infatti partito titolare nel ruolo di mediano d’apertura nelle prime 3 partite del The Rugby Championship, giocando il primo match contro gli All Blacks da titolare, e partendo dalla panchina nel secondo match contro gli All Blacks, giocando poco più di un quarto di match. Certamente la sua carriera è breve, avendo lui soltanto 20 anni, ma siamo certi che questo articolo sia soltanto un prologo a tutto ciò che questo ragazzo farà durante la sua carriera.
He can do it all
Sacha Feinberg-Mngomezulu non è un giocatore, è un cheat-code. È tipo una combinazione di tasti di quelle che si utilizzavano in GTA 5 per spawnare un F18 o per avere la vita infinita. Definirlo infatti un giocatore completo sarebbe corretto, ma alquanto riduttivo per un giocatore che non si limita soltanto a svolgere bene il proprio ruolo, ma fa quasi sempre la differenza, anche quando non si vede. Sacha copre infatti senza alcuna difficoltà e senza alcuna differenza di efficacia i ruoli di mediano d’apertura, primo centro ed estremo, fornendo prestazioni consistenti senza farsi mancare guizzi di genio qua e là. Il suo skillset è infatti completo e affilato. La prima cosa che ci salta in mente quando parliamo di lui sono i suoi calci piazzati, una garanzia di successo nella scorsa stagione. Nella stagione regolare di URC ha infatti piazzato con una percentuale dell’86%, centrando i pali ben 18 volte su 21 – dati Opta analizzati da Angus Usher – cedendo soltanto alla maestria di Chris Smith che ha tenuto una percentuale del 90% in URC. Ma la sua abilità al piede risulta essere una capacità a tuttotondo. Punt, up&under, grubber, chip kicks e chi più ne ha più ne metta; Sacha sa fare tutto con estrema precisione e potenza, facendo sembrare tutto facile, senza sforzi. La sua naturalezza nel gesto tecnico è infatti impressionante, così come il rapporto che c’è tra la tomaia delle sue scarpe ed il pallone. Tutti abbiamo infatti visto il video del match tra Stormers e Lions in cui Sacha Feinberg-Mngomezulu palleggia in corsa con il pallone fino a controllarlo con un ginocchio ed a raccoglierlo per poi schiacciare in meta. Quel video mi lascia ancora senza parole ogni volta che ho l’occasione di vederlo.
Ma non finiscono qui le specialità della casa, infatti come qualsiasi mediano d’apertura di quel livello la tecnica di passaggio è eccellente, ed unita ad un’ottima struttura fisica, gli consente di fare anche passaggi davvero lunghi, senza mai peccare in precisione. A proposito di struttura fisica, Sacha è un giovane uomo di 185 per 94kg dotato di un’esplosività d’élite che gli consente di rientrare in quella categoria del non sa di non poterlo fare, quindi lo fa lo stesso, e quindi lo vediamo spostare il suo quintale di peso tramite accelerazioni brucianti, sidestep ubriacanti e velocità assurde come fosse un’ala. Se a queste sue caratteristiche, definiamole così, offensive si aggiunge il fattore di non rispettare il proprio corpo, allora avremo anche un giocatore che fa della difesa un altro punto di forza. Al suo match d’esordio con Western Force mise a segno ben 21 placcaggi nel ruolo di mediano d’apertura. Un dato che nessuno si aspetterebbe da quel ruolo, tantomeno da un 19enne all’esordio tra i professionisti. Ma lo avevamo già anticipato, Sacha Feinberg-Mngomezulu non è un giocatore, è un cheat-code per chiunque lo abbia nella propria squadra.
We played Sacha as an under-19 player at a Toyota Challenge match at fly-half. He made 21 tackles. Now there is no defence system in the world that requires a fly-half to make 21 tackles.
John Dobson – Stormers Head Coach, intervista a SuperSport
E adesso chi lo toglie da lì?
Mngomezulu ha esordito con gli Springboks contro il Galles questa estate, e da quel momento non ha più lasciato il foglio gara, andando addirittura a giocarsi le prime tre partite del Rugby Championship da titolare, ben figurando, e giocando un quarto di gara abbondante nel quarto match del torneo. Andiamo quindi ad analizzare la sua prestazione in quella partita che tutti aspettavano con ansia, il re-match della finale mondiale: Springboks vs All Blacks.
Partiamo dal fatto che non è da tutti partire come mediano d’apertura titolare a 22 anni contro gli All Blacks in una partita dal significato simbolico ben più alto di quanto possa decretare il risultato del campo. La partita inizia in salita per gli Springboks, messi in difficoltà dal gioco degli All Blacks e che faticano ad imporre il proprio gioco. Nonostante ciò nel primo tempo riescono a restare attaccati nel punteggio – 11 a 12 per gli All Blacks all’intervallo – ma con la necessità evidente di aggiustare qualcosa in spogliatoio. Nel primo tempo Sacha Feinberg-Mngomezulu ha ben figurato, mettendo a segno 6 punti – di cui 3 con un piazzato da 60 metri – e gestendo bene il gioco, alternando soluzioni alla mano ed al piede. L’unico neo è stato l’aver sforato i 60 secondi per trasformare la meta di Mbonambi, perdendo così 2 punti che a questo livello sono sempre fondamentali. Il secondo tempo parte in fotocopia rispetto al primo: Jordie Barrett intercetta un passaggio a metà campo e si invola in mezzo ai pali dopo un solo minuto, e poi nel giro di altri 15 gli All Blacks mettono a segno una trasformazione ed una meta da prima fase con Caleb Clarke, portandosi sul 17 a 27 al 56esimo minuto.
Da qui in poi però la musica cambia, Erasmus fa la sua mossa facendo entrare la oramai celeberrima Bomb Squad, cioè i suoi uomini dalla panchina, per scardinare gli equilibri del match e portarlo dalla propria parte. Da questo momento in poi gli Springboks iniziano a comandare il match, vincendo sempre più battaglie in giro per il campo, sia tattiche che fisiche, costringendo gli All Black a peggiorare la propria disciplina concedendo due mete in meno di 10 minuti. Gli Springboks sono ora avanti nel punteggio per la prima volta nel match al 75esimo minuto, e da questo punto in poi manterranno il controllo sino allo scoccare dell’80esimo minuto, decretando così la vittoria sugli All Blacks. In tutto ciò, che partita ha giocato Mngomezulu? Una partita eccezionale – quasi da Man of the Match se non fosse per un paio di errori dalla piazzola – in cui ha gestito alla grande la pressione neozelandese ed in cui ha interpretato al meglio il nuovo sistema d’attacco, e per questo ancora in fase di miglioramento, introdotto da Tony Brown. Se precedentemente il Sud Africa aveva come fondamento del proprio sistema il continuo avanzamento con ogni mezzo, calciando non appena un carrie non risultava vincente per mantenere il momento avanzante, il nuovo Sud Africa prova a giocare di più, anche quando le condizioni non sono di avanzamento netto. L’attacco di Tony Brown punta ad avere maggiore possesso del pallone, una maggiore variazione nell’utilizzo del piede e soluzioni differenti palla in mano. Certamente ora non vedremo un Sud Africa in stile Globetrotters, ma certamente il gioco risulta più vario rispetto a quanto visto sino al mondiale 2023. In questo gioco Feinberg-Mngomezulu ci sguazza, visto che esalta tutte le sue qualità già precedentemente elencate.
Certamente quello che in questa partita si è maggiormente notato, e che risulta anomalo visto che stiamo parlando di un 22enne alla prima partita contro un simile avversario, è stata la sua capacità di gestione del match. Per quanto gli All Blacks siano rimasti al comando per la maggior parte del tempo, gli Springboks sono sempre sembrati essere padroni del match, con gli All Blacks che però rispondevano ottimamente al gioco verdeoro. La sagacia tattica di Mngomezulu, seguita di pari passo dall’ottimo utilizzo del piede, si è rilevata fondamentale. Ha praticamente vinto tutte le battaglie territoriali contro McKenzie e i fratelli Barrett, facendoli muovere come pedine nel suo piano di gioco. Quelli che una volta erano calci dal box lungolinea ora sono diventati degli up&under rivolti verso il lato opposto del campo con la finalità di attrarre la copertura in avanti, far scalare gli altri interpreti del trinagolo allargato e poi colpirli con calci in profondità, alla ricerca di 50-22 o di “semplice” guadagno territoriale. E poi è stato in grado di variare spartito molteplici volte anche palla in mano, ritrovandosi spesso come primo ricevitore ha fatto attaccare la linea ai propri compagni, per poi cambiare nuovamente e sfruttare di più la profondità, sia la propria che esplorando quella altrui con calci di pregevole fattura come il grubber per Arendse, che soltanto per un rimbalzo sfortunato non ha segnato una meta.
E poi non ci dobbiamo dimenticare della sua prestazione difensiva, che non ha deluso le aspettative. Sin da subito è stato messo nel mirino dai centri neozelandesi, che ben presto però hanno capito che sarebbe stato più difficile del previsto superarlo, visto che non ha problemi a prendersi in faccia treni in corsa, fermandoli più che efficaciemente. E poi ha dato una gran mano nella copertura della profondità in una partita in cui il gioco tattico neozelandese è stato davvero on point, come direbbero gli analisti anglosassoni. Certamente non è stata la partita perfetta, qualche errore lo ha commesso, ma la calma e la competenza con cui ha ripreso le redini della propria prestazione dopo ogni piccolo errore valgono davvero molto. Per dare un esempio della sua calma e coscienza dei propri mezzi: nel primo tempo riceve un calcio d’invio ben fatto, con una forte pressione da parte di Jordie Barrett. Qualsiasi giocatore alla prima partita contro gli All Blacks avrebbe passato il pallone oppure avrebbe assorbito l’impatto mettendo l’ovale a disposizione. Sacha no, ha mandato Barrett al bar con una finta, e poi ha calciato il pallone d’esterno destro guadagnando una touche a metà campo, dal mezzo della propria area dei 22. Wow. Insomma, potremmo stare qui a parlare di Mngomezulu fino a terminare la batteria del mio pc, ma l’articolo deve essere pubblicato. Il bello è che è soltanto l’inizio di quella che si preannuncia una carriera stellare, potenzialmente segnante per un’intera generazione, come Wilkinson e Carter prima di lui. Se sarà effettivamente così non lo sappiamo, ciò che sappiamo è che la strada, per ora, è quella giusta. Ed io non vedo l’ora di guardarlo percorrerla, senza perdermi neanche un passo.