Ed eccoci giunti al terzo e ultimo episodio dedicato alle franchigie femminili, almeno per quest’anno!
Un finale che lascia i tifosi più che soddisfatti: a Monigo la Benetton vince sulle Iberians Valencia per 41 – 12 e si aggiudica la prima Latin Cup, anche se solo astrattamente.
Una classifica ideale
Ho intitolato questo articolo La Benetton alza idealmente la coppa della prima Latin Cup. Idealmente perché, come sicuramente saprete se avete letto i precedenti articoli (qui il primo e qui il secondo), la Latin Cup non è un vero e proprio torneo, mancando quantomeno lo scontro tra franchigie della stessa nazione per poter essere considerato tale.
Proprio per questo non c’è una classifica, né una squadra vincitrice.
Ciò nonostante, è comunque possibile gerarchizzare i risultati ottenuti dalle squadre. Adottando il sistema di World Rugby e quindi attribuendo
- 4 punti per la vittoria;
- 2 punti per il pareggio;
- 0 punti per la sconfitta;
- 1 punto per bonus offensivo;
- 1 punto per bonus difensivo
si ottiene la seguente classifica
| Vinte | Perse | Pareggiate | Differenza punti | Bonus point | Totale | |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Benetton | 2 | 0 | 0 | + 36 | 1 | 9 |
| Sitges | 1 | 1 | 0 | + 14 | 2 | 6 |
| Zebre | 1 | 1 | 0 | – 15 | 0 | 4 |
| Valencia | 0 | 2 | 0 | – 35 | 1 | 1 |
Possiamo quindi affermare che la Benetton abbia idealmente vinto la Latin Cup.
Conta il viaggio, non la meta
Siamo tutti d’accordo che ad un risultato simile non si arriva per caso. La domanda che sorge spontanea, allora, è “ma quindi come ci si arriva?”.
L’idea era tentare di capirlo intervistando Francesco Iannucci, coach della Benetton. Al momento di fissare la data per l’intervista, però, mi hanno chiesto se mi sarebbe piaciuto assistere ad un allenamento e quindi la sera del 01 febbraio ho seguito la squadra dalla riunione iniziale agli allenamenti in campo.
E sin dall’invito è apparsa evidente la prima caratteristica fondamentale della Benetton: il lavoro in sinergia con i club di provenienza delle giocatrici. Gli allenamenti, infatti, si sono tenuti nelle sedi dei club del territorio, a rotazione: quella sera eravamo ospiti del Villorba Rugby.
L’impostazione di un lavoro che fosse sin dall’inizio di collaborazione tra club e franchigia Benetton me l’ha poi confermato Elisa Facchini, team manager della franchigia, che mi ha raccontato come – in accordo con FIR e Benetton – si sia deciso di non utilizzare una linea interna né federale, né di Benetton, ma di coinvolgere le società del territorio: “abbiamo uno staff… chiamiamolo misto. C’è un tecnico per ogni società che partecipa a tutti gli allenamenti e poi alla partita, perché doveva essere un’occasione di crescita per tutti”.
L’obiettivo, dunque, è sempre stato la crescita, del movimento certo, ma in primis delle giocatrici! E anche di questo si è parlato durante la riunione iniziale, ovvero del percorso della franchigia: dalla ricerca dei fattori predittivi del potenziale, ai contesti per il suo sviluppo, fino alla sua conferma.
(Per tutti coloro che invidiano gli sportivi perché almeno loro si risparmiano i PowerPoint… consolatevi, c’era un PowerPoint anche qui!)

Dopo l’allenamento, finalmente, è venuto il momento di scambiare due parole con coach Iannucci.
L’intervista
Ciao Francesco, ti va di dirci chi sei e come sei arrivato qui?
Sono Francesco Iannucci, lavoro essenzialmente per la FIR e in questo momento mi occupo di formazione di allenatori nel centro di formazione di Treviso, mentre in precedenza avevo lavorato nel centro di formazione di Roma. Sono stato video analyst della nazionale femminile dal 2019 fino al mondiale scorso e poi della nazionale U20. Ora sono allenatore della difesa della nazionale femminile e responsabile tecnico della franchigia Benetton.
In più lavoro per Benetton a questo nuovo progetto che è i Benetton Rugby Thinker Lab.
Cioè?
È una specie di laboratorio di sviluppo delle idee. Lavoriamo con gli allenatori della provincia di Treviso, della Regione e delle società affiliate – tendenzialmente per la fascia U14–U18 – per la formazione dei tecnici sulla metodologia e dando supporto a quella che è l’identità tecnica. Stiamo cercando di costruire una rete alla pari, è uno scambio di idee di opinioni sul gioco del rugby.
La prima lezione la facciamo sulla metodologia, dove tutto ruota intorno ai tre paradossi logici: ripetere senza ripetere, distinguere senza distinguere e pensare senza pensare. Una volta che abbiamo fatto il lavoro in aula facciamo anche poi il lavoro in campo, magari in giorni separati.

Tu, quindi, hai fatto per tanto tempo il video analyst. Cosa fa un video analista?
Ecco allora il lavoro del video analista è allenare attraverso il video. Molti pensano che sia un lavoro molto analitico, legato ai dati, e questo in parte è sicuramente vero, ma non è l’obiettivo finale. L’obiettivo è allenare: dare al giocatore e alla giocatrice il supporto ulteriore del video, oltre quello della voce dell’allenatore e della proposta tecnica sul campo.
Ormai ci avviciniamo a capire meglio il cervello umano, capiamo che l’apprendimento per imitazione, guardando, l’imagery, sono tutte tecniche che pian piano stimolano l’educazione dei giocatori delle giocatrici e l’apprendimento. Ovviamente non basta perché poi ci vuole l’esperienza. Comunque, il lavoro è di supporto agli staff: lo studio dell’avversario, l’analisi della partita in live durante il match… Tiri fuori delle immagini e dei dati che possono aiutare a guidare la performance della squadra durante la partita, la review, quindi l’analisi a posteriori dell’efficacia del gioco delle giocatrici e dei giocatori, della loro prestazione diciamo.
E poi, se sei in una competizione, vai subito sulla partita successiva: studi l’avversario, riprendi gli allenamenti con il drone e la telecamera… diciamo che sono delle competenze un po’ larghe: tecnologiche, sul gioco, sull’analisi, ma anche nel coaching.
Secondo te, queste competenze da video analista ti aiutano poi come allenatore?
Da una parte, c’è il rischio che queste competenze ti rinchiudano, ti separino dalla relazione con le persone. Dall’altra, invece, hai l’opportunità di conoscere il gioco a 360°, di studiarlo tutti i giorni, di guardare partite tutti i giorni, di vedere i dettagli e il generale… Insomma, tenere insieme tutto il contesto e, quindi, da questo punto di vista, assolutamente sì, aiuta!
Parliamo un po’ di questa esperienza… ci fai un bilancio fino ad oggi?
Come ho detto anche durante la riunione, tutti guardano i risultati delle partite, è normale che sia la cosa che interessa di più alle persone. La cosa che, invece, io credo sia fondamentale riuscire a fare – soprattutto nei nuovi progetti come questo – è guardare i processi, tenere al centro i processi, tenere al centro la soprattutto la capacità di cambiare collettivamente le cose. E questo non è nient’altro che la cultura.
Io non credo che i ragionamenti che riescono ad approfondire il perché facciamo qualcosa siano semplici. No, sono complessi, sono difficili! Ma io credo che le trasformazioni siano belle quando sono collettive.
Ora, il tentativo di questo progetto – che a me piace molto – è un tentativo di trasformare il contesto del rugby femminile italiano, che non si trasforma solo attraverso il budget, che ovviamente è lo strumento, ma si trasforma attraverso l’aumento e il miglioramento dei contesti e delle opportunità per le giocatrici e per gli allenatori e le allenatrici.
Che è quello che fa tutto il resto del mondo. C’è una spinta, nel mondo, che va verso le competizioni globali, che preme per il confronto tra persone diverse. Tutte le spinte localistiche sono spinte che io comprendo, perché sono identitarie, ma non sono uno strumento in questo momento efficace, perché non bastano! Non che siano sbagliate, anzi, ma non sono sufficienti a innalzare il livello generale dei contesti.
Questo non so a cosa ci porterà. Io spero che ci porterà ad un miglioramento della percezione di quello che è il gioco delle ragazze, delle loro sfide e delle loro opportunità. Io sono abbastanza sicuro che l’esperienza per le ragazze sia un’esperienza molto positiva, soprattutto per il fatto che tutte le giocatrici e i giocatori, quando si confrontano fra pari (e in questo caso si confrontano fra le migliori del territorio), si divertono di più.
Lo step della franchigia ha un obiettivo che è differente dall’obiettivo del club e che è differente anche dall’obiettivo della nazionale. Ogni step ha un proprio obiettivo, un proprio contesto, una propria mission, tutti ugualmente importanti: il lavoro dei club è fondamentale per riuscire individuare e sviluppare le giocatrici, mentre la franchigia ci sta aiutandosi a dare minutaggio di qualità alle giocatrici che già hanno minuti in nazionale, ma soprattutto dà loro la possibilità di svolgere ruoli di leadership per agevolare il processo di transizione per le più giovani.

Ci dici qualcosa sulla selezione delle giocatrici?
Innanzitutto, c’è alle spalle una logica territoriale, legata al fatto che Benetton ha l’opportunità di fare un’attività con ragazze che vengono soprattutto dai tre club di Serie A Elite del Veneto (Valsugana, Villorba e Red Panthers) e che sono anche le ragazze che hanno più caps in nazionale. Non è un tema di suddivisione delle giocatrici, e su questo per il futuro dovremo fare un ragionamento, perché è un cantiere aperto in realtà. Si dovrà capire se far sì che una delle due squadra sia una squadra di transizione delle giocatrici, trainata anche dalle giocatrici nazionali, mentre l’altra può essere una squadra di sviluppo, oppure creare due squadre di pari esperienze. Di sicuro, nel nostro contesto, l’individuazione, lo sviluppo e la transizione delle giocatrici, sono step molto vicini, perché è possibile che una giocatrice che entra in franchigia faccia un percorso anche molto veloce per arrivare a fare un raduno in nazionale maggiore. Ora, noi dobbiamo essere bravi a capire che questi non sono punti di arrivo, ma che non sono queste le tappe che devono interessarci, è il percorso che deve interessarci!
Noi, attraverso l’individuazione, diamo un’opportunità alla giocatrice, ma la differenza la fa quello che poi la giocatrice fa in queste tappe: come si allena, a quali competizioni viene esposta (quindi quantità e qualità della proposta tecnica e fisica, il lavoro legato all’aspetto mentale, le abitudini di vita…). Quindi la differenza la fa al contesto: la quantità, la qualità e la cultura di quel contesto.
La nostra direzione è questa. Poi, dietro questo c’è una progettazione ampia di World Rugby e delle Federazioni, quindi è chiaro che il nostro controllo è limitato.
Come hanno reagito i club del territorio a questo progetto e come li avete coinvolti?
Per me, personalmente, è stato un grande onore coinvolgere i club, sia per quanto riguarda il territorio, sia per quanto riguarda gli staff.
Il nostro staff è composto dagli allenatori dei club del territorio, che si sono presi la responsabilità di entrare in un mindset e di lavorare su obiettivi diversi da quelli che loro quotidianamente hanno nei club. Sono molto soddisfatto e spero che questo porti a me consapevolezza sul loro lavoro – perché a me serve vedere, conoscere e sapere il loro punto di vista – e a loro consapevolezza su quello che è lo step successivo ai club nel rugby, quindi la franchigia e la nazionale.

A questo proposito, da chi è formato il tuo staff?
Allora, oltre a me e a Elisa Facchini, che è il capo, hanno collaborato Luca Tobia del Villorba, Nicola Bezzati del Valsugana, Vittorio Candiago e Federico Zani delle Red Panthers.
Poi, ha collaborato come preparatore atletico Giovanni Pastore del Valsugana, insieme a Martina Fontanot sempre come preparatrice.
Infine, Luca Lattanzi ci ha aiutato sulla video analisi e che adesso sta collaborando con noi anche nel centro di formazione.
Poi, i preparatori della nazionale ci hanno sempre dato un grande supporto, perché sono venuti sempre e hanno seguito le giocatrici. Quindi anche su questo siamo riusciti a costruire un rapporto costante e trasparente con nazionale.
Perché devi costruire sia verso l’alto, quindi verso la nazionale perché adesso si va verso gli impegni del Sei Nazioni, sia verso il basso, ovvero i club.
È bello vedere così affiatate giocatrici che una settimana prima si sono sfidate con i propri club per la testa della classifica
(nota: domenica 04 febbraio, una settimana prima della partita contro le Iberians Valencia, Villorba e Valsugana si sono affrontate nell’andata del girone playoff di Serie A Elite)…
Perché quello che le unisce non è la competizione, ma è l’amore per la competizione e l’amore per il gioco. Loro la domenica si scannano quando sono in campo coi club, sono estremamente competitive e focalizzate. Ma quando ti unisce fare qualcosa di bello insieme, questo supera la retorica, perché molti pensano che, siccome sono donne, allora è tutto più legato all’emozione e invece il tema è sempre tecnico.
Come hai trovato le avversarie?
Sono ragazze anche loro in sviluppo ed è stato un piacere incontrarle perché sono state aggressive, hanno proposto un gioco interessante e divertente per sfidarci. Quindi credo che anche lì ci sia stato un gran bel lavoro.
Il livello è stato quello che vi aspettavate?
Io personalmente, sì.
Qualcosa che ti ha particolarmente soddisfatto in partita?
Le situazioni in cui siamo state più ciniche e siamo riuscite a segnare quando dovevamo segnare a non farle segnare quando non dovevano segnare.

Pensi che il derby avrebbe aiutato, anche a dare un completamento a questo torneo, oppure sarebbe stato sostanzialmente irrilevante?
No, per me sarebbe stato irrilevante ad oggi. Questi confronti con le giocatrici selezionate delle Zebre avvengono già, in raduno con la nazionale maggiore, con la nazionale U20…
Sicuramente una partita in più è sempre un’opportunità, l’importante è che sia di buono standard. Speriamo nel futuro di avere tempo e spazi possibili in cui organizzare anche questa partita, ovviamente in questo momento i calendari sono serrati
Secondo te, a livello comunicativo, ha funzionato tutto o avresti cambiato qualcosa?
Io credo che siamo in un tempo in cui ci sia iper-comunicazione e capisco che le esigenze siano di avere notizie veloci, continue e costanti.
Credo anche che possiamo tranquillamente riabituarci alla lentezza dei flussi che qualche volta ci porta più in profondità.

In conclusione
Siamo arrivati alla fine… per il momento, perché qualcosa ci dice che vedremo una seconda edizione della Latin Cup. Ma dovremo aspettare se sapere se verrà confermata la formula di quest’anno o se saranno apportate delle modifiche, magari aumentando le partite con la previsione di un doppio scontro in casa e fuori casa, analogamente a quanto già avvenuto nella seconda edizione della Celtic Challenge…
Nel frattempo, dobbiamo fare due correzioni.
La prima riguarda il nome della franchigia veneta: nel primo articolo avevamo ‘criticato’ la scelta di chiamarla Benetton Rugby perché la si sarebbe potuta confondere non sono con la franchigia maschile, ma anche con le Benetton Red Panthers. Beh, tecnicamente la squadra si chiama Selezione Nazionale Benetton, questo dovrebbe essere il nome ufficiale della squadra riportato nelle convocazioni delle giocatrici.
Le Zebre, invece, no. Loro si chiamano proprio Zebre Parma, come l’equivalente maschile. La cosa, a distanza di due mesi, continua a lasciarmi perplessa.
La seconda e più importante correzione riguarda il numero delle giocatrici convocato da Iannucci. A dicembre avevo detto che erano 24 le convocate, errore mio sono 35, di cui – tra la partita di gennaio e quella di febbraio – ne sono scese in campo 28! Sotto, vi riporto l’elenco corretto.
| Giocatrice | Club di provenienza | |
|---|---|---|
| 1 | Martina Busana | Villorba Rugby |
| 2 | Erika Campigotto | Benetton Rugby Treviso |
| 3 | Beatrice Capomaggi | Villorba Rugby |
| 4 | Micol Cavina | Villorba Rugby |
| 5 | Francesca Celli | Benetton Rugby Treviso |
| 6 | Matilde Cheval | Valsugana Rugby Padova |
| 7 | Elettra Costantini | Valsugana Rugby Padova |
| 8 | Rebecca Crivellaro | Villorba Rugby |
| 9 | Alyssa D’incà | Villorba Rugby |
| 10 | Alessia Della Sala | Rebels Rugby VI Est |
| 11 | Giordana Duca | Valsugana Rugby Padova |
| 12 | Alice Fortuna | Rebels Rugby VI Est |
| 13 | Alessia Franco | Benetton Rugby Treviso |
| 14 | Alessandra Frangipani | Villorba Rugby |
| 15 | Sofia Giacomini | Benetton Rugby Treviso |
| 16 | Elisa Giordano | Valsugana Rugby Padova |
| 17 | Laura Gurioli | Villorba Rugby |
| 18 | Giada Jeni | Valsugana Rugby Padova |
| 19 | Maria Magatti | Benetton Rugby Treviso |
| 20 | Alessia Margotti | Valsugana Rugby Padova |
| 21 | Aura Muzzo | Villorba Rugby |
| 22 | Vittoria Ostuni Minuzzi | Valsugana Rugby Padova |
| 23 | Aregash Pellizzon | Benetton Rugby Treviso |
| 24 | Valeria Pin | Villorba Rugby |
| 25 | Michela Sillari | Valsugana Rugby Padova |
| 26 | Gaia Simeon | Villorba Rugby |
| 27 | Emanuela Stecca | Villorba Rugby |
| 28 | Sofia Stefan | Valsugana Rugby Padova |
| 29 | Emma Stevanin | Valsugana Rugby Padova |
| 30 | Emma Tognon | Benetton Rugby Treviso |
| 31 | Margherita Tonelotto | Valsugana Rugby Padova |
| 32 | Vittoria Vecchini | Valsugana Rugby Padova |
| 33 | Beatrice Veronese | Valsugana Rugby Padova |
| 34 | Gaia Vigolo | Valsugana Rugby Padova |
| 35 | Alice Visman | Valsugana Rugby Padova |