Negli ultimi giorni, il mondo dello sport ha rivolto lo sguardo al rugby inglese per una notizia di grande impatto: Red Bull GmbH ha ufficializzato l’acquisto dei Newcastle Falcons, segnando il debutto del colosso austriaco nel mondo del rugby union. L’operazione non è solo un ampliamento del già vasto portfolio sportivo di Red Bull — che include club di calcio come Red Bull Salzburg, RB Leipzig, New York Red Bulls e Red Bulls Bragantino, oltre alla scuderia di Formula 1 Oracle Red Bull Racing — ma anche un vero e proprio salvataggio finanziario.

I Falcons sono stati a un passo dall’amministrazione controllata, anticamera della liquidazione che negli ultimi tre anni ha travolto club come London Irish, London Wasps, Jersey Reds e Worcester Warriors. Grazie all’intervento di Red Bull, la Gallagher PREM ha evitato di rimanere solamente con nove squadre preservando allo stesso tempo competitività e appeal commerciale.

Un po’ di storia: dal Gosforth FC ai Newcastle Falcons

Come molte squadre del rugby di Oltremanica, anche i Falcons hanno una tradizione iniziata nel corso del lontano diciannovesimo secolo. Il nucleo iniziale prese il nome di Gosforth Football Club e venne fondato nel 1877 da un gruppo di studenti della Durham School. Il gruppo si allargò nel 1882 quando si fuse con il Northumberland F.C. Gli anni delle Guerre mondiali hanno messo a rischio l’esistenza del club perché molti dei suoi iscritti sono caduti sotto le armi sul continente europeo. La rinascita avvenne nel ventennio intercorso tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta grazie al contributo di giocatori come Arthur Smith (internazionale con la Scozia e selezionato per British & Irish Lions) e Ray McLoughlin (internazionale con l’Irlanda). A coronare l’affermazione del club ci furono le due John Player Cup (1976-1977), la coppa inglese che all’epoca aveva di fatto il valore di un campionato nazionale.

Nel 1990 l’approdo a Kingston Park segnò una nuova epoca per il club, che si legò profondamente alla comunità circostante cambiando nel frattempo il nome in Falcons, e i colori sociali che divennero il bianco e il nero. Il giocatore simbolo del periodo tra gli anni Novanta e i Duemila non può che essere Jonny Wilkinson. Nato il 25 maggio 1979, “Wilco” esordisce con i Falcons nel 1997 entrando presto nel giro della nazionale maggiore e aiutando il club a vincere la sua unica Premiership nel 1998.

La crisi finanziaria e sportiva

La posizione finanziaria netta (attività nette / debito) è un indicatore che mostra se un club ha disponibilità nette positive o debito netto. Per calcolare il debito netto si sottrae dalla somma del debito totale a breve e a lungo termine dell’azienda la liquidità e le disponibilità liquide equivalenti. Fonte: Leonard Curtis Rugby Finance Report 2024

Dopo il terremoto finanziario dovuto alla pandemia da Covid-19 che ha portato al taglio delle sovvenzioni governative e agli stadi chiusi i problemi finanziari del club si sono aggravati, al pari di tante altre realtà sportive. Non è un caso se i bianconeri hanno terminato sul fondo della classifica le ultime tre annate, con solo due vittorie nelle ultime quindici partite giocate in campionato. La fortuna di non essere retrocessi è stata dovuta al fatto che le squadre in RFU Championship non sono state in grado di rispettare i parametri per accedere alla PREM.

La mancanza di fondi e – ancor più importante – di una stabilità economica ha così generato un vero e proprio esodo: Callum Chick, Mateo Carreras, Adam Radwan, Guy Pepper, Jamie Blamire, Matias Moroni sono solo i più importanti tra i tanti che hanno fatto le valige e se ne sono andati a causa di una mancanza di certezze per il futuro.

In questa situazione Semore Kurdi, proprietario della maggioranza delle azioni dei Falcons, ha deciso di mettere in vendita la squadra dopo 14 anni alla guida e più di 20 milioni di euro investiti di tasca propria dicendosi anche disponibile a non richiedere il rimborso del prestito. Rispetto a Bath, dove le grandi spese hanno portato infine a un Treble nella stagione appena conclusa, i Falcons hanno cominciato ad avvicinarsi sempre più verso il baratro dell’insolvenza che avrebbe fatto cadere il club direttamente tra le braccia di un amministratore nominato dal tribunale. Poco prima dell’arrivo di Red Bull, i Falcons hanno addirittura chiesto un prestito di 5 milioni di euro agli altri club di PREM per poter partecipare al campionato 2025/2026, e hanno abbassato il monte stipendi a 4.65 milioni di euro (4 milioni di sterline).

ll Balance Sheet Test prende in considerazione le attività di un club e le confronta con le sue passività. Se le passività superano le attività, allora si può dire che il club è insolvente (rosso) dal punto di vista patrimoniale. Fonte: Leonard Curtis Rugby Finance Report 2024

Questa, sfortunatamente, non è una situazione unica nel suo genere. Riassumono bene la situazione dei club della Premiership le parole di Christina Philippou, professoressa associata di contabilità e finanza sportiva presso la School of Accounting, Economics and Finance dell’Università di Portsmouth:

«Se i club di di PREM fossero normali aziende sarebbero già fallite. […] Il rugby, nella sua essenza, è un settore in perdita e il 60% [dei club] è tecnicamente insolvente […]» ha spiegato a Business Live.

L’arrivo miracoloso di Red Bull potrebbe evitare la caduta all’inferno. Significherebbe entrare a far parte di un marchio diffuso in oltre 170 paesi in tutto il mondo che ha registrato per il 2024 un fatturato in crescita pari a 11.2 miliardi di euro. Di questi, l’azienda austriaca ne reinveste ogni anno 1 miliardo in marketing e sponsorizzazioni. Una cifra pazzesca.

La conquista della frontiera

Rispetto alla stragrande maggioranza dei club di rugby union inglesi, i Newcastle Red Bulls si troverebbero nel nord, unica squadra professionistica di union in quelle regioni insieme ai Sale Sharks (Manchester). Le terre prospicenti al Vallo di Adriano sono sempre terra di rugby league: Wigan e Leeds – dove Red Bull ha acquistato delle azioni della squadra di calcio – comandano la scena con le loro squadre.

In effetti avere meno concorrenza diretta potrebbe lasciare al nuovo club maggior spazio di manovra nel “catturare” giocatori interessanti. Inoltre, la prospettiva di entrare a far parte di un sistema di accademia sponsorizzato e gestito direttamente da un marchio vincente come Red Bull può essere un’ulteriore leva per attirare prospetti e stelle dal rugby league aumentando di conseguenza il bacino dei tifosi.

Fonte: Reddit

L’idea di poter entrare in un mercato vivo – quello del rugby inglese – ma allo stesso tempo da sviluppare – quello del nord dell’Inghilterra – ha certamente attratto gli investitori austriaci, da sempre attenti allo sviluppo della community. L’ingresso nel territorio è già avvenuto a piccoli passi sia con l’acquisto di quote di minoranza delle azioni del Leeds, come scritto sopra, sia con la partnership commerciale con il Newcastle United, lo storico club di calcio di Alan Shearer, finalizzata nel 2024. Piano piano Red Bull sta in questo modo dando vita ad un legame con il territorio e le persone, creando un’identità trasversale che unisce calcio, rugby union e rugby league. Gli effetti di questo aspetto sono stati notati intelligentemente da Fleeur de Jong e pubblicati in un articolo su Masters Expo, scritto in occasione di una sua visita a Lipsia:

«[…] Dare per primi, crea un legame con il futuro consumatore. Questo rimane ovviamente l’obiettivo finale. Sia nel mio hotel che nei ristoranti e nei caffè di Lipsia: ovunque ho visto un minifrigo con lattine di Red Bull sul bancone o al bar. Una combinazione di un’immagine sociale, abbinata a un marketing molto sottile e mirato».

Sarà un caso ma proprio come a Lipsia, dove gli affitti e il costo delle case erano più bassi rispetto al resto della Germania, nel nord dell’Inghilterra la media gli affitti è più bassa rispetto al centro-sud e alla zona di Londra. Questo vuol dire costi più alla portata di studenti e famiglie che devono trasferirsi per sostenere la carriera dei figli, oltre che per gli eventuali investitori interessati a costruire campus, alloggi e strutture di allenamento all’avanguardia. Parlando di numeri nudi e crudi Red Bull ha sborsato 39 milioni di sterline (circa 45 milioni di euro al cambio euro/sterlina del 14/08/2025) per l’acquisto del club e ha assorbito debiti pari ad altri 14 milioni di euro.

Una fucina di talenti: il case study del RB Salisburgo con Dario Saltari

Non sarebbe affatto sorprendente, nei prossimi anni, assistere alla nascita di una Red Bull Rugby Academy con sede a Newcastle upon Tyne o nei dintorni. Sarebbe il passo logico di una strategia ben collaudata: creare un ecosistema in grado di attrarre, formare e lanciare giovani talenti, con l’ambizione di trasformarli in campioni. Un modello già applicato con enorme successo in altri sport. Basti pensare alla Red Bull Junior Team, fucina di alcuni dei più grandi piloti della Formula 1 moderna: da Max Verstappen e Sebastian Vettel (entrambi quattro volte campioni del mondo), a Daniel Ricciardo, Yuki Tsunoda e Sébastien Buemi.

A Saalachspitz, in Austria, ha sede la Red Bull Academy. Il gigantesco centro, fiore all’occhiello di tutto il sistema RB, ospita sei campi da calcio, un centro diagnostico, mense, stanze da letto, sala pesi di ultima generazione e varie aree sportive distribuite su 12.000 metri quadrati predisposti e pensati per accogliere centinaia di atleti provenienti da oltre 10 paesi diversi. È qui che si sono formati calciatori del calibro di Erling Haaland e Sadio Mané. Inaugurato nel 2014, il centro porta tra le sue mura giocatori scoperti attraverso uno sistema di scouting che copre ogni angolo del globo. Christoph Freund, ex direttore sportivo del club, ha raccontato in una lunga intervista a Dario Saltari di Ultimo Uomo come la società «[Cerca] di conoscere il giocatore con molti video, molte statistiche… [si parla] di circa 30, 50 dossier prima di acquistare un giocatore per un processo che può durare dai due ai quattro anni […]. Non solo il talento, guardiamo anche la mentalità e il carattere […]».

Sempre Dario Saltari ci ha spiegato comeil sistema RB sia in realtà più variegato di quanto si creda. «Con Red Bull c’è un prima e un dopo […] e se c’è qualcosa di sicuro è che portano stabilità finanziaria». Entrando nel dettaglio del sistema RB ci ha spiegato: «Al di là di Salisburgo, che è il loro quartier generale, le realtà sono differenti […] Mario Gomez, il DT dell’area calcio, mi ha raccontato che Red Bull cerca sempre di adattarsi alla realtà in cui si cala. In Giappone, ad esempio, non hanno cambiato i colori sociali della squadra che hanno acquistato».

«Il Red Bull Bragantino, in Brasile, è fondamentalmente una base di scouting nel Sud America. I giocatori più interessati vengono poi mandati a Salisburgo». Allo stesso tempo «[…] Red Bull è stata capace di cambiare il modo di pensare il calcio. Guardiola e Klopp ne sono due esempi: pur non essendo cresciuti in casa RB, sono stati influenzati da quel modo di intendere il calcio».

Una veduta aerea del centro sportivo di Salisburgo. Fonte: RedBull Salisburgo

Forse è arrivato il momento che anche il rugby inizi a ripensarsi, non solo nel modo in cui si gioca, ma anche nel modo in cui si propone al pubblico. L’ingresso di un brand come Red Bull, con la sua visione dinamica, globale e orientata allo spettacolo, potrebbe rappresentare un’opportunità per uscire dall’autoreferenzialità che spesso caratterizza il mondo della palla ovale. Il rugby non può più permettersi di rimanere ancorato a un’immagine romantica ma limitante, fatta di “sangue, birra e salsiccia”, se vuole competere con altri sport nella conquista di nuovi mercati, nuove generazioni e nuovi modelli di business, necessari per sopravvivere.

Questo non vuol dire dimenticare i valori del rugby, ma imparare raccontarli in modo più accessibile, coinvolgente e contemporaneo. Serve un cambio di mentalità, anche nella promozione del prodotto che parli non solo ai puristi, ma anche a chi si affaccia per la prima volta a questo sport.

Game changer: Il case study della F1 con Matteo Senatore

Nel 2005 la Red Bull fece un grande salto economico e finanziario rilevando la scuderia Jaguar ed entrando nel mondo della F1. «All’inizio non furono presi molto sul serio» mi racconta Matteo Senatore, amico e autore per Formulapassion.it. «Poi si sono evoluti portando il loro modo di fare: nuova comunicazione, nuovo modo di approcciarsi ai paddock. Infine hanno creato un loro vivaio, in cui valorizzare i piloti più giovani e lanciarli. L’altro lato della medaglia, però, è che questo atteggiamento aggressivo aumenta il rischio che una volta lanciati questi ragazzi finiscano per bruciarsi troppo in fretta».

Il team di F1 della RB non ha saputo soltanto vincere, ma ha anche cambiato il modo di approcciarsi alla F1 stessa. Fonte: Red Bull Racing.com

«Hanno sicuramente portato modernità e freschezza. Non hanno investito subito sui campioni in pista ma hanno deciso di muoversi con autorevolezza nell’ambito dell’ingegneria. Adrian Newey ne è l’esempio: arrivò dalla McLaren come uno dei migliori ingegneri della F1 e aprì il primo ciclo vincente della scuderia».

Lo spauracchio della R360 e la perdita di identità

Su tutte queste belle speranze, però, aleggia la R360. Red Bull no solo avrebbe manifestato un interesse per la Rugby 360 (R360), ma sarebbe anche pronta a entrare nel progetto investo 15 milioni di sterline. Perciò in Inghilterra si è cominciato chiedersi se RB non veda la Premiership più come un laboratorio sperimentale per testare format e talenti in vista della nuova competizione.

La R360 è una proposta di lega privata di rugby che mira a rivoluzionare il panorama del professionismo, con un format itinerante in stile Grand Prix: partite più corte e spettacolari, franchigie internazionali svincolate dai campionati nazionali, ingaggi milionari, città del calibro di Londra, New York, Tokyo, Sidney, e un forte focus su marketing globale e diritti televisivi. L’obiettivo è attrarre le stelle del rugby mondiale, creando un prodotto mediatico pensato per il pubblico internazionale e per piattaforme di streaming ad alto impatto. Parliamo di un sistema più simile alla NFL che al rugby come lo conosciamo oggi.

E se un giorno non troppo lontano sulla divisa di Rees-Zammit ci fosse un logo e un nome che richiamano una franchigia rugbystica con sede Londra? Fonte: BBC

La preoccupazione da parte della PREM è chiara: se i giocatori inglesi più talentuosi venissero attratti dalla R360, il campionato perderebbe in un colpo solo competitività, appeal e atleti eleggibili per la nazionale. Il nuovo torneo, infatti, offrirebbe stipendi fuori scala e sponsorizzazioni di livello superiore.

C’è ancora posto per la tradizione in tutto questo?

Quando l’azienda di Dietrich Mateschitz ha preso il controllo di ciò che restava dello storico SV Austria Salzburg, fondato nel 1933, il messaggio lanciato alla piazza fu diretto: «Questo è un nuovo club, non la continuazione di quello precedente». In altre parole, si dovettero dimenticare decenni di storia, vittorie, rivalità e identità locale. Un approccio dirompente, difficile da digerire in qualsiasi disciplina sportiva, e ancor più in contesti dove la tradizione è un valore sacro come il rugby. Il re-branding voluto da Red Bull fu traumatico: sparirono il viola e il bianco, colori che per oltre settant’anni avevano rappresentato l’Austria Salzburg, sostituiti dal bianco e dal rosso in linea con l’immagine aziendale del marchio.

La reazione non si fece attendere. I gruppi organizzati di tifosi scesero in strada, striscioni di protesta e boicottaggi investirono le partite ufficiali. Una parte significativa della tifoseria decise persino di non riconoscere il nuovo club come erede legittimo dell’Austria Salzburg e nel 2005 fondò una nuova società: il SV Austria Salzburg che ripartì dalle serie minori mantenendo colori, nome e simboli originari.

La curva dell’Ambrì-Piotta, squadra della National League di hockey svizzera. Fonte: Area

Anche nell’hockey RB portò tensioni quando espresse l’interesse ad entrare nel mercato svizzero attraverso l’acquisto dell’ HC Ambrì-Piotta. Si tratta di un club dalla lunga tradizione che a discapito delle dimensioni dei due centri abitati che rappresenta, compete in un campionato ricco come la National League svizzera, sostenuto da un zoccolo duro di tifosi e ultras provenienti anche dall’Italia. Alla manifestazione di interesse di RB, i tifosi risposero protestando animatamente chiamando in loro soccorso i supporter dell’Eisbären Berlin, gemellati con gli svizzeri e acerrimi rivali del RB München, e causando tensioni per le strade.

L’operazione RB potrebbe quindi portare una forte spinta commerciale e mediatica, finanziamenti e sponsor, ma potrebbe anche generare una profonda crisi di rigetto, e sfruttare il rugby inglese per incanalare talenti e risorse verso altri lidi come la R360 o circuiti simili.

La domanda quindi è lecita: il rischio vale la candela?

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Un pensiero riguardo “Newcastle Red Bulls: la PREM ha messo le ali

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